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2020: ti conosco mascherina PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 31 Dicembre 2020 00:54


Un anno che ha messo tutto a nudo e che non fornisce più alibi a nessuno

Molti attendono con trepitazione la chiusura del 2020, anno sicuramente drammatico, senza pensare che nella migliore delle ipotesi il 2021 sarà solo peggiore, ma si annuncia pessimo.
Un'umanità assistita dalla culla alla tomba, infiacchita, svirilizzata e tremebonda, non poteva avere un rapporto diverso con le avversità. A differenza delle generazioni precedenti, è riuscita a subire in modo indecoroso e senza difese i drammi che non solo non ha saputo affrontare ma di cui ha peggiorato in modo esponenziale tutti gli effetti.
Il 2020, quindi, un anno orribile? In un certo senso sì, ma anche positivo per i suoi insegnamenti,  che nessuno vuole ancora accettare.
Insegnamenti che sono tutti racchiusi nel passaggio simbolicamente raffigurato tra la maschera caduta (a loro) e la mascherina imposta (a noi).

FINE DELLA DEMOCRAZIA
Che lo si voglia o no, l'inganno supremo, la grande truffa borghese della democrazia parlamentare ha mostrato il suo essere fuori tempo massimo. Conta solo il decisionismo che afferra, coinvolge, a volte travolge, gli orpelli consociativi del cretinismo parlamentare. Avanzano le autocrazie (dalla Cina alla Turchia) o quei sistemi in cui comunità, territorialità e partecipazione – presenti in tutte le forme politiche della sua storia – si fondono attorno a un centro indiscusso (Germania). Oppure i poteri vengono accentrati per vie istituzionali (Francia) o per escamotages all'italiana (siamo i soli che per governare abbiamo fatto ricorso allo stato d'emergenza).
Le censure subite dal Presidente americano Trump dovrebbero averci dato la misura di quanto il potere reale sia più ampio e profondo di quello istituzionale e non soggetto a voto.
Del che possono disperarsi soltanto quelli cui piace sentirsi importanti in quanto sono nati, non quelli che hanno la percezione che nella vita tutto si deve conquistare e che sempre è lotta.

STRAPOTERE OLIGARCHICO-TECNOLOGICO
La governance mondiale si è rivelata così potente e coinvolgente da lasciar credere ai meno dotati di cultura politica e ai più carenti in esperienze umane che esista ormai un Unicum dittatoriale.
Questo ha confortato un pregiudizio diffuso tra i populisti: quello della contrapposizione tra oligarchia e popolo, che poi è la versione borghese della logica marxiana di contrapposizione tra borghesia e proletariato, e, come quella, ha una parte di fondamento e una di sbandamento. Ne consegue lo schema solutorio di conflitto sociale e di muro contro muro che conduce regolarmente al nulla. In questo trip non si notano mai le scissioni nell'unità della casta dominante, pertanto ci si preclude ogni possibilità di ragionare e di agire in modo politico e rettificante.
Insomma, il populismo oggi è come il socialismo di cento anni fa, il sovranismo è il suo incancrenimento, come il comunismo di cento anni fa. La soluzione, come allora, è globale (socialdemocrazia) o è pragmaticamente rettificatrice (fascismo). Ma nulla, dicasi nulla, degli insegnamenti fascisti, né storici né attualizzati, si trova nel populismo di oggi che vaga tra un socialismo generico, le bestialità comuniste e gli adeguamenti socialdemocratici, tutti in versione bottegaia.

MODELLI VINCENTI
Dalla “pandemia” è uscita vincitrice la Cina. Si sono anche imposte, in modo diverso, la Germania e l'Inghilterra, mentre per gli Usa il bilancio è complesso. Si è dimostrato ampiamente che solo chi mette insieme una logica statale, di potenza, d'imperialismo, con spazi vitali (almeno economici) e con disciplina popolare, è in condizioni di competere nel ventunesimo secolo.
In particolare abbiamo potuto notare come la Germania sia stata riconosciuta player mondiale e abbia fattualmente imposto due dimensioni bicefale. In una trascina l'Europa (e lo ha fatto in modo sensibile), in un'altra si bilancia con la Francia per allargare il raggio strategico dell'Europa. Significative sono risultate le trattative con l'Ungheria di Orban che hanno dimostrato da ambo le parti come tutto si possa sviluppare esclusivamente nel quadro europeo.
Malgrado la crisi, la Germania è emersa e ha offerto a tutti  noi delle proiezioni strategiche importanti, perfino nell'Indopacifico.

