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Eppur si muove PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 27 Ottobre 2020 14:11


Non è un popolo e non è in lotta ma la sua disperazione c'impone di non voltargli le spalle

 

Bello è bello e in qualche modo ci riconcilia con il presnte.
Che nessuno s'inventi però che c'è un popolo in lotta, e neanche che c'è un popolo!
Di fronte al dpcm di macelleraia sociale, gli esercenti, minacciati letteralmente di fallimento, hanno iniziato a protestare in diverse città. Li sostengono, in modo più o meno esplicito, diversi sindaci e governatori. I politici che hanno un rapporto con le fasce produttive si barcamenano per far loro da sponda. Si va da Bonacini a Renzi tanto per rendere un'idea. A destra qualche governatore (Zaia, Fedriga).
Bene che queste categorie e questi interlocutori diano segni di vita.
Possiamo sperare che il governo inizi a fare marce indietro all'italiana? Ovvero cambiare orientamenti facendo finta di mantenere quelli correnti.
Il che è persino agevole. Basterebbe che smettessero di far testare i non sintomatici per dare subito altri numeri, venirci a raccontare tra qualche giorno che il contagio sarà calato grazie alle misure prese e poi spiegarci con tono da mamma comprensiva che se continuiamo ad essere bravi toglieranno presto qualche provvedimento, fino a portarci al coprifuoco delle 23.
Le soluzioni italiane per fare le capriole non ci mancano di certo.

Quel che ci siamo meritati
Quindi il serrate degli esercenti disperati è buona cosa per tutti. Che gli italiani, però, si meritino di non fallire è tutt'altro che certo.
La nostra economia, bislacca e disinvolta, è quella che ha subito il crollo record nel Pil mondiale e intanto s'insiste a non intervenire su nulla, né come sistema, né come imprenditoria.
I costi dei disastri si continuano a far pagare a produttori e salariati della produzione. Che presto non potranno più essere spremuti.
Andiamo verso il baratro e ce la siamo voluta.
Tutti, dicasi tutti, i soggetti delle amministrazioni puntano al saccheggio dei 209 miliardi di euro della Ue (che va di moda invocare o accusare per giocare sempre e comunque a scaricabarile) e poi? Dopodomani è un altro giorno.
Contro di loro una protesta popolare? Macché!
Gli esercenti e i liberi professionsiti che stanno protestando nei modi più diversi sono gli stessi che hanno assorbito tutto quello che è stato loro propinato, a iniziare dalle innumerevoli limitazioni della libertà e della dignità inaccettabili per qualsiasi popolo non servo. Di fronte al pericolo Covid stiamo ripetutamente dimostrando di essere di gran lunga la popolazione meno coraggiosa del mondo (è una virtù che spacciamo per intelligenza...) nonché quella che più si divide e sgomita per favorire i propri interessi o privilegi locali.
Per mesi istituzioni e media hanno linciato come “negazionisti” tutti i primari, i virologi, i politici che contestavano la gestione disastrosa del “Modello Italia”.
Non ho notato serrate popolari in loro difesa. Solo ora che è palese che il Modello Italia significherà la rovina di alcune categorie, queste si svegliano, dopo aver fischiettato.

Presenti ma soprattutto presenti a noi stessi
È bene che si sveglino e, non fosse altro in prospettiva per i loro nipoti che si spera che crescano innocenti, è giusto che le si aiuti nel contenzioso con la dittatura della tecno/incompetenza composta da commissari politici da operetta e da giacobini da tastiera e decreti legge.
In assoluto, non tanto per loro, quanto contro quegli altri, il sostegno è giusto e poi ci sono l'esasperazione, la fierezza, da parte di chi ce l'ha, il ribollire del sangue, per qualcuno.
Però se si viene a dirmi che c'è un popolo in lotta, anzi, se qualcuno viene a parlarmi di un popolo, lo prendo a pernacchie.
Quelli che vaneggiano di rivoluzioni popolari sono da ricovero in terapia intensiva.
Freddamente, coscienziosamente, animati da profondo disgusto e da sano disprezzo, dobbiamo affinacare e rilanciare questo materialista grido di dolore anche se nessuno può sostenere di non essersi meritato quello che subisce e quello che subirà.
Sono 77 anni che dobbiamo pagare il conto in sospeso con la la nostra furbesca vigliaccheria: prima o poi sarebbe dovuto accadere.
Il riscatto non può essere economico ma morale. E nessuno si azzardi a contrabbandare l'interessato sfogo di massa per qualcosa di etico o per il preannuncio di un nuovo paradigma esistenziale.
Il magma lo vedo, la scintilla no. Le avanguardie? Vadano a scuola e facciano esperienza, tanto per scoprire se esistono e se hanno qualcosa di vero – e non di istericamente astratto – da dire e da fare.
Questo ci riconcilierebbe con il presente.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Ottobre 2020 14:25
 

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