Pace in giustizia Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 13 Settembre 2022 16:02


È possibile mirare a un esito giusto e con prospettive per l'avvenire? Sì ma  di sicuro non con i "pacifisti" manovrati e inverecondi che si agitano di questi tempi

La sonora batosta militare che i russi hanno subito dalla controffensiva ucraìna solleva qualche  interrogativo. Chi conosce la storia russa non può certo tenere in grande considerazione questi “giocatori di scacchi”.
Fin dai tempi degli Zar l'incuria e l'indolenza sono paradigmatiche, ma questo è sufficiente a spiegare come a Mosca non si siano accorti, via satellite, dei movimenti ucraìni?
Ai tempi in cui si “scoprì” Echelon (il cui vero nome era UKUSA) esisteva una polizia satellitare autonoma, russa, la FAPSI, che operava mediante i satelliti russi e contava ben 53.000 agenti prima di fondersi nel 2003 nell'FSB. Se di potenza russa si può parlare, nucleare a parte, lo si può nel satellitare. Possibile che dormano tutti in piedi e che sia così facile fargliela sotto il naso o c'è da ipotizzare un doppio gioco in Russia?

Putin o non Putin
Si fa ultimamente un gran parlare di una possibile rimozione di Putin, contro cui si starebbe complottando come suggeriscono una serie di errori militari che lasciano ipotizzare sabotaggi e una moria continua di russi eccellenti.
Possibile? Forse, ma non mi fossilizzerei sul personaggio che alcuni idolatrano e altri demonizzano. La sua intera storia ha esclusivamente tre costanti: una retorica di Russia escatologica, un amore indiscusso per la causa ebraica, sempre ribadito in parole ed opere, e il potere per il potere.
Ma di fatto è il capo bastone al centro delle oligarchie mafiose, cui assicura equilibri e sintesi mentre versa due soldi di tasse alla sua stessa nazione inviando all'estero ricchezze infinite.: un Alcaponev.
Egli è il fulcro della bilancia ma sotto di lui la politica russa che si articola anche da sola è mutata almeno tre volte, con altrettanti cambi di classi dirigenti e ministri. La Russia di oggi va nel senso opposto alla Russia del 2001-2011, quello della cooperazione strategica con l'Europa e dell'intesa Parigi-Berlino-Mosca che è stata troncata da loro, non da noi.
Ciò che conta non è se l'equilibrista Putin resterà o meno al Cremlino, ma quale dirigenza politica e strategica si darà la Russia. Continuerà con l'egemonia asiatista (che poi ha come persone chiave membri della Trilateral) e punterà quindi ad abbandonare del tutto la linea europea o uscirà dall'accordo/trappola con gli americani che l'ha precipitata in questo disastro che ha come primo fine quello di contenere, dividere e ritardare l'Europa?

La pacificazione difficile
Il successo militare degli ucraìni è un gran bel segnale e ci fa assolutamente piacere come europei e come innamorati dei popoli che respingono i loro invasori. Quello che però va scongiurato è che l'Ucraìna diventi la trincea di separazione netta tra due mondi facendo così il gioco americano, che l'Inghilterra vi acquisisca un'influenza decisiva, guadagnata comunque sul campo, e che così la nazione martoriata diventi l'elemento di spaccatura in due dell'Europa come alcune centrali Wasp – con corollario di servetti russi – auspicano.
Per questa ragione coloro che possono rientrare in gioco per risolvere la situazione, ovvero Germania e Francia, devono assolutamente sperare in un segnale importante che faccia digerire l'apertura delle trattative, di qui il suggerimento di deporre Putin.
In realtà la questione è più spinosa perché al momento non si vedono ragioni per cui gli ucraìni accetterebbero di concedere ai russi qualcosa, neppure la sovranità in Crimea.
Difficile d'altro canto che gli americani permettano agli ucraìni di vincere la guerra o anche che i sabotaggi russi si estendano a tal punto. Sempre che la belva ferita, pur di evitare il tracollo interno, non passi del tutto la misura, il che è ancora possibile.
Ragion per cui se vogliamo trovare una via d'uscita dovremmo inviare oggi stesso truppe europee a Kiev, partecipare allo sforzo ucraìno senza lasciarlo in mano agli inglesi e su quella base trattare subito con Mosca.