SCONTRI STRATEGICI
Non mi dilungo a parlare delle diverse azioni strategiche, geopolitiche e geoeconomiche che sono in atto ovunque.
I contenziosi ci stanno però afferrando tutti, che lo si volglia o no. E mentre dobbiamo a Germania e a Giappone la possibilità di evitare la saldatura della tenaglia sinoamericana, è necessario che  apriamo gli occhi sull'accordo strategico turco-britannico che finirà con il liquidarci definitivamente se non saremo in grado di rientrare in gioco.
Un altro insegnamento di quest'anno: la Brexit è una scelta di ostilità nei confronti dell'Europa e del Mediterraneo.

MODELLI PERDENTI
L'Italia della “Costituzione più bella del mondo” ha ampiamente dimostrato di non avere gli strumenti per operare. Da una palude similare la Francia uscì nel 1958, con la Quinta Repubblica. A noi invece piace giacere in un sistema da zuffe di condominio, fatto di consociativismo diffuso. Tra clientelismo, logiche mafiose, corruttela e abitudine a vivere al di sopra dei nostri mezzi, siamo riusciti a diventare la peggiore tra tutte le nazioni sviluppate. Così si spiega il fallimento clamoroso e senza pari del “Modello Italia” sia sul piano sanitario che su quello economico. E non è colpa esclusiva del governo, è il frutto di un comune sentire, agire e ragionare, che non coinvolge solo l'opposizione da parata che quest'anno è stata spudoratamente complice dell'esecutivo, ma tutta la nostra psicologia sociale. Solo il baratro in cui stiamo sprofondando potrà, forse, risvegliare qualcosa d'italico in quella che si è rivelata una fogna collettiva. Speriamo di sprofondare bene e presto!

COMUNICAZIONE E DISTANZIAMENTO SOCIALE
Come ha scritto Adriano Scianca nell'ultimo Polaris  “Stai a casa ma hai lo stesso i tuoi amici e il tuo surrogato di piazza in cui protestare (Facebook), il tuo cinema (Netflix), dal tuo divano puoi osservare il mondo (Google). Anche il sesso è a portata di mano senza doversi spostare e intrattenere spiacevoli contatti con l’esterno (YouPorn). Qualsiasi altra cosa ti serva dal mondo lì fuori, ti viene consegnata direttamente sul pianerottolo (Amazon)”.
Con buona pace dei sovranisti tutto ormai è intrecciato e solo un modo diverso d'intendere, di qualificare, di organizzare, l'era superteconologica, può consentirci libertà individuali e comunitarie che, per non essere delle macchiette tipo Amisch, devono coniugarsi con estensioni di potenza e volontà di potenza. Altrimenti saremo solo servi globali, qualunque cosa pretendiamo di essere.
In ogni caso viviamo nella rete e della rete.
Non sappiamo in quale misura tutto ciò proseguirà come quest'anno. Di certo, però, come abbiamo rapidamente appreso, la telecomunicazione e la teleformazione andranno in direzione selettiva e, se sfavoriranno le opportunità di incontri umani, favoriranno però la realizzazione di snelle minoranze qualificate sul piano interregioanale e internazionale.

Tutto ciò lo ritengo positivo: permetterà, a chi ne sarà in grado, di assumere una concezione e soprattutto una prassi che si baseranno sul reale e non sull'immaginario.
Liberi dagli inganni democratici, oltre le illusioni elettoralistiche (che permarranno a livelli di massa ma serviranno solo per avanzamenti solidi), liberi dall'inganno sovranista, disincantati dalle sirene globaliste, dobbiamo creare qualificatamente, selettivamente, fanaticamente e radicalmente, delle minoranze agenti che diano una linea pragmatica, strategica e vincente al populismo, ricollegandolo alle sue radici storiche e protostoiche e alle sue proiezioni ghibelline.
La maschera è caduta, smettetela di mascheravi dietro alle mascherine! Il 2020 ha insegnato molte cose. La principale è che il prototipo a cui v'illudete inspiegabilmente di rifarvi ha sempre avuto ragione (o meglio l'ha avuta dal 1919 al 1989) mentre tutto quello a cui vi siete aggrappati dopo è instabile, ridicolo e, a ben guardare da vicino, fa anche un po' schifo.

 

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