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Non voglio più ricordare PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 10 Febbraio 2021 01:34


Così non è che non abbia senso, così fa senso

Sono stufo di ricordare.
Prima era tutt'altra cosa. La nostra comunione con i Caduti, cioè i nostri Mani, i nostri Penati, i nostri Lari, ci legava nell'eternità. “E tutti uniti, i morti con i vivi...” si cantava traducendo quel "Marschier'n in Geist: in unser'n Reihen mit”.
Era qualcosa di sacro, non un cerimoniale qualsiasi.
Di lì partiva (o forse lì si comprovava) quell'alterità irriducibile a tutto quello che di mediocre, di vile, di caduco, e di moderno ci circondava.
Ora non è più così.
Quali siano le ragioni esatte di questo decadimento può essere spunto per un'altra riflessione. Qui mi limito a prendere le distanze dai cermoniali di questi tempi.

7 gennaio
Il 7 gennaio non si celebra più il sangue versato, la giovinezza stroncata, ma vittoriosa, in spirito e  anche fisicamente, sulla rabbia delle tenebre. Si commemorano quelli che morirono, anzi si sciorinano vagamente i loro nomi. Per l'occasione non c'è, fortunatamente, vittimismo, ma è diventata la sfilata del 2 giugno del mondo postfascista, con la messa in mostra dei muscoli, veri o presunti, delle singole tribu. Ormai lo vivo come un insulto.

10 febbraio
Peggio ancora il “Giorno del Ricordo”.
Questa è la sola cosa che Alleanza Nazionale sia riuscita a portare a casa. Ma cos'è? Un Giorno della Memoria di serie D. Perché, si ricorda, vennero straziate vittime innocenti. Perché innocenti? Ma perché furono uccisi tutti in quanto italiani, non come fascisti. Non si sa neppure quanti di loro erano fascisti e se mai ce ne furono. Si possono allora celebrare senza dovere pagare pegno.
Un modo fantastico per “essere accettati”, nel vittimismo, non nella rivendicazione.
Siamo arrivati all'assurdo di petizioni per impedire ai negazionisti delle Foibe di esprimersi.
Leggi-bavaglio della storia anche in questa direzione, ma rigorosamente di serie D. Poco importa, basta che non ci sia tensione, che il ricordo “identitario” serva come lasciapassare per rinnegare di fatto l'intero passato e, soprattutto, la sua vera essenza.
Troppa paura di restare soli? Troppa paura di andare a testa alta?

Basta!
Per me sarà il Giorno del Non voglio ricordare più.
Non così.
Non con voi.
Non come voi.
I Caduti li voglio portare in me, con la forza di un legame indissolubile che ci traspone, nell'immanenza e nella trascendenza, verso il Sé.
C'è ancora qualcuno che sa di cosa parlo?
Lo spero per lui.

 

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