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Primo maggio: Fidel Castro, "Cuba si difendera' fino all'ultima goccia di sangue" PDF Stampa E-mail
Scritto da Agr   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

Fidel Castro ha celebrato il primo maggio cubano con un discorso di due ore a L'Avana.

HABANA -Il lider maximo ha detto che la sua nazione si difendera' "con la legge e con le armi, se necessario sino all'ultima goccia di sangue" contro eventuali azioni militari statunitensi che volessero rovesciare il suo governo. Tali affermazioni sarebbero una risposta alle indiscrezioni secondo cui il rapporto della Commissione Usa per Cuba Libera indicherebbe misure per accelerare la transizione democratica dell'isola del centro America, senza escludere peraltro un'azione militare. (Agr)

 
Achtung Banditen PDF Stampa E-mail
Scritto da A. Mezzano   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

E così i carbonari risorgimentali erano banditi e Giusti un traditore per l’impero Austriaco, gli insorti Americani e quelli Irlandesi erano banditi per l’Inghilterra, i pellirosse erano feroci selvaggi per i coloni Americani, e così via.

E’ prerogativa di ogni potere politico la visione schizofrenica che distingue amici e nemici in patrioti e banditi, a prescindere da ogni considerazione di merito, ma unicamente in funzione della presunzione di essere dalla parte del giusto e di rappresentare sempre e comunque la parte che ha ragione!

Persino Bin Laden era un patriota quando combatteva contro i Russi ( e non lo faceva certo in punta di fioretto..), ma è diventato un bandito ed un terrorista quando si è rivoltato contro gli USA mentre il generale Musharaf, che domina il Pakistan con esercito, polizia e capestro è un «caro ragazzo», amico dell’occidente e delle democrazie..

Potremmo continuare all’infinito con gli esempi dell’ipocrisia del potere e con la sua pretesa di far ingoiare ai Cittadini le panzane che fanno comodo al momento, pronto a rivoltare la frittata non appena cambi il panorama strategico o mutino gli interessi di quelle lobbyes elitarie che comandano il mondo a dispetto delle democrazie apparenti e fasulle, di facciata.

Ora tocca all’Iraq dove un esercito di invasione, armato di carri armati, elicotteri, bombardieri, missili e quant’altro di più efficace e moderno offre il mercato militare, ha conquistato un territorio ( senza per altro saperne tenere il controllo), ha ucciso migliaia di iracheni civili più che non militari, e mantiene la sua presenza a prezzo di gravissime perdite umane che, se non altro, riscontrano che il popolo Iracheno non vuole né essere «liberato», né essere « democraticizzato», perlomeno non secondo i canoni USA.

Ed allora ecco la guerra mediatica ed ecco che la resistenza all’invasione viene chiamata terrorismo, gli Iracheni che non vogliono il dominio e la tutela di una nazione straniera che non stimano e non amano, sono chiamati banditi, i capi di quella religione islamica che è l’essenza tradizionale in cui quella civiltà si esprime sono fanatici e che i soldati che perpetuano l’occupazione, tra i quali purtroppo anche gli Italiani, sono chiamati con il più ipocrita degli eufemismi, «costruttori di pace».

Una pace che si porta imponendola con i carri armati, uccidendo chi vuole solamente essere arbitro del proprio destino e padrone di sbagliare, se del caso, ma secondo la volontà propria e non secondo quella altrui.

E’ utile ricordare che i pretesti per cui quella guerra all’Iraq fu voluta si sono rivelati falsi non essendo state trovate le armi di distruzione di massa di cui Bush cianciava e non essendo stato trovato nulla che documenti i presunti legami con Bin Laden ed Al Quaeda.

Eppure la pretesa di restare ad occupare l’Iraq e l’arroganza di non chiedere scusa per le migliaia di morti causati da pretesti rivelatisi inconsistenti, continua, rivelando indirettamente, che i motivi che hanno spinto Bush ed i suoi servi Europei a scatenare quella guerra erano, di natura politica per cercare il gradimento elettorale dopo l’11 Settembre, strategici nell’illusione di creare una testa di ponte filo Americana in un punto fondamentale dello scacchiere orientale e dare un segnale forte che chi si oppone ( come Saddam) alle mire di Israele fa una brutta fine ed economici per l’evidente vantaggio di avere il contro

 
I Mille e un volto di John Kerry PDF Stampa E-mail
Scritto da Elizabeth Schulte   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

John Kerry è il candidato alla presidenza degli Usa del Partito Democratico. Secondo l'establishment democratico e i media, la chiave del successo del senatore del Massachusetts é la sua "eligibilità".

