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Negato pensare PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 26 Agosto 2020 12:53


La nuova religiosità subumana è un'epidemia fuori controllo

Negazionista!
Questo è il marchio d'infamia e di scomunica che si applica con livore a chi non ripete a pappagallo la propaganda ufficiale.
Perfino Zangrillo, medico in prima fila contro il Covid, è definito negazionista, e non solo dall'impulsiva e imprudente Selvaggia Lucarelli, che pure fu, ella sì, una negazionista del Covid ante litteram, ma da parte di tutti coloro che tifano, per ragioni d'interesse o per disagio psichico, per il prosieguo dell'epidemia.
Negazionista è definito chiunque sostenga che si deve ragionare sui dati, evitare l'angoscia e la psicosi e cercare di utilizzare il buon senso. Non chi nega che il covid esiste (negazionista) o chi sostiene che sia stato creato o che venga indotto a ripetizione (complottista), ma chiunque osa porsi domande, sollevare dubbi, proporre alternative. Anche se è un luminare nel campo (Zangrillo, Raoult, Montaigner, Tarro), è negazionista ed è fuori: cartellino rosso!

Il negazionista, ci dicono, non è credibile e va ridicolizzato, va isolato perché se lo si ascoltasse si abbasserebbe la guardia (quale guardia poi non si sa). Chi è negazionista, ci assicurano, negando un fatto, fa sì che questo si ripeta. Vi suona familiare lo schema?
È lo stesso che si è creato intorno all'Olocausto. Chiunque lo neghi, lo ridimensioni nei numeri o lo rilegga nelle modalità, sta lavorando perché si ripeta. Di qui leggi sulla scrittura della storia e sulla libertà d'espressione, con tanto di pene lunghissime per reato d'oipnione (in Germania ne sono comminate sull'ordine dei docici anni e c'incappano anche nonnette). Benché intere comunità di studiosi, in buona parte ebrei, abbia rifiutato queste imposizioni, sono passate comunque.
Si è così giunti a gettare in prigione lo storico della casa reale inglese, David Irving, per negazionismo. Cos'aveva negato? Nulla. Aveva valutato gli ebrei morti nel campo tedesco a circa un milione (cifra molto vicina a quella fornita dalla Croce Rossa nel 1945) e non aveva trovato alcun documento comprovante la decisione tedesca di una “soluzione finale”. Essendo uno storico che si basa sui documenti si era limitato a questi. Non aveva negato assolutamente nulla, ma venne condannato per negazionismo.
Accadeva qualcosa di simile nei processi alle streghe. È il ritorno, contorto e sbilenco, ai deliri isterici di folla, alla religiosità dei roghi.

Dall'Olocausto al Covid senza soluzione di continuità.
Persone come i professori Zangrillo e Raoult che vantano risultati eccezionali sul fronte della guerra al Coronavirus fanno la fine di storici come Irving, anche se – almeno per ora – senza finire dietro le sbarre.
Semplicemente perché essi ci dicono che per fronteggiare l'emergenza dobbiamo restare presenti a noi stessi, mantenere saldi i nervi e non cedere all'isteria.
Ma è proprio questo che, nell'umanità terminale alla quale siamo ridotti, è imperdonabile. Non dobbiamo possedere coscienza critica e possibilmente nemmeno una coscienza.
Dobbiamo lasciarci trasportare, passivi e neuropatici, discentrati e in stato di possessione, dal subrazionale apocalittico.
Siamo ormai allo stadio di larve disincarnate e guai a chi si fermi un istante a pensare o ad agire autonomamente!
L'epidemia c'è ed è fuori controllo: è questa.


 

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