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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 20 Marzo 2020 13:31


Globalizzazione, Mondialismo, Sovranismo, Captalismo, Europa e servi della gleba volontari

 

“Con il termine Globalizzazione s'intende significare l'omologazione tecnologica, economica e culturale del pianeta. Il Mondialismo è un'ideologia che si manifesta in un progetto politico.”
Così scrivevo in Nuovo ordine mondiale tra imperialismo e Impero, pubblicato da Barbarossa diciotto anni fa.
In quel saggio articolato e pluridimensionale mi scagliavo veementemente contro l'Unione Europea, con argomentazioni ficcanti e radicali che non ho mai più ritrovato nelle invettive eurofobe dei sovranisti, mosse contro ipotetici complotti francotedeschi o politiche fiscali e monetarie, senza mai toccare il fondo del problema che è esistenziale, culturale e di sistema e non dipende dal contenitore del medesimo e men che meno dalle sue sovrastrutture.

Quello che prevedevo allora
Nel saggio spiegavo come il futuro sarebbe stato conteso tra players a stazza continentale, che saremmo andati quindi incontro a un confronto Usa/Cina sulla falsariga di Yalta e che gli americani stavolta si sarebbero trovati in difficoltà nel possedere psichicamente i concorrenti a causa della mentalità asiatica più adatta della loro al Vuoto nel Nomos dell'Aria.
Dicevo che l'Europa avrebbe dovuto rientrare in gioco facendosi potenza e trovando un rapporto di complementarietà con la Russia.
Tutto da allora si è mosso precisamente in quella direzione, con ostacoli frapposti costantemente alla crescita europea, alla sfida dell'Euro al Dollaro e agli avvicinamenti germanotedeschi, tutte cose che si sono comunque prodotte costantemente o a intermittenza.
Ora c'è il caso del Covid che secondo alcuni avrebbe messo a rischio la Globalizzazione, non ho capito bene perché. Forse perché accompagna e maschera i disastri delle bolle della finanza spazzatura e, nel farlo, avvia misure emergenziali che paralizzano la società?
Ma questo va a incidere soprattutto sulla produzione, sui ceti deboli, sui corpi intermedi, sullo stato sociale, mentre consente al grande capitale di procedere con economie di guerra e di ricostruzione.

Sovranismo
Nei diciotto anni che sono transitati dalla stesura del mio saggio ad oggi è nato, in laboratorio come il Covid – e con forte impulso angloamericano – il cosiddetto sovranismo. Il quale consiste nell'assemblaggio di alcune fissazioni superficiali, di qualche meme, di una raffigurazione inesatta e spesso infondata della realtà e nel corteggiamento delle scuole economiche britanniche, figlio degenere della deformazione semplicistica delle provocazioni di Giacinto Auriti.
Questo sovranismo, dimenticato del tutto il problema sistemico, assolutamente a digiuno di conoscenze sociopolitiche e senza mai guardare ai conflitti e alle faglie in atto nel mondo, ha espresso un vero e proprio disturbo della personalità che verte tutto nell'ansia ossessiva di “liberarsi” dell'Unione Europea.
La Ue è certamente un mostro in mezzo ai mostri ma è al contempo un contenitore ed un crocevia. La sua rivoluzione è una cosa, la sua disarticolazione ne è un'altra perché la sua eventuale frantumazione significherebbe la rinuncia da parte di tutti gli europei a competere con Cina e Usa e perfino a determinare i propri destini.
Non se ne rendono conto, ma i sovranisti sono i servi della gleba impugnati dal signore per combattere le nuove autonomie comunali e le dinamiche sociali che costringono il signore a scendere a patti. I bravi di Don Rodrigo avevano più coscienza rivoluzionaria.

Fronte al Mondialismo
Parliamoci chiaro: il sovranismo non ha alcuna consistenza e quindi alcuna pericolosità. Esso si fonda sull'attesa messianica di un evento apocalittico che faccia crollare quello che esso, nelle sue astrazioni semplicistiche, scambia con il sistema e, nel frattempo, cerca di predicare  tra la gente il suo verbo in stile testimoniaggio di Jeowa affinché essa si “liberi” democraticamente dell'Europa.
Questo, a prescindere dalla causa che si persegue (e questa è sbagliata) non ha mai funzionato perché è impregnato della superstizione della democrazia e ignora la sociologia dei poteri. Insomma non ha prospettive in proprio e se le attende dagli altri..
Il problema del sovranismo quindi non è che esso minacci, come s'illuderebbe, la coesione europea, ché non ne è in condizioni, ma che la sua adesione all'odierna e chiassosa riedizione di Stay Behind lo rende zavorra, impaccio e niente di più.
Salvo, nelle espressioni più radicali, alimentare l'equivoco e sottrarre così intelligenze ed energie ai soli possibili fronti di lotta.
In quanto alla Globalizzazione che per alcuni starebbe saltando, a me pare invece che siamo tutti chiusi in celle virtuali (oltre che ai domiciliari) e interagiamo via satellite e con materiale prodotto da materie prime, tecnologie e industrie che collegano tra loro Asia, Africa, America ed Europa. D'altra parte le sfide future passano tutte attraverso materie prime africane e necessitano di stazze continentali.
A mio avviso, oggi la Globalizzazione attraversa un'altra fase e il Mondialismo, grazie anche al sovranismo (che di fatto è il mondialismo in casa propria), guadagna terreno, altro che festeggiare!
Sempre nello stesso saggio scrivevo a proposito della Globalizzaione:
“Ma quest'ultima può essere trasformata anche radicalmente, corretta, rivoluzionata, ma non certo arrestata. Lideologia e il  programma mondialista non sono affatto irreversibili ma possono essere sconfitti e gettati nella spazzatura della storia.
Perché una mutazione radicale possa verificarsi si dovrà però re-interpretare l'ecumene nascente in maniera radicalmente opposta: ovvero classica, imperiale e ghibellina”.
E tant'è.


 

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Marzo 2020 13:38
 

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