In altre parole, anche se si fa un pò di retorica liberale qui e là, Kerry é un candidato di cui né George W. Bush, né i suoi consiglieri non possono dire che è "troppo radicale".
In realtà, Kerry é un iniziato, un uomo di Washington (cioè un membro dell'establishment) nella sua integralità. Possiede tutto quello che l'America delle multinazionali - e del Partito Democratico - vuole vedere alla Casa Bianca.
Elizabeth Schulte esamina il passato (putrido) di John Kerry.
”Un uomo caratterizzato dai suoi conflitti interni", tale é il ritratto dato dal Boston Globe in una serie di cinque articoli apparsi nel giugno 2003. "Il super-eroe del Vietnam é divenuto un oppositore della guerra; il ribelle liberal dai capelli irsuti divenne un accusatore..." si poteva leggere sul Globe.
Avete l'impressione d'avere già letto ciò? Qualcuno non aveva scritto un libro su un tale soggetto, nel 1800: Il Dottor Jekyll e Mister Hyde? In 19 anni di carriera politica e d'uomo di Washington, Kerry non ha mai lasciato che un principio gli sbarrasse la strada. Ha costruito la sua carriera fluttuando tra l'ala conservatrice del Partito Democratico e la sua ala liberale. È perché, la settimana scorsa a Greenville (S.C), Kerry dichiarava che avrebbe fatto di tutto affinché Bush "risponda" della guerra in Irak. Ma per rispondere a delle critiche da parte dei Repubblicani, avrebbe anche ben potuto dire: "Ho votato per il più importante budget della difesa della storia degli USA".
Kerry ha adottato durante la sua carriera politica delle posizioni liberali che ha rinnegato qualche anno dopo. Dal 1984, data in cui ha vinto la sua prima elezione a senatore del Massachusetts, ha sostenuto delle proposte che chiedevano l'abbandono di certi armamenti, i bombardieri B1 e B2, gli elicotteri Apaches e i missili Patriot. Kerry dice ora che le sue prese di posizioni erano pessime: "Penso, dice, che certune fossero stupide in ragione del contesto internazionale in cui ci troviamo e dato quello che ho capito in seguito".

Negli anni '80, Kerry ha vivamente criticato l'ordine dato da Ronald Reagan d'invadere la piccola isola di Grenada (1983). Oggi, pretende di non aver trovato necessario attaccare questo paese, ma che avrebbe sostenuto l'invasione "in cuor suo". "Non mi sono mai opposto in pubblico" dice.
Nel 1990, Kerry votò contro la risoluzione del Congresso che autorizzava una azione militare contro l'Irak. Ma, dopo la vittoria-lampo degli USA, rientrò nella sua veste e ne divenne un fervente partigiano. Il suo segretariato che non riusciva a seguirlo nelle sue giravolte, inviava ai suoi elettori delle e-mail che esponevano le sue due posizioni... anche nell'ottobre 2002, ma in senso inverso: Kerry votò al Congresso l'autorizzazione d'invadere l'Irak, per in seguito, criticare la guerra.
Kerry, si oppone al Patriot Act che schiaccia le libertà civili, ma ha votato per questa legge nel 2001. "Siamo un paese della legge e delle libertà" dice, "è il momento di finirla con l'era Ashcroft". (...)
Kerry ha ugualmente sostenuto il programma di "riforme sociali" che ha devastato i diritti sociali di milioni di poveri o li ha obbligati a accettare dei lavori sotto-pagati. Si può anche mettere a suo credito l'aiuto che ha dato alla legge sul crimine di Bill Clinton nel 1994 che ha esteso la pena di morte a livello federale e che ha permesso di trovare i crediti per reclutare 100.000 poliziotti supplementari.
Nel 1994, ha alzato di una spanna la sua retorica conservatrice dopo la vittoria dei Repubblicani nelle elezioni al Congresso, pretendendo che i Democratici siano stati puniti per aver proposto d

 
“CANCELLATE IL DEBITO”? PDF Stampa E-mail
Scritto da Otto   
Sabato 01 Maggio 2004 01:00

