Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Novembre 2021  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
  1  2  3  4  5  6  7
  8  91011121314
15161718192021
22232425262728
2930     

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Da destra risponde un gracchiare PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 08 Giugno 2021 01:40


Impaludati senza speranze eppur non sarebbe difficile venirne fuori

 


Al nulla è subentrata la disperazione.
Per decenni la palude della democrazia è stata popolata da forti richiami ideali che erano fuori tempo già dalla fine della guerra mondiale.
Nella palude, a fianco della palude, si è vissuto e si è andati a morire in nome di grandi ideali che, dopo la sconfitta dei popoli e dei guerrieri, erano però più immaginari che reali. Si è comunque vissuto e si è andati a morire esprimendo qualcosa di vibrante, anche quando c'era di fondo un'allucinazione, come fu il caso della sinistra armata degli anni di piombo.
Poi si sono spenti i fuochi ma la palude è rimasta tale quale e si è dimostrata dominante.
Perfino quelli che si ritengono estranei ad essa, anche quelli che si rifanno a ideali forti, si sono trasformati in ranocchi che nello stagno tutt'al più gracchiano bene.

Oggi la palude dominante
è talmente paludosa da aver fatto marcire perfino le alternative accomodanti del pensiero debole e da aver reso instabile e insicura di sé la casta dominante.
Eppure non è la palude e non è neppure la casta ad avere problemi, lo è chi non si sente palude, lo è chi si sente fuori casta.
La società è in crisi, la gente è in crisi, ma non lo sono né il potere né il sistema che si dimostrano fortissimi.
E quindi le reazioni, stupide e disperate, sono reazioni di sconfitti.

Le rane di sinistra
dimenticate lotta di classe, dittatura del proletariato, lotta antimperialista, si sbracciano e si sgolano in favore di qualsiasi cosa possa ancora uccidere il Padre (come se ne restasse uno): contro il sesso maschile, contro l'etnia di appartenenza, contro ogni regola o forma. La speranza disperata di questi poveracci è che, tutto annullandosi, possa un giorno emergere dal basso del basso, dall'informe dell'informe, una sorta di demone vendicatore.

Le rane di destra
dimenticate la volontà di potenza, l'appartenenza etnica e spirituale a Qualcosa di alto, la fierezza che nel differenzialismo pone tutti i popoli liberi, l'uno a fianco all'altro, alleati e non confusi, sono crollate in preda alla nevrosi adolescenziale.
Le scelte “politiche”  nella maggioranza dei casi sono sbagliate ma anche quando ne indovina una, la destra radicale, per il suo attuale sentimentalismo e per un immaginario deformato dell'originario sembra la scimmia di Zarathustra.
Ma quel che è più grave è che essa si attende un sussulto popolare, un “ritorno al buon senso”, un qualche cosa che fermi le lancette dell'orologio e lo riporti indietro. Se non fosse per la sua diserzione storico-politica, che è gravissima, essa farebbe tenerezza.

Né destra né sinistra si diceva un tempo
Vale anche oggi, fronte a queste due caricature. Non c'è niente da attendersi dall'ottimismo iconoclasta del progressismo e niente da aspettarsi dalle superstizioni con il torcicollo della reazione. Oggi, domani, dopodomani, vinceranno i Draghi e gli Attali perché loro sono in connessione con la storia, loro e nessun altro.
Se si vuole cambiare pagina si devono maritare i principi eterni con le dinamiche storiche per creare “nuovi valori” come diceva Nietzsche che non faceva confusione tra i valori (che sono soggetti a valutazione) e i principi.
Tutta la storia ce lo insegna, almeno dai tempi di Cesare.
Che gli utopisti sconfitti che gracchiano a sinistra non lo capiscano, ci sta.

Chi è imperdonabile
è la destra che gracchia, aggrappata ad aspettative grottesche e irrealizzabili, in difesa o in rivendicazione di modelli che non davano il voltastomaco tanto meno degli attuali,  decisa pervicacemente a non mettersi in discussione e a non accettare la sfida del destino, sfuggendo regolarmente il presente che si raffigura con quadri complottistici e apocalittici grotteschi che fanno torto a una lunga tradizione di saggia dietrologia.
Nel nulla – perché di questo si tratta – domina la disperazione che cerca d'ingannarsi tramite presunte speranze risibili e fallaci.
Beato colui che non attende il bacio della principessa per cominciare a capire che non dev'essere un rospo!
Eppure ci vuole così poco...

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.