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2020: la variante inglese PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 31 Dicembre 2020 00:41


Ovvero della grande cantonata dei sovranisti

Il 2020 si è chiuso con la formalizzazione della Brexit.
L'Inghilterra lascia l'Unione Europea, così come aveva deciso di un'incollatura nel referendum  del 2016.
L'uscita degli inglesi dalla Ue è positiva per diverse ragioni.
Perché avevano preso molto più di quanto avevano dato; perché avevano continuato a sabotare costantemente i processi unitari; perché la loro funzione ambigua tra Washington e Bruxelles era sempre stata strategica; perché la piazza londinese aveva svolto un ruolo importante nella guerra all'Euro scatenata insieme a Wall Street.
L'elemento tragicomico è però rappresentato dal modo nel quale i “sovranisti” hanno accolto quest'uscita. Contenti non per essersi liberati del tradizionale nemico dell'Italia e dell'Europa ma perché questo si sarebbe liberato dalla Ue.
Così – potere dell'autosuggestione e dell'impreparazione palese – la Brexit è diventata un esempio da seguire e lo squillo di tromba per lo smantellamento del tentativo franco/tedesco di autonomizzarsi, e autonomizzarci, dal dominio dei vincitori del '45. Cosa che – il cielo acceca sempre chi vuol perdere  - per i “sovranisti” sarebbe incredibilmente auspicabile.

Nell'obnubilazione più assoluta, gli Exit nostrani e di altre nazioni europee hanno così scelto come modello “sovranista”:
- la capitale storica della Massoneria moderna;
- la prima fucina ideologica e spirituale del Mondialismo;
- la piazza madre della finanza che ancora oggi decide il fixing dell'oro;
- la piazza finanziaria del Terzo Mondo;
- la piazza che finanza attraverso vari sistemi “caritatevoli” il terrorismo di mezzo mondo, e in particolare lo jihadista;
- l'archetipo del liberalismo;
- il modello della deregulation (quello che ci ha costretti ai tagli essenziali di cui si accusa invece la Ue).
Complimenti!

Peraltro alcuni geni sostengono che noi dovremmo seguirli.
Infatti, com'è noto, noi possediamo una piazza finanziaria internazionale autonoma invece di avere la Borsa di Milano succursale di Londra. Sempre noi abbiamo uno storico impero coloniale trasformato in Commonwealth con il quale possiamo illuderci di divenire players globali.
Ancora noi abbiamo inventato le intelligencs e abbiamo istituito circoli e circuiti in grado di monitorarle tutte e, spesso, di condizionarle e manovrarle.
Insomma noi abbiamo le stesse condizioni di potere dei britannici...

In quanto alla battaglia identitaria che i “sovranisti” nostrani attribuiscono agli inglesi, ricordiamo che per Boris Johnson la Ue è da condannare in quanto prosecutrice dei disegni di Napoleone e di Hitler, e per Farage lo è in quanto antisemita.
Sempre per Farage, l'immigrazione deve venire dal Commowealth e non dall'Europa, tant'è che la base militante dell'Ukip (il partito che si mobilitò per la Brexit) è stata in gran misura pachistana.
Il "sovranismo" che si sarebbe eretto a difesa dell'identità "white" e del cristianesimo, sia pure anglicano e protestante, ha nella capitale un sindaco musulmano e il nome che più viene assegnato ai bambini londinesi ormai da anni è Mohamed. Tra tutti i paesi europei quello che già da prima della Brexit aveva il maggior numero d'immigrati extraeuropei è proprio l'Inghilterra, appena al di sotto del 70% del totale: un'enormità!

Nelle alleanze internazionali Londra predilige Washington e Ankara.
La prima mossa, di sicuro intelligente, degli inglesi in vista dell'uscita dalla Ue è stata l'abolizione delle sanzioni alla Turchia, dovute ai richiami alla guerra santa, per creare un mercato comune tra le due medie potenze. Con lo jihadismo senza farne mistero.
I “sovranisti” hanno anche dimenticato – ma forse non se ne sono neppure mai accorti – che la tensione all'est della Ue in chiave antirussa la si deve in misura preponderante agli inglesi.
Bravi: si sono scelti proprio il modello giusto!


 

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