Di quale Italia sei? Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 16 Marzo 2020 12:22


O il fango o le stelle: dobbiamo schiumare

Henry Kissinger che ha il dono delle formule ebbe a dire di noi “gli Italiani hanno un grande pregio: sono molto intelligenti. Ma hanno un grave difetto: sanno di esserlo”.
Non poteva esprimere meglio il nostro dono con il suo fardello: grande vivacità mercuriale e pigrizia nel confidare su di essa. A che pro darsi da fare eccessivamente quando con un balzo arriviamo alla meta?
In questo si nasconde il nostro destino di non fare sistema, di improvvisare, di produrre eccellenze (tra le migliori al mondo). E anche quello di essere furbi, di aggirare le regole, di evitare guai inutili.
Poi siamo mammoni e qui le mamme sono ingombranti e soffocanti come in nessun altro luogo. Questo c'induce a tentennare, a ridurre i rischi, ad essere vigliacchi. Salvo, poi, per una reazione che definirei chimica, produrre minoranze letteralmente eroiche. E, quando queste si trovano a dare l'esempio, un'alchimia si produce e la stessa gente vigliacca e cialtrona di sempre cambia e diventa coraggiosa, perché più ancora del virus quel che è maggiormente coraggioso è l'esempio.

Romolo e Remo
Abbiamo insomma due Italie che convivono senza avere molto in comune. E lo si vede anche oggi, in emergenza sanitaria.
C'è l'Italia che ci fa schifo, quella dell' #andràtuttobene che vuole rassicurarsi in modo bambinesco e non guardare coraggiosamente al dramma. Quella che riscopre l'inno e lo canta in modo isterico, non perché abbia riscoperto un sentimento nazionale, ma perché vuol sentirsi protetta nel male comune, riparata in un sentimento di folla.
Quella che se la prende con gli altri, con i francesi, con i tedeschi, con gli europei, perché ha bisogno di trovare sempre un colpevole che non sia lei. E però si aggrappa ad americani e cinesi, non (sol)tanto per atavico servilismo ma perché sono lontani e quindi ottimi punti di riferimento per le evasioni psicotiche di accattoni disperati.
Ma c'è anche l'altra Italia. Quella che dalle finestre fa uscire le note di canzoni allegre, gli inni delle proprie squadre di calcio e anche l'inno nazionale, ma in stereo, con solennità, senza aggrapparsi alle sue strofe per esprimere la propria nevrastenia e la propria instabilità.
C'è l'Italia che agisce e che muore, non sui balconi, ma sul posto di combattimento.
In questi giorni sento costantemente i camerati nei luoghi più esposti, come la bergamasca. Hanno il giusto spirito stoico, nulla a che vedere con la buffonaggine balconara delle città meno colpite.
La paura ce l'ha soprattutto chi non è di fronte al pericolo. È sempre stato così.
Il problema è che l'Italia che fa schifo, quella dei guitti, quella dello scaricabarile, quella dei vittimisti e degli autoesaltati, quella ottosettembrina, insomma, è quella che fa strepito e si appropria indebitamente dell'altra offrendo di essa un'immagine e un'anima distorte e insopportabili.
Qualcuno, in questa metà Italia che fa schifo e che lo fa in tutte le sue espressioni politiche (sovraniste, liberali, democratiche, tutte) canta Bella Ciao e sostiene di aver ripreso la Resistenza.
Tra tutti coloro che stanno dalla parte dello scempio, sono i soli ad avere ragione. Assassinii alle spalle e bombe nei cassonetti a parte, la Resistenza fu proprio questo: starsene imboscati e ascoltare Radio Londra (come oggi Borrelli) per sapere quando il pericolo sarebbe passato.

Ci ammirano
L'altra Italia però fa breccia nei cuori e nelle fibre di chi la vive e fa anche presa nei cuori e nell'ammirazione dei popoli fratelli.
In questi giorni ascolto le dirette francesi e spagnole per conoscere la situazione nelle nazioni della nostra Europa e di noi parlano con stima. I medici francesi che stanno organizzando la lotta al Covid hanno osservato bene le misure italiane e gli effetti delle contaminazioni. Si stanno sperticando per moltiplicare i respiratori, e invocano al governo le mascherine col filtro perché hanno in dotazione soltanto quelle chirurgiche avendo inviato tutte le altre in Cina.
E, cosa davvero incredibile, si colpevolizzano perché ritengono che la Francia avrebbe dovuto intervenire in Italia due settimane fa.

Per domani
Il virus ha messo in evidenza un po' tutte le carenze di questa società tardo-capitalista. Ha fatto rimarcare i pericoli della globalizzazione, le inadeguatezze dei sovranismi e la non realizzazione dell'unità europea.
Ci sarà da ripartire con ragionevolezza verso un'unità europea di altro spirito e con priorità diverse.
Un'unità europea che non può prescindere dal ruolo centrale dell'Italia. Ma di quella che vale, non di quella, ignominiosa, che si appropria dei suoi meriti per mettersi in vetrina esaltando tutti i suoi difetti peggiori: la cialtroneria, il vittimismo, l'autocompiacimento, il servilismo e lo scaricabarile.
Dobbiamo schiumare. Sotto la schiuma c'è qualcosa che vale.