Continua l’azione “umanitaria” di Jovanotti, Bono, Bob Geldof e amici musicanti vari per far cancellare il debito dei paesi poveri…

Continua pure la presa per il culo di tanti fans e persone mosse da uno spirito di giustizia… continua la battaglia ai mulini a vento, l’inutile sforzo, la lotta contro il nulla capitanata da coloro che prima urlano contro povertà, sfruttamento e ingiustizie, e poi, con le proprie canzoni, non rimpinguano solo le proprie tasche, ma soprattutto, e maggiormente, quelle delle rispettive case discografiche, non a caso multinazionali, baluardi del libero mercato e dello sfruttamento liberalcapitalista dei paesi poveri. Basterebbe ciò per sputare sulla loro coerenza…

Ma il punto non è tanto questo, quanto gli assurdi messaggi (in fin dei conti pro sistema, nonostante l’apparente antagonismo) che questi personaggi (non importa se in mala fede oppure in buona e con scarsa capacità analitica) continuano ad urlare ai quattro venti, con non casuale ampio spazio concesso sui mezzi d’informazione (costantemente asserviti al Potere; “OTTO” escluso, s’intende…): blaterano di cancellare il debito, organizzano concerti, sono ricevuti dal Papa… deviano in un vicolo cieco la strada di potenziali inesperti antagonisti!

Il motivo? Semplicemente, col tralasciare ogni studio serio su cosa sia il Nuovo Ordine Mondiale, questi “giullari” partono dal presupposto che la globalizzazione sia una tappa inevitabile e naturale della storia dell’uomo e in quanto tale solo da perfezionare… quando invece è un progetto (il Mondialismo) voluto da una elite finanziaria per i propri interessi, e perciò reversibile. Lasciate dunque perdere questi improvvisati “rivoluzionari”, questi ben remunerati politicanti da salotti bene e grandi palcoscenici. Vi accorgerete così che potrete pure cancellarlo ‘sto debito, azzerare gli interessi dovuti… ma che, con un sistema politico-economico mondiale come quello odierno, dopo un’iniziale illusione, tutto resterebbe come se non aveste annullato nulla; i paesi poveri tornerebbero a breve poverissimi, l’Occidente resterebbe ricco. Questa è la tragica e cruda logica del liberalcapitalismo: pochi ricchi sulla pelle di tanti poveri.

Ma soprattutto, vi renderete conto che non dovrete nemmeno faticare a lottare per una giusta battaglia umanitaria, quella del  

Il Crocefisso in aula PDF Stampa E-mail
Scritto da Giornale d'Italia   
Sabato 01 Maggio 2004 01:00

Ora che gli animi si sono un po’ placati, è il caso di porsi qualche domanda sulla questione del Crocefisso di Ofena.

Ora che gli animi si sono un po’ placati, è il caso di porsi qualche domanda sulla questione del Crocefisso di Ofena.

La prima è: chi ha mosso Adel Smith ? Perché se il suo scopo era quello di minare la cristianizzazione, quantomeno formale, delle nostre scuole, il men che si possa dire è che si è preso molto male e che il suo disegno è miseramente fallito.

Difatti, chi volesse sperare di abolire il Crocefisso dai luoghi pubblici (come praticamente deliberato da una delle tante leggi astruse della UE), dovrebbe chiamare in campo la laicità della Repubblica e non di certo la sensibilità offesa dei figli degli immigrati. Ché la risposta comune, al di là dalle sensibilità religiose, è ovviamente: "se ne stessero a casa propria". Tant’è che un sondaggio di questo fine settimana ha attestato che l’80 % degli Italiani vuole che rimangano al loro posto i Crocefissi: una percentuale di sicuro più larga di quella che si sarebbe registrata se la discriminante fosse stata posta tra laicità e clericalismo.

La seconda domanda è: quale effetto comporta questa sceneggiata ? L’Italiano medio, sentendosi minacciato da un’immigrazione invadente e, in questo caso, arrogante e sfrontata, tende a fare quadrato su quel poco che gli resta, dunque anche su una religione sentita in modo assai lieve.

