Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Ottobre 2020  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
     1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
262728293031 

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Alla prova del virus PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi x Svegliati Europa   
Venerdì 06 Marzo 2020 01:37


L'editoriale di marzo

Un recente slogan recita “il paziente zero è la globalizzazione”. La giustezza della frase è tale da andare ben oltre le intenzioni di chi l'ha formulata e da confutarle. È vero che ogni epidemia dipende dai contatti tra i popoli, così come i commerci e la stessa diffusione della civiltà. A dire il vero le pestilenze che ci decimarono in passato le esportammo noi fuori dall'Europa e non smisero fino a quando le disposizioni napoleoniche sulle sepolture non vi misero termine.
La diffusione del coronavirus ci riporta oggi in qualche modo alla realtà che nel tramonto biologico ed esistenziale dell'occidente viene mascherata dalle opposte illusioni onanistiche. Ai “progressisti” che dipingono quadri idilliaci di un paradiso multicolore, smentiti tragicamente tutti i giorni, si contrappongono le nevrosi dei “sovranisti” che vorrebbero chiudere le frontiere con il catenaccio, come se queste non fossero fisicamente dei colabrodo, e come se tenendo fuori il mondo si potesse vivere in una sorta di villaggio di Asterix o di comunità amish.
L'ideologia del “fermate il mondo, voglio scendere!”, perfettamente manipolata dagli angloamericani contro la nostra crescita, dimostra ampiamente la sua inadeguatezza di fronte alle emergenze della vita. Non esistono palizzate o dighe dietro cui ripararsi. Sparta – dicevano i Lacedemoni – non aveva mura perché la difendevano i petti dei suoi guerrieri.
Il confino nel ghetto “nazionale” è risibile. E si dimostra sempre più figlio della fragilità individualistica moderna, di gente che, in fondo, pretende di vivere in eterno e di avere garantiti i suoi diritti. Chiudersi a guscio ignorando la situazione e reclamando i diritti conculcati è l'ultima versione dell'antagonismo di destra e di sinistra: un modo come un altro per sfuggire alla realtà e fingere che si possa continuare a coltivare la pasciuta esistenza terminale cui ci eravamo abituati. Neanche si fosse trattato di qualcosa per cui meritasse vivere e morire.
Ma la forza degli elementi se ne ride delle pretese delle pance e degli ombelichi, anche quando questi organi esprimono le loro “ideologie”.
L'emergenza, se davvero ci sarà, avrà almeno due effetti benefici. Il primo sarà la cooperazione selettiva in Europa per trovare risposte e sarà quindi un elemento unificante.
Il secondo sarà la necessità di risposte localizzate ovunque che dovranno fare leva sulle qualità profonde del gene e delle sue varie espressioni tradizionali.
L'emergenza ci porrà forse di fronte al dramma o addirittura alla tragedia. Ma questo servirà a farla finita con la pietosa farsa quotidiana che accompagna il tramonto di un ciclo. Al quale dobbiamo far seguire al più presto uno nuovo, barbaro e civile, come tutto ciò che è eroico.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.