Facite ammuina! Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 18 Ottobre 2020 01:25


La gestione italiana e quella mondiale della "pandemia"

Senza girarci intorno. La classe politica mira a mettere le mani sui 209 miliardi di euro dall'Europa, confidando (o illudendosi, se mai dovesse intervenire la Trojka a castigarla) di distribuire lautamente pani e pesci agli amici, ai fratelli, ai cugini e ai picciotti. Agli italiani nei guai si prevede invece di lanciare giusto qualche osso sotto il tavolo.
In subordine, e in attesa del piatto ricco, questa gentuzza persegue interessi settoriali (mascherine, tamponi, ecc).
Strutturalmente ha fatto più niente che poco e non si è attrezzata a far fronte a nessun'emergenza, non avendo appreso la lezione della primavera (letti ordinati solo sulla carta, sistema-tamponi disastroso e disastrato, terapie non incoraggiate, ecc).
Politicamente tiene la barra in oscillazione tra la psicosi di massa più insensata, con conseguente controllo sociale, e la proclamazione enfatica di un ipotetico “modello-Italia” vincente. Che finora si traduce nel peggior bilancio di morti dopo Inghilterra e Brasile (che però ha le favelas), e nella peggior politica economica in assoluto, primato che condivide, mondialmente, con la sola Spagna.

Facite ammuina!
Poiché ormai il consenso si basa sulla sceneggiata, la risposta alla sedicente “seconda ondata”, che non c'è ma che potrebbe intervenire con la nuova influenza e con il clima rigido, è fatta di roboanti pagliacciate da cui affiora la totale incapacità di ragionare, prevedere, decidere e gestire.
Non c'è una sola delle misure prese che non sembri la bizzarria di un bambino idiota.
Poco male, si tratta di fare ammuina, come in concomitanza con le rassegne sulle navi della marina borbonica: “tutti chilli che stanno a prora vann'a poppa e chilli che stann'a poppa vann'a prora; chilli che stann'a dritta vann'a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann 'ncoppa e chilli che stanno 'ncoppa vann'abbascio, passann' tutti p'ò stesso pertuso; chi nun tien nient'a ffa, s' aremeni a 'cca e a 'lla”.
Funziona! Non contro il Covid, non per l'economia, non per la psiche. Ma per l'ipnosi collettiva è perfetto.

Poteri forti
Qui si ferma l'interesse della nostra classe dirigente, impegnata, sì, a distruggere l'economia italiana ma per demenza e per servilismo a Londra e ai suoi saccheggi, non per chissà quale ordine esterno su cui si vaneggia invano.
La classe dirigente mondiale (detta dei poteri forti), presa nell'immancabile “unità e scissione”, è invece impegnata nella ristrutturazione, sia in chiave delle contese per le quote di dominio (e lì noi siamo del tutto scomparsi) sia in quella del lancio di una nuova economia.
Sicché è balzata sull'occasione pandemica per rimettere in discussione tutti i parametri economici e finanziari ripartendo con la “new economy”. La quale prevede il disastro economico e sociale della piccola borghesia e delle fasce produttive, non si sa quanto per disegno ideologico perverso e quanto per astrazione.

Limiti dell'intellighenzia
Anche la classe dominante, quella che non si mette in mostra, che ha una forte intelligenza strategica e che non si è affatto lasciata travolgere dalla situazione pandemica che ha travolto soltanto noi, ha i suoi limiti.
Ha limiti concettuali e di comprendonio in quanto è affidata ormai ai nipoti di quelli che vinsero la guerra mondiale contro i popoli, una guerra che continuano a muovere contro i vinti.
Affida la sua intelligenza strategica a una conoscenza statistica fatta di dati nudi e crudi, difficilmente percepiti come cose vive. A differenza dei loro nonni, bastardi sì, ma con esperienze tangibili del concreto, i detentori di potere reale di oggi non vedono, o nel migliore dei casi sottovalutano, le connessioni tra le categorie (low cost, turismo, giro del cash ecc) e per una devianza “scientista” si rivelano devastanti. Anche per loro in prospettiva, ma soprattutto per noi.

Ben ci sta
A calmierarne le devastazioni si possono frapporre delle classi dirigenti nazionali in rapporto con il corpo sociale, un corpo sociale che si fa sistema e non si perde in individualismi furbetti.
Da noi non accadrà neppure questo, perché ci mancano i fondamentali. Pagheremo infine il conto della nostra egoistica vigliaccheria di cui ci facemmo vanto 77 anni fa. Lo pagheremo caro, ma ce lo siamo meritato, continuiamo a meritarcelo e non sarà mai abbastanza cone risarcimento affinché nella sofferenza si ritrovi la dignità gettata alle ortiche.
Non frigniamo quindi sulla nostra sorte: comunque è giustizia. Siamo causa del nostro male e se la smettessimo infine di piangerci addosso arresteremmo almeno la nostra caduta morale collettiva.
In quanto al reagire, sarà compito delle nuove aristocrazie e della loro capacità di edificare contropotere, il resto è ammuina.