Dunque reagisce. E non sempre in modo ottuso, adducendo anzi, talvolta, argomenti di un certo spessore, come ha fatto la scorsa settimana Ida Magli in un editoriale de Il Giornale. Editoriale nel quale la Magli, dopo aver puntato l’indice su di un’Europa che non è e che però legifera, e male, spiega le nostre debolezze con il timore ossessivo di avere un’idea forte, un pensiero creativo, la capacità di riconoscerci in un’identità. Il che, a suo avviso – che condivido – affonda le radici prossime nella devastazione che ha fatto seguito alla Seconda Guerra Mondiale e alle scosse prodotte dalle idee esaltanti che quella guerra hanno causato.

Condivisibile è pure l’appello a far leva sulle tradizioni e sul coraggio di manifestarle.

Meno convincente, ma purtroppo assai diffuso, è l’altro pensiero della Magli, quello per cui i musulmani avrebbero l’intenzione di conquistarci. Questo è valido in teoria (come è valido in teoria lo stesso per ogni forma delle religione cristiana) ed è sicuramente vero per piccole minoranze, ma non rappresenta la totalità islamica.

Viceversa - e qui entriamo nella terza domanda: a chi giova ? – alcuni ideologi prezzolati fanno da tempo a gara per convincere l’opinione pubblica occidentale dell’esistenza di una "guerra di civiltà" che vedrebbe da una parte il trittico cattolico/protestante/israelita e dall’altro le culture corrispondenti alle altre religioni, tra le quali lo stesso Cristianesimo ortodosso. Secondo questa lettura partigiana e, proprio perché partigiana, mistificatoria della realtà, tutte le resistenze ai massacri israeliani e americani si dovrebbero ad un fanatismo religioso in odore di terrorismo. O meglio: i massacri compiuti dagli israeliani e dagli americani sarebbero giustificati dalla prevenzione e repressione del terrorismo fanatico islamico. Invece, nelle terre a maggioranza islamica dove la popolazione combatte (Palestina, Iraq) è attestato che la ragione profonda che la muove è l’orgoglio nazionale unito allo sdegno per le ingiustizie e le angherie subite.

Non lasciamoci quindi fuorviare dalle provocazioni di Smith e dalle letture speciose che ci detta una certa intellighenzia assoldata. Chi sia in attacco e chi in difesa ce lo dicono chiaramente le affermazioni ufficiali delle comunità religiose italiane. La comunità islamica ha infatti commentato nel modo che segue: "La figura di Cristo è venerata e riconosciuta pienamente dall’Islam, che invita tutti i fedeli a rispettarsi e riconoscere le diverse religioni come rivelazioni dello stesso Dio".

Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, commentava invece così: "Il

 
NoPrivacy:L’etichetta è intelligente e controlla la nostra vita PDF Stampa E-mail
Scritto da Beppe Severgnini   
Sabato 01 Maggio 2004 01:00

Allarme del garante: radiofrequenze e chip sotto pelle consentono di ricostruire ogni mossa

«Etichette intelligenti» che rendono possibile il controllo delle persone attraverso i prodotti. «Tecniche di localizzazione» che utilizzano chip sotto la pelle. Il garante per la riservatezza, Stefano Rodotà, si dice preoccupato. Il resto degli italiani è invece tranquillissimo. L'unica «tecnologia delle radiofrequenze» che ci interessa è quella del cellulare. Se c'è campo, ci dichiariamo soddisfatti. Un'affermazione paradossale? No, purtroppo. Le società moderne si preoccupano degli attacchi esterni e plateali (terroristi, assassini seriali, avvelenatori), e ignorano quelli interni e silenziosi, che possono non essere meno pericolosi.

NON DANNOSE - Le nuove tecnologie non sono dannose, anzi è vero il contrario: ma vanno accettate e discusse una ad una. Chi pensa di comprarsi l’avvenire all’ingrosso, stia tranquillo: nel pacco è nascosta qualche fregatura. Certo: questo esame richiede pazienza, e non è facile. Conosco scienziati che si fidano più della coscienza professionale della categoria che dell’emotività di massa: e citano, come esempio, il dibattito sugli organismi geneticamente modificati (Ogm). Non sono d’accordo (e cito, come esempio, i tentativi di clonazione umana). Ma se fossi costretto a scegliere tra la decisione di uno scienziato e quella dell’industria che lo finanzia, non avrei dubbi. Mi fiderei di chi non vuole vendermi nulla. Bisogna evitare il luddismo e l’allarmismo. Però è bene che lo ficchiamo in testa: chi ha cattive intenzioni, oggi, conta sulla nostra pigrizia e sul nostro disinteresse (non vale solo per la tecnologia e il commercio: è una vecchia astuzia del potere). Non so se le «etichette intelligenti» che sostituiranno i codici a barre - ricordate? qualche anno fa sembravano il marchio della modernità - siano davvero intelligenti o piuttosto stupide. A certe condizioni, probabilmente, sono utili. Per rintracciare alcuni medicinali, ad esempio. Ma è bene sapere che consentiranno anche di localizzare il malato che li usa.