Una pax virile e non il pacifismo servile
Pacificare a est, rendendo giustizia all'Ucraìna, è un obiettivo fondamentale. Non per il prezzo del gas o per i contrabbandati boomerang delle sanzioni, in quanto abbiamo già analizzato come e quanto la situazione economica dipenda da fattori che con tutto questo hanno ben poco a che vedere. Lo è per uno sviluppo strategico e per l'indipendenza gran continentale.
Ma non si può assolutamente parlare di pace da “pacifisti”, da “neutralisti” o da pezzenti dei russi.
È in atto una manovra in tal senso che accomuna due aree: quella comunista che per coazione a ripetere sta rimettendo in scena il pacifismo pro Kgb e tutta un'area destronazionale di tradizione atlantista con lunghe frequentazioni dell'Ambasciata americana e dei salotti inglesi.
Per ragioni forse diverse ma complementari essi sono complici nel lavorìo di paralisi e di smembramento che ci viene servito.
Abbiamo potuto verificare come gli angloamericani ad est favoriscano i falchi e ad ovest le colombe, o per meglio dire, i piccioni che mendicano briciole.
Quelli che, come Alemanno e circo annesso, si agitano per questa pacificazione che non si otterrebbe per la fermezza nelle trattative con il Cremlino ma per lo stop alle armi a Kiev e alle sanzioni alla Russia, servono al tempo stesso Mosca e Washington. Sarà anche un paradosso ma i puntini sono chiari e mettendoli assieme il disegno che ne viene fuori è inequivocabile. Questa genere di pacificazione per sabotaggio la chiede la Gladio con Inzerilli, la chiedono generali italiani della Nato, la chiedono molti dirigenti di Lotta Continua, quella che, filiata dai Quaderni Piacentini della Cia, stampava il suo quotidiano nella tipografia del Daily American grazie al socio americano Cunningham jr che poi divenne il rappresentate di Reagan nell'Europa occidentale.
Soprattutto però le tesi “alemanniane” non sono farina del sacco di un ambiente incapace perfino di questo ma sono state prodotte con oltre un mese di anticipo in Francia da Pierre Lellouche, già Segretario di Stato di Sarkozy. Ovvero della presidenza eversiva in senso atlantista della politica francese, espressione delle lobbies che si opponevano alla sovranità parigina e che per conto dei loro padroni s'immischiarono perfino nella strage di Bologna, contribuendo con depistaggi antifascisti e andando infine concretamente e ripetutamente a sostegno del depistaggio nominalista della matrice “palestinese”. Fanno i filorussi ma i loro padroni sono sempre gli stessi!

La pace possibile
Le proposte di pace così imbandite sono vergognose, ottosettembrine, irricevibili, fanno letteralmente schifo. Non servono a pacificare ma c'inducono a strisciare, più come vermi che come serpenti.
Se vogliamo la pace e cerchiamo una ricostruzione geostrategica, energetica e militare, da un lato dobbiamo sostenere politicamente il partito europeo in Russia nel suo braccio di ferro con gli asiatisti della Trilateral e dall'altro lo sforzo militare ucraìno, senza lasciarlo esclusivamente nelle mani degli inglesi. Tutto il resto, per quante giravolte pseudo-razionali si possano fare, va a rafforzare il potere Wasp e a indebolire noi.
Ma a questo punto intervengono un paio di domande che temo siano retoriche.
La prima è: coloro che in questo sabotaggio da partigiani non stanno eseguendo consapevolmente gli ordini dell'apparato gladiatorio ma lo fanno perché credono nelle ragioni della Russia e costruiscono il loro intero immaginario partendo da un Male Assoluto da rimuovere, cioè questi  “anti-Nato” dell'ultima ora che sono spesso dei fans di Trump, vogliono davvero opporsi al potere Wasp? O sotto sotto non lo preferiscono, invece, rafforzato, per poter inveire più disperatamente alla luna?
La seconda è: in realtà non sperano proprio in una cosa e in una cosa soltanto, ovvero che c'indeboliamo noi?
Per chi vive di rancori e rifugge costantemente l'agire in prima persona, per chi sostiene che tutto qui è perduto e non ci può essere più nulla da fare, per chi è disintegrato nel profondo – ché di niente altro si tratta – diffondere l'autolesionismo e il nichilismo suicida potrebbe essere il desiderio principale.
E qui il cerchio del nuovo ottosettembrismo si chiude con tutte le sue componenti antropologiche e psicologiche.