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Straparlano ma non hanno capito niente PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Giovedì 20 Febbraio 2020 09:01


Raimo e Veltroni emblematici di una nazione cha non ha mai fatto i conti con se stessa


Ramelli, Anni di Piombo e dintorni…
Ha suscitato forte indignazione a destra l’articolo di Christian Raimo in risposta al pezzo pubblicato da Walter Veltroni sull’omicidio di Ramelli sul “ Corriere della Sera”.
Al netto delle giuste critiche ricevute da Raimo per le sue insinuazioni, non tanto su Ramelli, quanto sulla  “strumentalizzazione” del suo ricordo ancora oggi, emergono alcuni spunti interessanti che riguardano ancora una volta un periodo che in Italia proprio non si riesce a metabolizzare con freddezza ed oggettività.
Il problema è che a Sinistra si continua ad operare un transfert psicologico applicando nel 2020 un habitus mentale antifascista che poi fu il brodo di coltura dell’omicidio di Ramelli, come se il tempo non fosse passato.
Sia Veltroni che Raimo commettono lo stesso errore di fondo e quindi di impostazione che è quello della totale incomprensione di ciò che è accaduto in Italia nel periodo che va dal 1968 al 1980.
Di qui lo sforzo, apparentemente dialettico, ma tutto interno al cane di Pavlov antifascista di dare una spiegazione razionale a quello che è stato uno dei più brutti episodi criminali degli anni Settanta.
Dico più brutali, perché anche nelle Guerre vi sono episodi di pura brutalità che spiccano perché poco hanno a che fare con il contesto e molto con la psicopatia e quello di Ramelli rientra sicuramente nel sadismo vero e proprio.
Se quindi Raimo, pur condannando l’episodio, fa sforzi acrobatici per “contestualizzarlo” nell’atmosfera incandescente di quegli anni, operando però sempre sul transfert dell’oggi quando, ad esempio, imputa ai camerati di usare il saluto romano a chi commemora Ramelli (come se qualcuno sano di mente potesse obiettare che alle commemorazioni di Walter Rossi si esibiscano bandiere rosse e pugni chiusi..), Veltroni, dal canto suo, opera una melensa riduzione del ragazzo con i capelli lunghi che era quasi per caso fascista, non era un picchiatore etc etc..
Tutte e due le posizioni sono irricevibili: la prima si connota per un confuso “rivendicazionismo “ da sinistra di quel periodo senza un barlume di analisi sul perche’ e con quali meccanismi la Sinistra sia scivolata in un’ equivoco antifascista che l’ha anche dilaniata al suo interno, visto che dopo aver sparato ai fascisti, l’estrema sinistra ha iniziato a sparare anche in famiglia, ma soprattutto non corredata da un’analisi sui meccanismi di politica  nazionale ed internazionale che hanno influito e non poco sulla storia di quel decennio. Il famoso “contesto”, appunto.
La seconda, l’interpretazione veltroniana, spicca per un’indistinto e melenso annnullamento dell’identità storica e politica della vittima, confusa in un ribellismo generazionale che antropologicamente non lo distingueva da un coetaneo di sinistra.
Il rispetto per chi è Caduto, infatti, presuppone il suo riconoscimento come Persona, come Caduto per un’Idea con una sua precisa connotazione politica. E questo vale sia per i Nostri Caduti che per quelli di parte avversa.
La reductio a vittima  qualunque delle circostanze non rende giustizia a nessuno, tantomeno alla vittima.
Sarebbe ora che almeno si rispettassero i morti dell’una e dell’altra parte di quella pagina sanguinosa della nostra Storia, non in nome di assurde pacificazioni che hanno il sapore della strumentalizzazione a posteriori, operata oltretutto in un contesto completamente diverso, ma perché. quando finisce una guerra, il rispetto ai caduti è dovuto ed anche il modo in cui ognuno vuole celebrarli non è sindacabile da alcuno.
Quando, poi, a sinistra come a destra, si vorrà dedicare un po’ di tempo all’analisi seria di cosa è successo in quel periodo e dei meccanismi che hanno portato al prolungamento della guerra civile in Italia fino a non molti anni fa, noi saremo ben lieti di registrarlo. Su questo sito lo facciamo da anni e di certo non a sprazzi per comode strumentalizzazioni a posteriori di anni tragici e complessi che non meritano di sicuro la banalizzazione che si registra anche in questo caso.

 

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