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Sovranismo? No grazie! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 28 Novembre 2021 01:26


Non solo è oggi lo strumento primo del nemico ma la mentalità di cui si fa portatore è mortifera

Il Trattato del Quirinale può rappresentare una svolta perché s'inserisce in una dinamica internazionale molto interessante che ha visto la Ue a trazione francotedesca sfidare gli americani in Asia e nel Pacifico, resistere ai turchi, ai cinesi, agli americani e agli islamisti (da non confondere con i musulmani) in Africa e nel Mediterraneo. L'ha vista lanciare un progetto di ristrutturazione industriale e proiettarsi verso il futuro con ambizioni di unità politica e strategica.
Questa controffensiva avviene nel pieno di un avvitamento storico determinato dal declino demografico, dalla traslazione dell'asse mondiale dall'Atlantico al Pacifico e dall'ascesa cinese.
Queste ragioni, e non altre, rappresentano le cause di tutti i disagi sociali, economici, politici e culturali, ivi comprese le migrazioni di massa, che non solo non dipendono dall'Euro o da Bruxelles ma che l'Euro ha contenuto e perfino sventato in parte.
Sono anche le ragioni per le quali gli americani stringono i cordoni della borsa e le loro abituali quinte colonne (italiani e olandesi) devono cercare sponda e cooperazione con le nazioni che ci stanno portando fuori dalla loro egemonia monopolistica. Per questo, contando in ogni caso di poter giocare ad Arlecchino servo di due padroni e quindi di fungere da contrappesi, gli italiani oggi si mostrano più cooperativi nei confronti di Berlino e di Parigi. Benché a qualunque dibattito strategico partecipino, siano imbarazzanti per il continuo richiamo di fedeltà agli Stati Uniti.

Il primo nemico oggi si annida a destra
Gli angloamericani vogliono stroncare questa dinamica di emancipazione europea per ragioni diverse. Gli inglesi vogliono recuperare il controllo dell'Est Europa – sono loro ad aizzare gli animi in Polonia e in Ucraìna – mentre gli americani vogliono che il processo storico si compia con il rallentatore per costringere noi europei ad essere comprimari e non players.
I primi vogliono disgregare la Ue, i secondi toglierle il soffio vitale.
Agli uni e agli altri si rivolgono quelli che sperano di essere messi a governare come kapò nelle proprie nazioni. Incapaci di esprimere un progetto politico che non sia ridicolo, si circondano di consigliori prodotti dalle logge inglesi o cercano protettori oltre Atlantico.
Come al solito anche qui sono due i padroni che si servono e questo lo si fa all'italiana, con il trasformismo. Così i sovranisti oscillano tra la versione doc, costruita a tavolino dall'Intelligence britannica, che è quella dell'Exit e la versione accomodante che è quella di un'Europa intesa come il condominio impotente di una nuova Società delle Nazioni subalterne.
In questo preciso momento il principale nemico dei nostri popoli, della nostra dignità e della nostra potenza è perciò a destra e si definisce sovranista, illudendosi anche di aver coniato il termine che gli è stato suggerito dai padroni inglesi.

C'è buona fede ma manca del tutto la preparazione
Di questo dobbiamo assumere consapevolezza e non dare quartiere nel combattere intorno a noi questa “ideologia” straniera e contronatura.
Ovviamente c'è molta buona fede. Tutta la retorica anti-europea, anti-francese, anti-tedesca, si nutre di luoghi comuni, di distorsioni, di travisamenti, di bugie che la gente non sufficientemente attenta ha difficoltà a riconoscere e a rigettare. Non c'è consapevolezza della matrice di questa “ideologia” né della funzione letteralmente partigiana che ha assunto oggi.
La non intelligenza politica però non è un reato, l'intelligenza politica è sempre stata appannaggio di molto pochi, i più devono militare e hanno bisogno di idee-forza.
La colpa di molti sta però nella mancanza di formazione ideale, dottrinaria, storica: basterebbe quella per rigettare il sovranismo che è una versione nazionalistica assolutamente inconciliabile con l'italianità, visto e considerato che non è mai esistito un nazionalismo italiano che non fosse universale e imperiale. O meglio: è esistito per un attimo, dal 1943 al 1945, nelle formazioni partigiane di destra, costruito a tavolino dai loro padroni inglesi. Non buttano mai niente!
Se poi si facessero una ripassata sulle posizioni fasciste dagli anni trenta fino a quando è esistito un neofascismo, ovvero prima che si passasse alla società dell'avanspettacolo, difficilmente coloro che si dicono camerati potrebbero dirsi sovranisti.

