Quel virus che c'imprigiona Stampa
Scritto da Antonio De Martini x italiaeilmondo.com   
Mercoledì 18 Marzo 2020 00:08


mette a nudo le nostre fragilità e il nostro consegnarci a qualche guardiano

L’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato in conferenza stampa che le cartelle cliniche giunte finora dai vari ospedali sono un centinaio di cui due di deceduti di solo coronavirus.
L’età media dei morti supera gli ottanta anni. L’OMS ha dichiarato che il conteggio dei morti è “presumptive”.
Ossia, se è morto in questo periodo deve essere morto per il coronavirus.
I picchi classici di mortalità invernale degli anziani - febbraio- sono stati più elevati di questo 2020 nel 2015 e nel 2017 anche se quest’anno febbraio ha avuto un giorno in più.
Perché abbiamo sentito la necessità collettiva di dare concretezza al concetto di morte identificandolo in un virus?
Credo avvenga perché decenni di benessere e cure mediche tecnologiche ci hanno fatto perdere contiguità con il concetto di morte.
Pensiamo di poter creare un “fronte anti-morte” come fosse una coalizione politica e offrire agli elettori di eliminarla dalle liste elettorali della nostra esistenza.
Facciamo parte di un mondo, quello occidentale, che ha teorizzato anche la “guerra con zero morti” (nostri ovviamente) facendola precedere da una campagna di de-umanizzazione degli avversari che invece vanno sterminati con il flit perché sono alieni: serbi, arabi, afghani.
Per uno dei “nostri” morto, cinquanta missili vendicatori.
Era ben più accettabile umanamente la dottrina giudaico-nazista della “razza eletta” che teorizzava una gerarchia tra le razze umane.
Ma tutte umane.
Questa nuova teologia in formazione ha deciso che l’uomo è onnipotente e può muovere guerra al “cambiamento climatico”, alle “ingiustizie” identificate dalle nevrastenie individuali anche di una bambina disturbata. O a un virus.
Basta che la guerra venga santificata in TV. Ma niente conferenze stampa: solo omelie senza contraddittorio.
Se questa campagna ossessiva di comunicazione fosse stata fatta, mettiamo, contro il Papa, adesso San Pietro sarebbe un cumulo di macerie.
Oggi fa notizia ed è oggetto di azione di governo, anche il decesso di un novantenne raffreddato tra i brividi di terrore di milioni di cittadini.
Azione di governo simbolica badate bene.
Un po’ come il capo tribù che scaglia frecce contro il cielo avaro di pioggia.
Fino a che la tribù gli crede, buon per lui.
La paura di morire è diventata terrore e poi tabù. Ora si è trasformata in una nevrosi irrazionale collettiva fino alla alienazione.
L’uomo che è un animale sociale destinato a morire fin dalla nascita, viene invitato a non socializzare nemmeno con il vicino di casa.
Con questo sistema non gli si allunga la vita, (al massimo si alleggerisce l’ospedale): lo si annulla politicamente.
Può comprare da mangiare e da fumare (con tanti saluti alla salute)... Si rinviano elezioni e referendum.
Si negano ai demografi i dati disaggregati sulla mortalità, in maniera che nessuno possa, studiandoli, rielaborarli e offrire spiegazioni alternative a quelle del ministero.
Esiste da secoli l’istituto dello “stato di emergenza” in cui una nazione in pericolo si affida all’organizzazione militare “che ha mezzi e know how per reagire a minacce batteriologiche”.
La Spagna ha decretato lo stato di emergenza, la Repubblica Ceca anche. Gli Stati Uniti hanno decretato lo stato di emergenza.
Altri paesi seguono a ruota.
Noi abbiamo nominato un capo degli acquisti fino a ieri deputato a sviluppare l’attività industriale notoriamente deficitaria e invitato la popolazione ad affacciarsi alla finestra e cantare “Bella ciao” (TG1 di ieri ore 20).
Non si stanziano fondi per ospedali e ricerche, ma si distribuiscono elemosine sotto forma di buono pasto (voucher fa più fino).
Stiamo assistendo a due stupri: quella della realtà e della libertà individuale.