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Le statue? Che le abbattano pure! PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Scianca x ilprimatonazionale.it   
Mercoledì 08 Luglio 2020 00:52


Il giusto rifiuto del direttore de Il Primato alla difesa dei simboli della democrazia

L’amico e collaboratore del Primato Nazionale Marco Valle mi chiede di rilanciare l’appello, scritto da lui e Francesco Giubilei, per difendere la memoria di Cristoforo Colombo dalla furia iconoclasta dei militanti “antirazzisti”. Lo segnalo volentieri, ma allo stesso tempo vorrei spiegare le ragioni che mi spingono a non aderire all’iniziativa. Cominciamo dal titolo, “Giù le mani da Colombo”, che sarà magari redazionale, ma che comunque coglie lo spirito dell’appello. “Giù le mani da”… quante volte l’ho letto in questi anni. Solo che io ero quasi sempre schierato con gli altri, quelli che mettevano le mani dove non si può. Un esempio su tutti: “Giù le mani da Pound”. Un’intera industria culturale dai mezzi sterminati messa sulla difensiva da un pugno di ragazzi corsari, baroni e professoroni intenti a proteggere avidamente le proprie rendite di posizione dalle occupazioni abusive degli spazi culturali. Mi piace ricordarmela così, la sinistra: bigotta e reazionaria, eternamente alla rincorsa, con atteggiamenti da vecchia zia a un concerto punk. E i punk eravamo noi.

Proposte goffe e calate dall’alto
Dobbiamo ora fare il favore ai nostri nemici di considerarli un pericolo per l’ordine costituito, anziché l’espressione più avanzata di questo stesso ordine, e appostarci noi dietro la trincea delle buone maniere, dell’indignazione, dei perimetri culturali intangibili? No, grazie. Nel merito, poi, l’appello prevede due iniziative concrete: rivitalizzare la misconosciuta Giornata nazionale per Cristoforo Colombo e istituire una legge contro i vandalismi delle statue. Non concordo con nessuna delle due. Si tratta di proposte istituzionali, calate dall’alto, burocratiche, che peraltro mimano goffamente il modus operandi “democratico e antirazzista”, con le sue infinite “giornate” dedicate ai più svariati temi cari all’agenda liberal e con le sue continue richieste di restrizioni delle libertà. È la ricerca di una legittimazione posticcia ex auctoritate che lascia il tempo che trova.
E poi cosa dovremmo fargli, a chi deturpa una statua, fucilarlo sul posto? Ma chi se ne frega delle statue, espressioni di quella storia che Nietzsche definiva appunto “monumentale” e che in quanto tale inibisce oggi nuove forme di conquista ed eroismo. Più in generale, l’approccio della destra a questa questione dell’iconoclastia antirazzista mi pare tarata da una preoccupante ipoteca reazionaria che solo pochi anni fa sarebbe stata molto meno totalizzante e unanime. Ho già spiegato con articoli e post sui social il mio punto di vista in materia. Lo riassumo brevemente qui.

Non trasformiamoci in spartani dei giardinetti
Trovo innanzitutto inquietante la deriva che porta spesso a confondere la questione di principio (“Questo fanatismo non ha senso, chiunque ne sia vittima”) con l’adesione nel merito all’orizzonte valoriale messo nel mirino (“Stanno colpendo i nostri valori!”). Ed ecco che di punto in bianco ci ritroviamo con un sovranismo montanellizzato e con i peggiori rottami dell’occidentallismo mercantile elevati al rango di eroi liberali o etnici, a seconda delle varianti moderate o estreme della reazione. Eppure a me sembrava lampante (e divertente) un aspetto: di statue dei miei eroi in giro non ce ne sono, salvo poche eccezioni. Quelle che si vedono nelle nostre strade sono per lo più statue dei LORO eroi, e infatti li troviamo mentre “sanzionano” Voltaire o Churchill, in una sorta di resa dei conti interna allo stesso mondo culturale e politico. Lasciamo esplodere queste contraddizioni anziché ergerci a spartani dei giardinetti.

“Così volli”
Ma, soprattutto, la mia divergenza è filosofica. Mi pare infatti che il Black lives matter abbia il merito di aver aperto la “Grande battaglia per la conquista del passato”. Sono dei fanatici, degli ignoranti, dei talebani? Senza dubbio. Ma, nel momento in cui “fluidificano” il passato e sciolgono una coagulazione che sembrava data una volta per tutte, aprono una questione che non può essere chiusa alla leggera, con una feticizzazione del già stato. Ecco perché ai cordoni sanitari e a ogni “giù le mani” continuo a preferire l’esortazione di Zarathustra:”Riscattare il passato: ogni «così fu» con un «così volli!» — ecco per me la redenzione!”.


 

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