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La memoria della politica PDF Stampa E-mail
Scritto da barbadillo.it   
Venerdì 14 Gennaio 2022 00:40


Intrevista a Rino Formica che, assieme a Craxi, trentadue anni fa mise fine alla fandonia dello sragismo fascista

La politica è una cosa seria, soprattutto verso le elezioni del Quirinale. Rino Formica cuoce a fuoco alto le ambizioni di Mario Draghi. Per lui, l’ex presidente della BCE sarebbe palesemente inadatto alla bisogna: «I banchieri non hanno una visione di lungo periodo».

Intervistato da Concetto Vecchio per Repubblica, Formica stronca inoltre anche i sogni di Silvio Berlusconi. Per l’ex leader socialista, l’impegno del Cav sarebbe di “testimonianza”. Giusto per far vedere a tutti che lui, a ottantacinque anni e alla guida di un partito in caduta libera nei sondaggi, è ancora un protagonista assoluto della vita del Paese.
Formica ha stroncato così un’eventuale ascesa di Draghi:
«Temo che sia inadatto. In lui prevale la cultura del banchiere. I banchieri non hanno una visione di lungo periodo, sono attenti alla convenienza di quel che il mondo offre in quel momento».

Similitudine con Ciampi? Per Formica no:
«Ciampi era un uomo di cui si conosceva il pensiero politico. Prima della Banca d’Italia, aveva partecipato attivamente non solo alla Resistenza, ma alla fondazione del Partito d’Azione. Di Draghi non sappiamo nemmeno per chi vota. Il modo con cui tutela il suo segreto è allo stesso tempo una dimostrazione di debolezza e di potenza».

Su Berlusconi, Rino Formica ha le idee chiare:
«Ma lui sta usando la candidatura come elemento di sopravvivenza: “Gli altri mi ignorano e io mi candido”. In questo modo conforta se stesso. Non lo vogliono né Salvini né Meloni, a ben vedere. Lo sa anche lui. Perciò si accontenterebbe di avere trecento voti, sarebbe già una bella soddisfazione dinanzi all’opinione pubblica, e poi tornerebbe ad occuparsi delle sue ville».

Ma la vera incognita è il Parlamento. Mai così debole, per Formica, dai tempi di Tangentopoli. Un altro segnale ineludibile della debolezza della politica mentre si prepara la sfida più importante di tutte, quella del Quirinale:
«Per la prima volta un Parlamento decomposto dovrà produrre un composto. Non ho mai visto una situazione più terremotata di adesso. Forse nel 1992 c’era un clima simile. Il Parlamento è incontrollabile. Un terzo sa che è in soprannumero, vista la riduzione dei seggi. Un terzo è consapevole che non sarà ricandidato. E un terzo è espressione di capi che non contano più nulla. Potremmo trovarci così dinanzi a mille volontà diverse».

 

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