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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 03 Febbraio 2022 15:30


La metamorfosi kafkiana dell'ex destra radicale e le insidie inquietanti che rischiano di accompagnarla

Per Carl Schmitt la prima cosa in politica era riconoscere il nemico.
Da allora la società è stata fagocitata da se stessa e tutti gli schemi sono stati introiettati dal sistema, tant'è che le linee di faglia e perfino le tentazioni rivoluzionarie si trovano al centro o tra i moderati.
L'ammonimento di Schmitt è pur sempre valido, solo che, nell'ammucchiata odierna, il nemico te lo trovi sempre e soltanto vicino.
A livello di unità del sistema il nemico lo hai in alto e si può riassumere sbrigativamente in Alta Finanza e Open Society. Poiché, però, ad esse può solo rispondere una rivoluzione antropologica, ecco che s'interviene scientificamente perché questa non abbia luogo e affinché le reazioni emotive di tante categorie sociali e culturali vengano ingessate in stupidi dogmi incapacitanti che servono a neutralizzare le potenzialità e a trasformare i possibili ambienti di cambio in elementi di attrito per conto terzi.

Et dona ferentes
Certi ambienti religiosi - ebraici, protestanti e cattolici - legati per loro stessa felice ammissione agli Usa e alla Cia, intrapresero già sul finire degli anni Ottanta il percorso di fagocitazione per trasformare le destre radicali in ogm schierati (in)consapevolmente alla retroguardia, agli ordini di logge Wasp.
La situazione è evoluta e ha aperto tutta una serie di potenzialità contro le quali le destre terminali sono state regolarmente utilizzate (in)consapevolmente e scioccamente.
Nell'evoluzione post-democratica, nelle nuove contese di potenza, nell'esplosione tecnocratica, è evidente che il quadro politico cambierà ancora e, in attesa di una ricomposizione, oggi ripartono alla carica per controllare capillarmente l'ambiente e utilizzarlo nei loro schifosi giochi e nella loro perversa visione del mondo che, non si capisce come, sta facendo presa laddove in linea di principio dovrebbe esisterne una opposta.

Chi sono?
Sono gli eredi - e talvolta gli stessi protagonisti - del verminaio Stay Behind, P2 e compagnia bella: cioè di quelli che in Italia presero sui fianchi l'estrema destra per farne scudo alle loro porcherie e sacrificarla poi ai loro compagni di merenda comunisti con cui  in realtà andavano a braccetto e si spartivano tutto, nomine ai servizi incluse.
Anche con il loro attuale “nemico”, ovvero gli jihadisti, vanno d'amore e d'accordo, visto che sono stati i servizi occidentali a creare Al Qaeda, il salafismo e l'Isis e che Usa, Inghilterra ed Israele sono alleati con le potenze regionali che li finanziano e li sostengono.
Come avevamo previsto fin dalla caduta del Muro, qualche anno dopo l'inevitabile strategia americana di riedizione di Jalta si è suddivisa in “minaccia di potenza” (la Cina) e “minaccia ideologica” (l'Islam). Così l'islamismo (che non è l'Islam) ha preso il posto della minaccia insurrezionale e terroristica rossa, con gli stessi padrini e padroni: ovvero il potere occidentale.
La retorica anti-Islam in Occidente oggi ha preso il posto dell'anticomunismo gladiatorio. Non si oppone affatto agli jihadisti, che solitamente sono combattuti da musulmani, ma funge da catalizzatore ipnotico dell'insofferenza, mosso a paralizzare ogni iniziativa autonoma dei governi d'Europa che stanno provando a calmierare la minaccia e l'immigrazione (che comunque non sono sinonimi). L'anti-islamismo serve per far vivere l'islamismo: è una tattica elementare, Watson!
La stessa della Gladio di ieri.
Questo e la retorica anti Ue e anti-Euro formano l'ideologia americana di oggi, a cui si è aggiunta una spasmodica difesa della democrazia, del Parlamento e della Costituzione: tutti elementi di attrito per una svolta post-democratica seria di cui si sente davvero il bisogno.

