Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Ottobre 2021  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
      1  2  3
  4  5  6  7  8  910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
La vergogna di Kabul PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 17 Agosto 2021 01:43

Che i grandi "analisti" non hanno colto, come tutto il resto

L'Occidente è vigliacco.
Lo è da almeno 76 anni: codardo, furbo e calcolatore.
Le sue guerre (pardon: missioni di pace) non le intraprende per le ragioni che spaccia in giro ma per dividendi inconfessabili. Con il nemico fa sempre il doppio gioco e, quando cambia il quadro, e quindi le opportunità, gli dà il via libera . E gli abbandona i suoi alleati, glieli lascia sgozzare sulle banchine dei porti mentre imbarca i propri soldati sulle navi, davanti agli aeroporti mentre decolla.
Un'ignobile macelleria provocata dall'infamia e dal tradimento.
Era accaduto in Indocina e si ripeté nello stesso luogo, ribattezzato Vietnam. Accadde in Algeria dove lasciarono sgozzare gli Harkis e perfino i civili francesi che provarono a restare nella loro terra natia. Si ripete oggi in Afghanistan.
L'Occidente fa schifo.

Il porcile afghano
Questo è il bilancio autentico della “caduta di Kabul”. Sulla quale caduta si sperticano gli esperti di politica e i nostalgici d'ideologie di mezzo secolo fa, e puntualmente vaneggiano.
La “guerra in Afghanistan” è stato un grande business che ha messo in evidenza complicità intrecciate. I talebani sono stati costantemente armati dagli americani, tramite una triangolazione con l'esercito afghano (un po' come il traffico del petrolio che va dall'Iran a Israele con tappa in Olanda).
Per vent'anni l'industria militare americana ha prosperato grazie alla guerra in Afghanistan e, per farlo, ha dovuto armare la guerriglia. Come ha fatto altrove regolarmente, anche con l'Isis (con partecipazione angloisraeliana).
La produzione dell'oppio e dell'eroina in Afghanistan, che ne è il centro principale, è stata difesa militarmente dalla coalizione occidentale che si è assicurata quote minori del dominio – americano – del narcotraffico.
La vera ragione di un ventennio di occupazione militare in Afghanistan sta in tutto questo e nei giochini del Risiko internazionale.
La “destabilizzazione” di arterie geostrategiche è sempre stabilizzazione d'interessi del Crimine Organizzato, il quale domina il mondo sia di fatto che come ideologie di vita.
I conclamati bilanci fallimentari dell'impegno americano e occidentale in Afghanistan sono completamente sballati. È stato un grande business e un gigantesco consociativismo delle porcherie. Vedremo cosa varierà, a parte le forme. Sostanzialmente non muterà troppo.
Si consideri che nella sostanza gli americani sono perfino riusciti ad attrarre il Vietnam nella loro orbita commerciale e culturale. Perdono sempre le cause sbandierate, ma centrano ogni volta gli obiettivi inconfessabili.

Il problema è l'Europa
Un'Europa che da almeno 76 anni non conosce più onore né amore.
Quest'Europa, esangue biologicamente e transgender nello spirito, è chiamata dalle nuove sfide internazionali ad assumere un ruolo che fino a ieri era perduto.
Ma come potremo noi europei assumere un ruolo qualsiasi se ci stanno bene la vigliaccheria, l'opportunismo, la furbizia e il tradimento?
Come potremo affermarci se non siamo?
Cosa potremo imporre mai se il nostro stile di vita e il nostro essere profondo sono così corrotti dal materialismo, dalla non-virilità e dall'immaginario veterotestamentario?
Come potremo ritrovare la strada dell'onore, visto che tradiamo costantemente, in ogni campo, in ogni occasione? D'altra parte è il nostro motto dalla fine della guerra mondiale. Il nostro disonore si chiama infedeltà.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.