COMPROMESSO - Questo potrebbe essere un compromesso accettabile: tocca a noi decidere. Ma è accettabile - per usare le parole di Rodotà - che «il corpo umano possa essere predisposto per essere seguito e localizzato permanentemente»? Non parliamo di braccialetti elettronici - prototecnologia! - ma della possibilità di inserire sotto la pelle un chip che permette la localizzazione, magari di persone rapite, criminali o detenuti in libertà provvisoria. Ci va bene? D’accordo. Ma ripeto: siamo noi a dover capire e approvare le novità. Non qualcuno che s
 
Il Primo maggio l'Unione Europea si allarga ad Est PDF Stampa E-mail
Scritto da www.noreporter.org   
Venerdì 30 Aprile 2004 01:00

Un colosso dai piedi d'argilla o un primo goffo tentativo di autodeterminazione ?

Questo il commento dell'agenzia AGI

L'Europa a 25 paesi che nascera' domani a Dublino sara' un titano mondiale, con 450 milioni di cittadini: sara' la terza maggiore area in termini di popolazione dopo la Cina e l'India, con un Pil di 9.613 miliardi di euro, inferiore in questo caso solo a quello Usa, pari a 11.084 miliardi. Ai Quindici, Austria, Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia, si uniranno Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.

Non si può comunque non notare che l'Unione non ha al momento un'unità politica, una sovranità istituzionale e nemmeno una coesione di intenti e d'interessi.

 
Mandiamoli a lavorare… PDF Stampa E-mail
Scritto da G. Spotti   
Venerdì 30 Aprile 2004 01:00

Sull’Espresso di qualche settimana fa c’era un articoletto che spiega come recentemente il Parlamento ha votato all’unanimità e senza astenuti (ma và...) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.135,00 € al mese.

Inoltre la motivazione ufficiale è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali…

STIPENDIO = 19.150.00 € al mese
STIPENDIO BASE = 9.980,00 € al mese
PORTABORSE = 4.030,00 € al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO = 2.900,00 € al mese
INDENNITA’ DI CARICA = da 335,00 € a 6.455,00 €
TELEFONO CELLULARE = gratis
TESSERA DEL CINEMA = gratis
TESSERA TEATRO = gratis
TESSERA AUTOBUS-METROPOLITANA = gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE = gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI = gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADALE = gratis
PISCINE E PALESTRE = gratis
FERROVIE = gratis
AEREO DI STATO = gratis
AMBASCIATE = gratis
CLINICHE = gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI = gratis
ASSICURAZIONE MORTE = gratis
AUTO BLU CON AUTISTA = gratis
RISTORANTE = gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per € 1.472.000,00)

Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento, mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!).
Circa 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione della legge sul finanziamento dei partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Camera, del Senato o della Repubblica. (Es. la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio).
La classe politica ha causato all’Italia un danno di 1 miliardo e 225 milioni di euro. La sola camera dei deputati costa la cittadino euro 2.215,00 al minuto!!!

 
Carta e Internet PDF Stampa E-mail
Scritto da Zeusnews.it   
Giovedì 29 Aprile 2004 01:00

A Roma il 6 Maggio, organizzato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, un Convegno sull'informazione in Internet con i principali protagonisti della stampa on line.

La Fnsi, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che è il sindacato unitario dei giornalisti italiani, da tempo osserva i profondi cambiamenti dell'informazione, portati dall'avvento della Rete e il mondo sempre più importante dell'informazione on line, anche grazie all'impegno di uno degli studiosi, fin dal suo inizio, più importanti della comunicazione on line in Italia che è Enrico Pulcini.

