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C'è un mondo da denazificare PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 04 Marzo 2022 07:10


E non lo sapevamo. Intanto nella Jalta dei ProRux-NoRux si prova a fermare la storia ma non ci riusciranno

Avevo vinto la Seconda Guerra Mondiale e non lo sapevo.
L'Occidente si allarma perché il novello Hitler sta provando la sua Anschluss personale, per la verità senza brillanti risultati, mentre rivolge un appello internazionale per denazificare il pianeta.
Mi sono perso qualcosa in quest'ucronia. Mi ritrovo in un mondo nazista e antisemita a cui appartengono israeliti come Zelenski o Zemmour, e paladini della causa ebraica, come Putin che vanta un'educazione in una famiglia lubavich, il sostegno personale al museo ebraico dell'allora Leningrado, una figlia ebrea ortodossa e iniziò otto anni orsono la sua propaganda di guerra contro il regime “nazista” di Kiev attorniato da rabbini e con tanto di kippah in testa.
Non ci fosse il lato tragico a nobilitare il tutto, potremmo dire che ci troviamo in un film di Mel Brooks o in un Monty Pithon.
O più precisamente in un manicomio a cielo aperto nel quale il disturbo binario ProVax – NoVax si è trasposto in ProRux – NoRux come avevamo previsto.

Parteggiare
Ci si può sentire coinvolti nel conflitto. D'altronde a quanto riportava il Corriere ci sarebbero diciassettemila volontari da cinquanta nazioni che si sono arruolati nei due campi. Chi ritiene che questa sia la sua guerra e ha deciso quale campo denazificare non ha che da partire invece di passare le giornate sui social a insultare l'altro fronte.
C'è poi il tifo che funziona così: i cittadini di una parte ascoltano la propaganda universalmente sovietica (sia occidentale che russa) e s'inquadrano nel Socing locale, oppure, in una percentuale minore, prevista e anch'essa utile alla tenuta dello schema, rovesciano il messaggio e si lasciano trasportare oniricamente, nel campo ucraìno se si è prolet russi, in quello putiniano se si è prolet occidentali.
E la grande Jalta, che sostiene il sistema nell'annullamento degli opposti sterili e impotenti, ringrazia.

Jalta o terza via
Esiste, come sempre, una terza via che consiste nel mantenere la lucidità e nel cercare soluzioni. Politiche per i politici, programmatiche e mitiche per gli idealisti che alla politica, alla fin fine, spianano la strada.
Durante la Jalta classica le due Gladio (bianca e rossa) si alimentavano a vicenda e ci tenevano in stato di sudditanza. Le dirigenze politiche con un minimo di fierezza (De Gaulle, Mattei, Jobert, per fare dei nomi) giocavano a tutto campo con una trasversalità che non andava così lontano dal tercerismo antimperialista e dall'ideale dell'Europa Nazione delle avanguardie rivoluzionarie che non disdegnavano di considerare Mosca come soggetto politico e non soltanto come la sede dell'Orso ingordo, benché – a differenza dei gladiatori – fossero proprio loro a scontrarsi, talvolta a spararsi, con i bravi del Don Rodrigo tartaro.
Oggi ci risiamo. La tensione che si è alzata e che viene rinchiusa nell'ennesimo schema di Jalta necessita di uno sfogo che, sia la politica, sia l'economia richiedono in Europa.
Questo vuol dire che, comunque vadano le cose, un risultato positivo già c'è ed è che la Ue si riarma e cerca un ruolo da protagonista. Ora sta alle avanguardie (c'è nessuno?) fare in modo che questo abbia un senso programmatico e mitico un po' diverso.

Vogliamo la pace
Non la pace per la pace, che non ci piace, non la pace sacrificando qualcuno, non la pace alzando le mani in segno di resa, Vogliamo la pace dei bravi e la vogliamo per spezzare la saldatura di Jalta. Una pace che riprenda la dinamica Parigi-Berlino-Mosca, disattesa oggi dal Cremlino. La vogliamo con criterio e con onestà. Nessuna voglia di lanciare giudizi morali sull'operato russo, né di giustificarlo perché anche gli altri. Vero: rubano tutti, vero: tutti spogliano e stuprano, vero: tutti sono banderuole. Questo però non assolve nessuno.
La Russia può avere tutte le ragioni soggettive del mondo, ma ha invaso l'Ucraìna che continua ad affermare di voler annettere. Da una parte c'è un esercito aggressore, dall'altra un popolo aggredito che combatte fieramente. So che il senso di cavalleria – quello che spinse i tedeschi a proporre le decorazioni per i capi della rivolta di Varsavia – non va più di moda. So che ci sono le giustificazioni pronte, tra governo e gay pride, pur di stare, una volta nella vita, dalla parte di chi dovrebbe prevalere e probabilmente lo farà, ma sta faticando parecchio.

