Davvero vuoi votare al referendum? Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 09 Settembre 2020 00:56


E, posto che ne valga la pena, hai capito di cosa si tratta?

Referendum sulla riduzione dei deputati e dei senatori.
In sintesi si tratta di avallare o meno la decisione “gialloverde” di tagliare 345 eletti tra le due Camere e di ridurre il totale da 945 a 600: il 26% in meno.
Sì o No?

Perché no al Sì.
Viene contrabbandato come un taglio dei costi. Ma sarebbe stato così semplice ridurre del 50% lo stipendio degli eletti perché il risparmio fosse addirittura doppio, senza bisogno di ridurre i numeri.
Il taglio poi è un vecchio disegno di Gelli e lo sostengono i segretari dei principali partiti, Di Maio, Salvini, Zingaretti, il che attesta che non è una scelta anti-casta, bensì una maggior razionalizzazione per gli apparati e un aumento del controllo centralizzato.

Perché sì al Sì.
Perché comunque taglia fuori 345 persone che svolgono un ruolo inutile (ma ne mantiene purtroppo ancora 600 in carica) e perché allontana definitivamente la fata morgana dell'elezione possibile che da troppo tempo domina i piccoli sogni di un'area che ha trasformato lo spirito guerriero con quello del portaborse e che si scalmana nel tentativo di superare lo zero virgola sperando che un qualunque portavoce sugli schermi degli antagonisti della notte si possa fregiare vanamente della parola “onorevole”.

Perché no al No.
Alla riforma si contrappongono lo spirito della Costituzione e la difesa della democrazia parlamentare. Già questo è sufficiente per liquidare una scelta di tal genere, da parte di un'area che si pretende erede di una precisa storia, come una vergognosa e imbarazzante bestemmia.
Se poi per non votare Sì si fa ricorso ai nomi di quelli che lo sostengono, rammento che per il No ci sono Prodi, le Sardine, la Boldrini, l'Anpi e perfino Flick, l'ex ministro di giustizia che tenne arbitrariamente in carcere l'imputato Priebke malgrado la sentenza del tribunale che lo aveva giudicato. Ottime compagnie!
Né regge la scusa che, riducendo gli eletti, verrebbe meno la rappresentatività locale, visto e considerato l'abituale paracadutaggio dei candidati e, soprattutto, la congenita assenza di relazione tra gli eletti e gli elettori, un fenomeno che conosciamo benissimo.

Ma perché Sì o No se c'è di meglio?
Non si può votare No senza provare un'immensa vergogna. Si potrebbe votare soltanto Sì tappandosi il naso, ma in fondo ha poco senso. Perché sporcarsi le mani?
Noto che, come al solito, altri dettano l'agenda e che invece di mandarli a quel paese, più o meno tutti si precipitano a giocare il gioco che viene loro imposto, a cui si consegnano mani e piedi legati.
Il Parlamento non va cambiato quantitativamente (che è un dettaglio) ma qualitativamente. Non con “uomini migliori” (che tutti credono di esserlo), ma con rappresentanti di categorie sociali, al posto delle attuali espressioni dei partiti-social. È questione di modelli sociali, culturali, esistenzaiali e politici che non hanno nulla in comune con la logica paludosa della partitocrazia e con la sudditanza a logge, lobbies, circoli o clubs.
Finché non si articola qualcosa in questo senso, fosse anche uno straccio di proposta, votare al mercato, scegliendo tra un Sì e un No, per qualcosa che resterà profondamente malata e decrepita in tutti i casi, a mio parere non è solo inutile, è deprimente.