“L'Occidente contro l'Europa”
a questo – che poi è lo schema della Seconda Guerra Mondiale – si può ridurre tutta l'ideologia dell'operazione in atto nelle destre un tempo radicali, poi terminali e, infine, chiamate oggi a far fronte alle metamorfosi necessarie. Chi tifa per quest'idologia e per questo progetto, intende trasformarla alla Kafka, in uno scarafaggio malato, e va detto che ci sta riuscendo abbastanza bene.
Chi parla di “exit”, chi si oppone all'idea di Europa, chi, incapace di letture delle dinamiche dietro le quinte, straparla di complotti oscuri e fumettistici, chi casca nella trappola americana dello “scontro di civiltà”, chi vuole contrapporre le due sponde del Mediterraneo, chi immagina la sua identità con una visione zoosociale genericamente bianca e si sente di casa anche in Usa, chi nel nome di quella stessa visione zoosociale parla di radici giudeocristiane, chi tesse le lodi della Costituzione, chi vuole riaffermare la centralità del Parlamento, chi – con rimasticamenti disinvolti di Auriti – fonda tutto su presunte logiche monetarie, chi odia tedeschi e/o francesi e ama israeloamericani, chi riduce tutta la politica a una questione sociale e quest'ultima a rivendicazioni bottegaie o parassite, è sempre schierato per l'Occidente contro l'Europa. Cioè contro di noi. E questi li troviamo soprattutto a destra e, ancor di più, tra gli estremisti a destra.

Il nemico è nell'Acropoli
I tempi non sono quelli del movimento rivoluzionario, ma dell'aristocrazia rivoluzionaria. Non sto lanciando quindi l'appello a lasciare il contenitore in cui ognuno si trova per cotruirne uno nuovo: non sto facendo del durismo e purismo. Voglio però ricordare a tutti che, dal come è congegnata oggi la società e di converso la politica, il nemico non lo abbiamo di fronte ma accanto a noi o dietro alle spalle e ognuno deve combatterlo lì dove si trova.
Né Soros, né la Boldrini, né Draghi interverranno mai in alcun modo sulla natura e sulla morfologia delle destre terminate né sulla loro metamorfosi: lo faranno però i complici del Nemico, sia a livelli più alti (Savona, Bagnai) sia a livelli più bassi, che si tratti di agitatori alla Paragone o di presunti influencers culturali alla Giubilei le cui infezioni dilagano in ambienti che finiscono con l'esaltare un Rudolph Giuliani.
Non si tratta di casi isolati: in tutta Europa la macchina è in moto e sta occupando il terreno. Le destre estreme liberali e occidentaliste verranno sicuramente mosse contro la Civiltà e sta a noi impedirlo o almeno ridurne la potenza.
L'emblema assoluto di questa metamorfosi kafkiana, in cui l'orribile, il grottesco e il beffardo si fondono e si confondono, lo abbiamo in Francia con l'ineffabile Zemmour.
Poiché la macchina si è messa in moto, si sappia che per format si accompagna con provocazioni e repressioni; queste ultime già s'intravedono e rischiano di diventare di un certo rilievo.
Le formazioni della destra terminale, risvegliate per elettrochock dalla gestione pandemica e in gran parte tornate così a orientarsi alla Stella Polare, sono nel mirino. Sostituire, anche con la violenza giuridica, le loro dirigenze con rigurgiti di logiche arcaiche fa probabilmente parte del piano e consiglio un po' tutti gli elementi sani di stare molto attenti.
Lo scontro è inevitabile e andrà combattuto. Da questa parte ci sarà chi è per l'Europa contro l'Occidente. Non c'è posto per altri: o sono velenosi di per sé o sono inutili. Comunque non parleremo mai la stessa lingua né lo stesso linguaggio dell'anima.


 

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