Intese
Ci possiamo fare tutti i progettini che vogliamo ma o si rimane prigionieri negli schemi di Jalta, che oggi si presentano più complessi e intricati, o li si spezza. Per spezzarli serve un'Europa forte (che forse si farà non con Putin come avremmo preferito, ma a causa sua) e sono necessarie intese strategiche. Un'intesa strategica in reciproca autonomia tra Europa e Mosca eurasiatica era e resta nei piani tedeschi, francesi e di buona parte del Cremlino: la scelta di Putin l'allontana di parecchio ma le forze della storia e della realtà attraversano come fiumi carsici gli eventi di superificie per clamorosi che essi siano.

L'Europa e la Russia
Non si può fare alcun progetto se non si sa distingure chi si è dai propri interlocutori che possono essere alleati, rivali, nemici, ma che sono altro da te.
L'Europa è una cosa, la Russia è un'altra e non siamo solo noi a dirlo, è la Russia stessa che reclama giustamente la sua natura e il suo destino in senso eurasiatico col che non ci considera nemmeno come una periferia. Gli ucraìni invece si sentono Europa e, qualsiasi siano le soggettive interpretazioni politiche e i sentimenti di ciascuno, oggi Putin ha attaccato carnalmente l'Europa ed è questo il vulnus che va cicatrizzato.

Ma Jalta sei anche tu
Lo schema di Jalta oggi si gioca in ProRux – NoRux. Se come forma d'ipnosi e d'impotenza hai scelto la ProRux, se la tua erezione te la cerchi per transfert in carri armati altrui, se il tuo vaccino è il Liberatore dai vicini che odi, allora accetti – rovesciato – lo schema di scontro di civiltà e sei un perfetto Stay Behind benché non te ne renda conto.
So che sei in difficoltà perché il tuo campione della razza bianca e della difesa della Cristianesimo ha invaso una terra bianchissima e religiosa e ha mandato all'assalto masse dell'Asia Centrale e truppe musulmane. Il tuo Hitlerev chiama a denazificare.  Cosa ti resta? Quello a cui ti aggrappi ultimamente: Putin è contro il gender. Concordo, ma questo vale per quasi tutti i governi di società il cui grado di “sviluppo” è più lento del nostro benché siano comunque avviate su quella china.
Il nostro problema – da cui il gender – è l'aids spirituale e culturale che accompagna la perdita della virilità spirituale e della luminosità olimpica. Non è che l'Isis che uccide gli omosessuali sia un esempio di virilità spirituale e di luminosità solare, tanto per intenderci. In Francia nella Collaborazione c'erano diversi omosessuali, la Resistenza comunista era fatta di maschi alfa. Dovevamo quindi stare dalla parte dello sbarco in Normandia? Questa logica la si può applicare anche per l'invasione persiana in Grecia.
Come elemento di esaltazione dell'invasione russa, oltre che pretestuoso, a me questo pare abbastanza cretino. Ma non ne restano altri visto che ogni argomento posto sul tavolo vale per ambo le parti.

Vecchi dentro
ProRux o no conta poco, il vero spartiacque è tra coscienza e sonnambulismo voluto, tra chi vuole sempre e comunque agire e chi preferisce affidarsi a quel che c'è ed esserne agito. Chi continua a sentenziare che non è tempo di terze posizioni, che si deve stare da una parte o dall'altra (che sono esattamente la stessa), chi affida le sue aspettative a un salvatore utopico, in realtà è morto dentro ed è proprio perché è morto dentro che non ha ambizioni e volontà e le cerca servilmente fuori di sé mentre grida scomposto e stridente che tutto il resto è inutile.
Dovrebbe essere un'attitudine dei vecchi, un sentimento di fine vita.
Ormai sono più anziano di quasi tutti voi, ma a un passo dai settant'anni io ho ancora una fede e credo nelle nostre energie e nel nostro destino e non mi rassegno né a sperare in una caricatura post-moderna di Stalin né a seppellire l'idea dell'intesa con l'Est.
Non credo di essere Peter Pan e nemmeno di essere poi così solo.
Certo che quando vi leggo, quando vi guardo, quando vi trovo arresi, incattiviti, rabbiosi, ma comunque sconfitti, quando vedo che avete capitolato e scopro che avete non novanta ma sessanta, cinquanta, talvolta vent'anni, mi viene da chiedervi: ma perché siete così vecchi?
Credo che là dove si combatte siano molto più giovani di voi.
Ma lì hanno un sogno che vi sforzate inutilmente di sporcare con il sarcasmo degli esseri inferiori, lì non dormono in piedi in perpetuo stato d'incoscienza: ecco perché loro, comunque, hanno già vinto e voi – gli impossibilisti dell'Europa – siete dei morti che camminano pieni di rancore.


 

 

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