C'era una volta Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 20 Marzo 2022 01:04


In quegli anni fortunatamente non si ragionava così

 

Quando ero giovane si ragionava in modo diverso.
Sarà che stavamo sempre in azione e all'erta, sarà che ci si menava e che si moriva, sarà che tra sogni, utopie, entusiasmi e follie, la nostra percezione del reale era intensa e non cervellotica, non schematica, non livorosa.
Fatto sta che certe costruzioni mentali di oggi, allora non erano concepibili.

Sostenere che Azov sia con Zelensky, che sia per la Nato, che sia al servizio di Soros, del Gay Pride e via dicendo, non sarebbe mai venuto in mente a nessuno. Non solo per il rispetto per i combattenti e i guerrieri ma perché certi ragionamenti li può fare solo chi le cose non le vive.
Nessuno si sognò di dire che quando ci battevamo contro i rossi eravamo della Nato o di Gladio (che tra l'altro non ci venne mai in soccorso e talvolta lo fece con loro). A nessuno venne mai in mente di stabilire che non si dovesse riconquistare Trieste perché eravamo un paese nella Nato e perché Tito, da non allineato, era più rivoluzionario di noi.
A nessuno balenò l'idea di accusare chi aiutò gli Ustascia di essere un agente del Patto Atlantico.
A nessuno venne la balzana tentazione di condannare le rivolte popolari di Praga o di Danzica perché in fondo Jonhnson, perché in fondo Nixon...
Nessuno ha mai pensato di accomunarci a Fanfani, a Moro o a Cossiga perché ci scontravamo contro quelli che osteggiavano anche i loro governi.
E ancora nessuno si sognò di sostenere che Autonomia Operaia, le Brigate Rosse o il Pci avevano ragione di combatterci perché – geopoliticamente – rappresentavano l'oriente contro l'occidente.
Né a qualcuno venne l'idea di rovesciare lo schema dell'uccidere un fascista non è reato, sostenendo che la responsabilità fosse in fondo nostra perché provocavamo i rivoluzionari.

Allora si era in una società viva, non ghettizzata, non parcellizzata, non virtualizzata, e questo spiega perché fossimo sensati. Forse avevamo anche chiare una serie di gerarchie etiche e di pensiero.
Che oggi, mentre qualcuno combatte per difendere la sua terra, si pretenda che lo faccia per la finanza apolide, per gli americani o per l'lgbt, oltre ad essere ignobilmente offensivo per chi combatte e muore, è solo il frutto della distorsione psichica e spirituale in atto.
Peccato per chi ne è vittima. Non solo perché si ritrova ad essere meschino e umanamente infimo, ma in quanto con i dogmi astrusi e indiscussi in cui imprigiona i suoi neuroni non è più in condizione di esprimere un ragionamento logico, solo un concetto rigido che non ammette verifica e  rifiuta tutto quello che costantemente ne confuta la validità.
Infine questi ragionamenti sono disfattisti perché comportano tutte le ragioni per non fare niente e vivere da schiavi. Eppure chi li fa crede di essere libero e magari rivoluzionario!
Del resto ci sta, ormai siamo al selfie della rivoluzione.

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Marzo 2022 12:24