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Uscire da Second Life PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 13 Aprile 2020 01:08


Tornare al reale e quindi alla politica che nessuno fa più da quarant'anni

 

Alcuni forse ricorderanno: si chiamava Second Life, era un gioco sul web in cui ci si creava una seconda vita e la s'incarnava in un'esistenza parallela che assecondava i fantasmi nascosti o rimossi. Casalinghe che si trasformavano in escort, impediti che diventavano seduttori, impiegatucci che si trasformavano in terroristi, banditi o guerriglieri.
Uno straordinario e delirante diversivo di massa che, però, era un esperimento antropologico che non solo precedeva e orientava i social, ma formattava le menti per una nuova era.
E per la nuova politica.

Politica e fan clubs
Oggi la politica in modo concreto la fanno dei professionisti della finanza, dell'economia, della comunicazione, e inoltre delle minoranze organizzate che promuovono Sovversione dall'alto; il resto, specie i politici, fa soltanto show e insegue share.
Ignorando i rapporti di forza e la sociologia del potere gli anchor(wo)men della politica virtuale si sfidano per slogan contrapposti, facendo leva sul costante stato ansiolitico delle masse disintegrate e nutrendo la loro irritazione viscerale che si traduce in un fanatismo isterico quanto impotente.
Tutto è un anti: Berlusconi, i fascisti, Renzi, Conte, Salvini, la Germania, l'Euro, la Ue. Si noterà come si tratti sempre di diversivi e nulla dell'essenziale e del sostanziale entri più in gioco nella cagnara continua.
Oltre ai fan club che si sfidano per il successo nella Second Life generalizzata, di politica resta ben poco, forse nulla.

Francia: la parabola della figliola prodiga
Esemplare di quest'avvitamento nel virtuale è la parabola del Front National, oggi Rassemblement National. Un quarto di secolo fa tutte le altre forze francesi, comunisti compresi, s'interrogavano sul perché avessero perso la base militante e assistevano con orrore alla mobilitazione delle genti del Front che, sfidando ogni genere di rischi, dall'aggressione fisica alla repressione fiscale, erano ovunque e facevano il porta a porta. Poi ci fu la scissione, quindi il passaggio di consegne.
Nelle mani di Marine l'ex Front oggi è tutto Second Life. Alle elezioni amministrative di marzo non è riuscito a presentare liste in un buon quarto del paese, anche in zone dove alle europee dello scorso anno aveva ottenuto il 40% dei voti o più. Non vi è riuscito perché non c'è più organizzazione territoriale né mobilitazione reale e tutto è affidato allo show.
Basta un nonnulla, un qualsiasi candidato che ripeta un paio di temi portanti e l'elettorato, volatile com'è e senza una struttura radicata, se lo conquista in massa senza pagare pegno.
Per ora non serve perché Marine, con la sua presunzione ottusa, rappresenta l'equilibratore sistemico e consente di far eleggere all'Eliseo chi più aggrada ai poteri forti.

Le destre terminali nel mondo parallelo
Questo vale per tutte le opposizioni populiste o sovraniste, con gradazioni diverse a seconda delle realtà locali. Per quello che riguarda gli spezzoni estremi le cose vanno persino peggio.
Non soltanto per le scelte di campo e per l'indicazione del nemico che, come abbiamo più volte sostenuto, esprimono una vera e propria adesione allo Stay Behind, né per le cialtronesche formule magiche presentate come soluzioni alle quali credono a stento solo quelli che le enunciano.
Poniamo per periodo ipotetico del terzo tipo (quello che per i Romani corrispondeva all'impossibilità) che non sbagliassero completamente strada, anche in questo caso il loro comportamento “politico” sarebbe desolante.
Fin dal dopo-Fiuggi ogni componente “antagonista” è entrata appieno nella dimensione Second Life. Si propone – sui social, nei talk show e ai suoi followers – come un partito che può andare da un momento all'altro al governo e di lì cambiare le cose. Nessun senso delle dimensioni, del reale e neppure del ridicolo.
Così, anziché procedere per costruire organizzazioni di popolo, con cui dare battaglia, fanno proclami, comunicati stampa, parlano al premier, al papa, alla Merkel, scrivono loro lettere e presentano al popolo soluzioni (copiate dal nemico) attendendo di essere acclamati a salvare la Patria.
Tutto questo appartiene alla dimensione clinica, non a quella politica.
C'è bisogno di un bagno di umiltà che non si limiti all'essenziale quanto ignorata formazione politica e tecnica, ma che risvegli il buon senso e permetta di tornare ad assumere un ruolo vero. Cosa che, negli ultimi quarant'anni, nelle formazioni di punta del ghetto postfascista è avvenuta saltuariamente e quasi sempre per caso ma è stata puntualmente soffocata dalle leggi del Like immediato della Second Life.

Ultimo aggiornamento Domenica 12 Aprile 2020 20:18
 

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