Per fare il punto dello stato dell'arte dell'informazione on line, cercando di capire anche quali prospettive questo settore avrà in Italia, la Fnsi organizza un Convegno a Roma il 6 Maggio dal titolo Dalla Carta a Internet - L'informazione alla prova dei nuovi media: chance di lavoro, di sviluppo e di indipendenza del giornalismo nell'era digitale, a cui interverrano i maggiori protagonisti dell'informazione on line.

Il Convegno si apre alle ore 10.30 del 6 Maggio presso la Sala Walter Tobagi della sede Fnsi di C.so Vittorio Emanuele II, 249 a Roma. Si apre con uuna tavola rotonda moderata da Paolo Serventi Longhi, segretario della Fnsi, su "Come Internet sta cambiando la professione". Partecipano Mario Morcellini dell'Università di Roma, Ernesto Assante de La Repubblica, Mattia Losi de Il Sole 24 Ore, Anna Masera de La Stampa, Marco Pratellesi di Corriere.it, Luigi Carletti di Kataweb-L'Espresso, Carlo Ciavoni de Il Venerdì di Repubblica.

Alle 12.30 una seconda sessione, dal titolo: "Innovazione Tecnologica e sviluppo economico dell'editoria digitale: le opportunità del giornalismo nell'era Internet". Vedrà gli interventi, tra gli altri, del giornalista Massimo Mucchetti, di Edoardo Segantini (l'uno e l'altro firme del Corriere della Sera), di Giovanni Valentini di La Repubblica, di Enrico Pulcini, di Marco Calvo (autore del Manuale di Internet su Laterza), Roberto Seghetti (Fnsi), moderati da Franco Siddi, presidente della Fnsi.

Pier Luigi Tolardo

 
Anche gli zoo politicamente corretti PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Giovedì 29 Aprile 2004 01:00

Salutismo e new age entrano nella regolamentazione della vita di tutti i giorni

Anche gli zoo diventano off-limist per le sigarette. Un decreto del ministero dell'Ambiente e dalla Tutela del Territorio, che ha ricevuto il primo via libera da parte del Consiglio dei Ministri, prevede infatti il divieto di fumo per lo staff in prossimita' delle gabbie o nel momento della preparazione del cibo per gli animali ospitati nei giardini zoologici italiani.

Ma non e' la sola novita'. Il provvedimento contiene infatti una rivoluzione 'new-age' in piena regola, arredamento e tavola inclusi. Diete ad hoc per una alimentazione equilibrata, lavorazioni di rami e alberi, tane e piante per un maggiore comfort dell'ambiente casalingo e un sano esercizio fisico sono infatti tra le regole delle nuove strutture a cinque stelle.
In primo piano la tutela della maternita' e quindi la salvaguardia della biodiversita' con sale parto e nursery dedicate a mamme e cuccioli. Inoltre check-up veterinari anti-stress e garanzie anti-abbandono in caso di chiusura della struttura chiudono il pacchetto salva-animali.

''Finalmente - ha detto Il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli - viene introdotta una disciplina organica in materia di giardini zoologici. Il provvedimento tiene da una parte conto di una corretta gestione degli zoo e dall'altra fissa standard e regole che assicurino la cura degli animali, il loro benessere, la loro salute. Il grado di civilta' di un paese si misura anche con l'attenzione che viene posta nei confronti degli animali''.

 

 

 

 
Votata la legge che autorizza la tortura PDF Stampa E-mail
Scritto da gabrieleadinolfi.it   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

Da tempo scriviamo che stiamo assistendo alla messa in scena del terrore.

Un terrore, preannunciato da Orwell dai situazionisti e dal politologo svizzero Eric Werner.

Lo spettacolo del terrore serve a stabilizzare un'oligarchia priva di consenso reale e messa a confronto con crisi strutturali e morali.

Lo spettacolo del terrore le permette, inoltre, con acclamazione delle folle disperate, di restringere ogni giorno di più i margini di libertà e le modalità di partecipazione popolare garantendo così la dittatura finanziaria e il totalitarismo democratico.

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In questo delirio è di recente passata alla Camera la proposta caldeggiata dalla Lega, di depenalizzare la Tortura.

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Un altro tassello che si aggiunge al progetto di controllo sistematico, collettivo e individualizzato che mira a catalogare i cittadini, a creare i presupposti per ogni possibile messa in scena e, soprattutto, a consolidare monopoli mercantili strettamente legati alle piccole oligarchie dominanti che usano i dati in modo piratesco nella concorrenza internazionale.

 
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