Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Luglio 2020  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
    1  2  3  4  5
  6  7  8  9101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Corsi e ricorsi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 10 Giugno 2020 01:00


Ottant'anni dopo, benché sotto traccia, gli schieramenti contrapposti restano gli stessi di allora

 

Ottant'anni fa l'ora segnata dal destino batteva nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra veniva consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia.
Entravamo così in una guerra mondiale che divenne presto una guerra di civiltà dalla quale la civiltà in sé, e non solo la nostra patria, venne travolta.
Anni tragici ma anche esemplari e magnifici.
Dall'annientamento totale che ne conseguì emerse – come aveva previsto il Cancelliere tedesco – un mondo nelle mani del crimine organizzato, animato da soli ideali opportunistici e materialistici, livellatore e osceno.
Per decenni alcune minoranze sognatrici (talune animate da Utopia, altre, le nostre, dal Mito) tennero vivo il cuore e inseguirono ideali distinti e contrapposti, quali l'Internazionale o la Grande Europa. A parte loro, c'erano dei semplici contabili d'ispirazione bottegaia che hanno poi finito con il riassorbire i sedicenti eredi delle forze radicali.

Quella continuità sotto traccia
Al di sotto di quel piano ideale e di quella consapevolezza hanno continuato a muoversi forze materiali e logiche culturali e geopolitiche, che, nell'involucro capitalista mondiale, hanno continuato a declinare le proprie eredità storiche.
E i conflitti, introiettati nell'uniformità liberista, si sono protratti come prima.
Inghilterra e Francia sono state ancora le nostre rivali sul Mediterraneo, a cui si è andata aggiungendo Israele. Londra ha mantenuto sempre la rotta di collisione nei nostri confronti. La Francia, come allora, ha altalenato una piena ostilità con la proposta di collaborazione. Ai tempi delle sanzioni per la guerra etiopica, Parigi, malgrado le ostentazioni, impedì ai britannici di danneggiarci seriamente. Tra il 1940 e il 1941 la Francia si divise tra chi si schierò con i tedeschi e con noi e chi, invece, scelse il partito inglese malgrado i tradimenti e le pugnalate che questi avevano inferto per ben tre volte ai loro alleati. Negli anni sessanta Parigi ci propose di entrare, insieme ai tedeschi dell'ovest, in un programma nucleare bellico che fummo noi a sabotare. A cavallo tra gli anni settanta e gli ottanta, cooperammo per il nucleare iracheno, che a noi costò l'abbattimento del Dc-9 Itavia su Ustica e la strage di Bologna, entrambi decisi a Tel Aviv.

Gli schieramenti di allora si ripropongono oggi
Pur all'interno della logica capitalistica, tutte le alleanze e le rivalità si sono riformate così come erano allora. A mancare dallo scenario, dopo qualche velleità che venne regolarmente stroncata, è solo l'Italia.
La Germania si è intanto posta alla guida di un processo europeo e ha ricucito con la Russia un rapporto di reciproca ambivalenza nel quale gli interessi comuni prevalgono ancora sui dissensi ufficiali.
La Francia è divisa tra il partito europeo, dominante, e quello britannico che si attorciglia su di sé in preda a logiche definite sovraniste.
Questo ha sospinto gli americani a manovrare su larga scala in preparazione della guerra, quantomeno economica, e ad armarsi contro le cooperazioni russotedesche che non cessano di denunciare.
L'Inghilterra ha scelto nuovamente l'isolazionismo ostile (oggi Brexit) e intanto ha mosso le pedine ad est in chiave antitedesca, soprattutto in Polonia, così come allora.
Ottant'anni dopo, in un quadro comunque capitalistico e privo – almeno per il momento – di valenze di un significato superiore, dna, interessi materiali, eredità culturali, aspirazioni sociali e richiami storici, hanno riprodotto gli stessi schieramenti di allora, con un unico protagonista assente l'Italia.

Sdoppiamento
Il paradossale, per non dire il grottesco, sta nell'eccezione clamorosa che è rappresentata da coloro i quali, soggettivamente, si ritengono eredi dell'Italia di allora o, magari, in Francia, di Vichy. Questi tifano ormai tutti per l'Inghilterra e per la Casa Bianca e contro l'Europa che i fascismi avevano suscitato.
Con la scusante che non era quella l'Europa che volevano, invece di moltiplicare gli sforzi per trasformarla, si schierano comunque contro il proprio sangue, contro la loro storia, contro la loro stessa discendenza, e hanno come riferimenti tutte le potenze che ci sconfissero allora: Usa, Russia e Gran Bretagna.
In preda al relativismo circostanziale, oltretutto fondato su superficialità e disinformazione, hanno abbandonato definitivamente il sostanziale, l'oggettivo. Ergo, in nome di teorie “monetarie” o di altro genere di cui si sono riempiti le scatole craniche, sono schierati – digitalmente e nello show, perché altro non c'è – nel campo delle potenze che ci sconfissero e alle quali avevamo dichiarato guerra. E magari sono anche capaci di celebrare quella dichiarazione bellica in cui, per una sorta di sdoppiamento, si riconoscono con fierezza.
Com'era? A sì: perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Giugno 2020 21:08
 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.