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I nomi non li scelgono a caso PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Venerdì 30 Ottobre 2020 00:38


Quel satellite di Saturno, così simile all'omonima "scuola di lingue" dell'Orchestra Rossa Il “Signore degli Anelli”, Saturno, è ricco di satelliti particolari e bizzarri, come Pan. Nulla a che vedere però con Iperione, un satellite del tutto insolito: ricco di ghiaccio d’acqua e caratterizzato da una bassa densità, come per la maggior parte dei satelliti del gigante gassoso, possiede un aspetto particolarmente spugnoso dovuto ai numerosi crateri che lo caratterizzano. Ma andiamo con ordine.
Scoperto nel lontano 1848 dai fratelli William Cranch e George Philipps Bond, e autonomamente dall’astronomo William Lassell, il suo nome, scelto all’unanimità, fu proposto proprio da quest’ultimo e segue lo schema di John Herschel, l’astronomo che scoprì gli altri sette satelliti di Saturno: Iperione, un Titano della mitologia greca. Il corpo celeste però è noto anche con il nome “Saturno VII”.

Iperione, un satellite che affascina dagli anni ’80
Come per molti altri corpi celesti simili, gli scienziati ritengono che Iperione sia quel che resta di un impatto, avvenuto molto tempo fa, tra oggetti di dimensioni maggiori. È anche il corpo irregolare più grande del sistema solare dopo Proteo, il satellite naturale di Nettuno; questi però è appena più grande di Iperione ma quasi sferico.
Fotografato negli anni ’80 dalla sonda Voyager 2, apparve subito evidente che la rotazione di Iperione è caotica, altra caratteristica che lo rende unico:  il suo asse di rotazione infatti si sposta in maniera imprevedibile, sia a causa della forma irregolare sia per l’orbita fortemente eccentrica, che lo porta ad avvicinarsi periodicamente al satellite Titano. Ruota intorno al proprio asse ogni 13 giorni mentre la sua orbita ha una durata di 21 giorni.

Unico per caratteristiche e dati fisici, ricco di ghiaccio
Ancora più unica, come ormai già intuibile, è la sua superficie; contrariamente agli altri satelliti di Saturno, Iperione possiede un’albedo (riflessione della luce solare) piuttosto bassa poiché è ricoperto da uno strato di materiale scuro, probabilmente residui del metano, proveniente dall’atmosfera di Titano, che ha perso l’idrogeno a causa della radiazione solare, oppure biossido di carbonio congelato misto a idrocarburi.
Gli scienziati però non escludono che il materiale scuro possa provenire da Febe, altro satellite di Saturno che potrebbe aver oscurato anche il satellite Giapeto; il processo potrebbe avvenire attraverso impatti meteorici che liberano il materiale dalla superficie.
Dominata da un vasto cratere largo circa 120 km e profondo 10 km, la superficie di Iperione è costellata da crateri minori profondi e particolarmente scoscesi; sono proprio loro a conferirgli un aspetto spugnoso; il satellite è composto principalmente da ghiaccio d’acqua e rocce. Nel 2005 la sonda spaziale Cassini, durante l’unico fly-by previsto di Iperione, ci ha regalato immagini mozzafiato da appena 510 chilometri dalla sua superficie. La NASA ne ha realizzato un modello 3D.

 

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