Dei fan del Parlamento Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 22 Settembre 2020 13:51


Un semplice richiamo alla realtà

 

La riduzione dei deputati e dei senatori (da 915 a 600) viene spacciata come un'abdicazione del popolo italiano verso poteri forti. C'è chi parla di dittatura (magari!) e chi di crollo della rappresentatività (quale?).
Tutto questo è stucchevole oltre che inesatto.
Premesso che il referendum sul numero degli inutili non doveva assolutamente interessare gente intelligente, la riduzione degli inutili è sempre e comunque cosa buona e giusta.

La democrazia parlamentare di tipo partitocratico, frutto della rivoluzione oligarchico/borghese, è di per sé stagnante e impaludente.
Avremmo dovuto contrapporvi una forma di partecipazione autentica, organica, di categorie, per articolarvi la dinamica sociale e politica.
Impossibilitati dagli esiti della guerra in cui l'alleanza di ferro tra oligarchi e gangsters ha imposto forme di partecipazione ingannevole, avremmo dovuto perlomeno liberarci dalle pastoie dei “padri costituenti” che sono riusciti nell'impresa miracolosa di fare del parlamentarismo italiano la cosa più inutile ed inefficace al mondo.
Bastava dare un'occhiata alla Francia, alla Germania, all'Inghilterra, agli Stati Uniti, alla Russia, all'Ungheria, all'Austria, e chi più ne ha più ne metta, per dedurre che il parlamentarismo italiano è la peggior palla al piede della nazione e che ha una responsabilità non da nulla sulla nostra continua diserzione su tutti i campi. Se siamo in bilico tra il terzo e il quarto mondo gli dobiamo dire grazie.

Concepito il Parlamento, come un luogo di consociativismo e di assemblee di condominio, ogni governo è costretto, quando vuole governare, a ricorrere ai decreti-legge perché l'iter infinito degli emendamenti rende la funzione legislativa praticamente impossibile e i disegni di legge quando vengono approvati, dopo anni, non sono mai quelli originari.
In Parlamento si scaldano i banchi, si approva (per decreto) quello che fa il Governo, oppure si conta se si fa parte delle Commissioni, le quali però – anche per via della natura e dei meccanismi costituzionali – fanno riferimeno a gruppi di potere, consorterie e vincoli interni ed esterni.
A differenza delle altre nazioni, da noi non esiste potere locale (che non sia mafioso) né sistema nazionale, e questo lo dobbiamo in larga misura al nostro parlamentarismo.

Ribadisco che il numero degli inutili conta relativamente perché è dell'inutilità che si dovrebbe fare a meno. Ciò detto, che qualcuno pretenda di voler difendere il popolo italiano dai poteri forti puntellando la Costituzione che lo ha disarmato e quello stesso Parlamento che ha visto consumarsi tutte le nostre vergognose tragedie, dal Britannia all'Ilva all'incriminzione dei vertici Eni, è preoccupante. Per la salute mentale di chi lo pretende.

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Settembre 2020 14:03