Bruxelles non va bene ma il resto è peggio
Ovviamente ci sono decine di ragioni per osteggiare Bruxelles, i politici europei, le linee politiche e la composizione sociale e di potere della Ue. Peccato che quest'ostilità così accesa e istintiva scivoli su due bucce di banana. La prima è che tutto quello che si può dire contro la Ue (capitalista, liberale, mercantile, massonica, gangsteristica, multietnica) vale non solo per ognuno dei singoli Paesi europei che non migliorerebbe affatto da “sovranista” ma anche per tanti campioni esotici, dagli Usa, all'Inghilterra alla Russia. Far leva su quest'ostilità per schierarsi dalla parte del nemico e dell'occupante – che non è neanche migliore in casa propria - è specioso e stupido. Ragionando così non ci sarebbe stato Risorgimento, per non parlare della Grande Guerra.
La seconda buccia di banana sulla quale si scivola è forse quella che, psicanalicamente, spiega in modo più convincente il successo di questo sovranismo. Sulla base di quest'impostura priva di  costrutto ci si può sentire “antagonisti”, ovvero tifosi inaciditi che passano il tempo ad augurare disgrazie agli altri senza fare assolutamente nulla di concreto, di positivo e men che meno di alternativo. Perché una volta determinato un nemico sbagliato (Ue, Euro) e stabilito che sia esso la causa di ogni male, non si può fare nulla se non si rimuove questo “usurpatore”. Dal che derivano tutte le nostalgie per le democrazie parlamentari, le costituzioni, i consociativismi e tutte le fetenzie di ieri e l'impossibilità di ragionare ed agire costruttivamente fino a quando la formuletta magica non interverrà a riportarci indietro nel secolo scorso.
Si diserta quindi l'unico compito storico che si ha oggi: formare e qualificare una minoranza organizzata.

La lotta di classe in confronto è un gioiello
Un'ultima riflessione va fatta assolutamente. Su cosa si fonda questo sovranismo oggi, che cosa propone? Di favorire in modo impraticabile e fallace  il ceto bottegaio italiano, in una competizione intra-europea, che peraltro non è affatto quella che si dipinge. Aiutare un Brambilla a prevalere su di un Maier, un Lopez o un Dupont, sarebbe un atto patriottico.
Obnubilati al punto di non vedere assolutamente niente del quadro internazionale e di non conoscere le interrelazioni dell'economia europea, i sovranisti si vogliono difensori dei privilegi economici di chi parla la loro stessa lingua, poco importa se sia un porco o meno.
Niente più comunità di destino ma difesa di privilegi che si vanno perdendo.
Si tratta di una versione sbiadita, ignorante e impotente degli schemi marxisti.
Almeno lì la lotta di classe è qualcosa di vitale, di trascinante. Da superare, come comprese Mussolini, non per spegnerla e per assicurare la pace sociale ai ceti dominanti, ma introiettandola nell'interclassismo e facendo in modo che sia lo Stato a realizzare ciò che l'antagonismo rosso non può che chiudere in un vicolo cieco.
Ma se proprio la destra terminale si deve dotare di schemi economicistici e – che se ne renda o meno conto – di una rivendicazione di classe, è davvero triste che lo faccia in modo da perdere il confronto con i comunisti in modo così umiliante.
La destra terminale la sua lottuccia di classe con sbandieramento tricolore la concepisce peraltro in un modello economico vetero e ultra liberista (tali sono tutte le proposte anti Euro e anti Ue, al punto di fare un mostro dell'Ordoliberismo che è capitalismo sociale).
E qui c'è l'ultima constatazione terribile che si deve fare sulla deriva delle destre estreme.
Oggi il Potere ha assunto in sé tutta la potenza del comunismo e del liberalismo, come in una specie di polarizzazione, all'estremità opposta, cioè in basso, gli “antagonisti” di destra hanno preso anch'essi la mentalità dell'uno e dell'altro, ma soltanto nella più geometrica impotenza.
Forse sarebbe ora di darsi una sveglia!
Lo dico solo per affetto perché il domani ha bisogno di eccellenze e bastano in Europa tre o quattromila unità qualificate, tre o quattrocento in Italia. Non cerco quindi proseliti ma volendo bene a quelli che appartengono alla mia antropologia spero che escano da questo tunnel in cui si sono murati vivi.



 

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