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Cattolici buonisti in Spagna PDF Stampa E-mail
Scritto da Libero   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Censurato il Santiago che calpesta i mori.

I canonici della cattedrale di Campostela in Spagna, una delle più importanti mete di pellegrinaggio in Europa, hanno deciso di togliere la statua di "Santiago Matamoros", raffigurante un bellicoso San Giacomo a cavallo che calpesta i musulmani, "per non turabare la sensibilità di altri gruppi etnici". L'hanno sostituita con quella "politically correct", di un San Giacomo pellegrino, subito ribatezzato "Santiago Zapatero". Un caso classico di buonismo cattolico, che in tempi di ecumenismo e dialogo interreligioso, è disposto a gettare a mare la sua sotria (che è anche di conflitti con la civiltà islamica) e la sua arte. [...]
 
SPAGNA, SI ALLE ADOZIONI GAY PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto D'Argenzio   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Il governo Zapatero si avvia a riconoscere il diritto anche alle coppie omossessuali

La Spagna di Zapatero apre all'adozione per le coppie omossessuali. L'idea era già presente nel programma elettorale dei socialisti ma venerdì sera è stata ripresa e rilancita da Amparo Valcarce, sergretaria di stato per i servizi sociali, la famiglia e iportatoti di handicap. "Vogliamo rendere legale ciò che già è reale", ha affermato Valcarce. Il ragionamento si inquadra nella più ampia strategia di "piena equiparazione dei differenti modelli di famiglia sotto il principio di uguaglianza e non discriminazione per nessuna ragione, incluso il sesso", uno degli obiettivi del Piano integrale per la famiglia che il governo ha lanciato questo fine settimana per il periodo 2004-2008. Il Piano è articolato in tre momenti. il primo riguarderà la nuova legge sulle coppie di fatto., il secondo i matrimoni omossessuali - ora permessi solo in Olanda e Belgio dove però le coppie gay non possono adottare figli e già previsto in alcune regioni della stessa Spagna. Infine il diritto all'adozione. Su questo punto, Valcarve ha precisato che verranno stavbilite condizioni chiare per "preservare i diritti individuali e anche queli di terzi" in relazione a questioni come l'eredità e le pensioni. In Spagna alcuni omosessuali hanno già adottato dei bambini grazie alla legge che permette l'adozione ai single, ma hanno dovuto farlo celando i propri costumi sessuali. [...]
 
I VACCINI GIOVANO PIU' AI BIMBI O AI PROFITTI DELLE MULTINAZIONALI DEL FARMACO? PDF Stampa E-mail
Scritto da BMJ - Xagena   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

La pubblicazione su The Lancet di 2 casi di encefalite associati al morbillo in bambini immunocompromessi ha riaperto la discussione sulla sicurezza e sull’efficacia della vaccinazione MMR , cioè della vaccinazione contro morbillo , parotite , rosolia.

I Ricercatori del Guy’s and St Thomas’ Hospital di Londra hanno segnalato il caso di due bambini che, sottoposti all’età di 2 anni a trapianto renale, avevano sviluppato successivamente encefalite associata al morbillo. Entrambi i bambini avevano ricevuto una singola dose del vaccino MMR ( morbillo, parotite, rosolia ) prima del trapianto ( Kidd IM et al, Lancet 2003; 362:832 ). Uno studio clinico , alcuni anni fa ( Lancet 1998; 351:637-641 ) , aveva fatto ventilare l’ipotesi che la vaccinazione MMR fosse associata ad autismo.

Secondo alcuni Medici inglesi il timore dell’autismo conseguente alla vaccinazione MMR sta portando , soprattutto in Gran Bretagna, molti genitori a non vaccinare i propri figli. Questo potrebbe avere come conseguenza il ripresentarsi di epidemie , soprattutto di morbillo.

In Gran Bretagna la copertura vaccinale MMR è scesa a livelli molto bassi. In alcuni quartieri a sud-est di Londra solo il 61,4% dei bambini di 2 anni ha ricevuto la prima dose del vaccino MMR.

Secondo Simon Murch, un gastroenterologo del Royal Free and University College Medical School di Londra non ci sarebbe una relazione tra vaccinazione MMR ed autismo.

Non è della stessa opinione un altro gastroenterologo, Andrew Wakefield, co-autore dello studio che nel 1998 diede avvio alla controversia.

 
Santiago "Matamoros" matado dai suoi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Cardini   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Gli esiti grotteschi di un approccio irenistico al confronto tra culture diverse. Calpestare la propria identità non vuol dire rispettare quella degli altri.

Secondo una notizia di questi giorni, le autorità religiose spagnole si starebbero accingendo a disporre la rimozione della statua di Santiago «Matamoros» dalla prestigiosa cattedrale-santuario di Santiago de Compostela, la città galiziana da oltre un millennio mèta di un incessante pellegrinaggio a quella che tradizionalmente è la tomba dell'apostolo Giacomo, i resti del quale - secondo la leggenda - sarebbero misteriosamente giunti ai lidi del nord-ovest spagnolo dalla Terrasanta. Sulla veridicità del racconto leggendario e la verosimiglianza dell'autenticità delle reliquie di san Giacomo, il discorso è aperto
da molto tempo: è tuttavia indubbio che la tradizione del pellegrinaggio lungo il Camino de Santiago - la celebre «Via Lattea» - è una delle più forti e delle più significative del mondo cristiano. Il pellegrinaggio compostelano può essere considerato uno dei veri e propri assi culturali lungo i quali si è andata costituendo nei secoli la coscienza identitaria europea. Ciò lo rende di particolare significato in quest'anno di allargamento sostanziale dei paesi aderenti all'Unione Europea, che è del resto anche «Anno Sant

 
Mandato di cattura europeo: primi arresti PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Tre giovani basco-francesi sono stati arrestati in Francia e l'autorita' giudiziaria francese, in base alla richiesta di un ordine di cattura europeo del giudice spagnolo Baltazar Garzon, dovra' decidere se autorizzare l'estradizione in Spagna.

La colpa dei tre: aver partecipato a Bayonne (in Francia e sottolineo FRANCIA) a una manifestazione di solidarieta' con il movimento autonomista basco SEGI messo fuori legge in Spagna (e sottolineo SPAGNA).
Ecco uno dei primi colpi di maglio contro i Giovani Autonomisti Europei.
 
Lo scudetto nella bara PDF Stampa E-mail
Scritto da V. Zucconi   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Negli anni più torvi della guerra fredda e di quella ossessione ideologica che stregò brevemente la democrazia americana con il volto di un senatore chiamato McCarthy, l'edificio di oscenità e di menzogne creato dalla caccia alla streghe crollò simbolicamente e definitivamente quando l'avvocato difensore di uno degli accusati chiese, in diretta televisiva, al senatore: "Ma lei non ha più alcun senso di dignità e di pudore?".

Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di ripetere quella domanda, nell'Italia della televisione addomesticata e anestetizzata, al capo dell'esecutivo italiano, al nostro Presidente del Consiglio che festeggiava la propria miserabile gloriuzza in uno (scandaloso) torneo di pallone mentre i suoi soldati, i suoi fratelli d'Italia, si battevano per lui, per la stoltezza dellle sue decisioni di stratega dilettante?

Esiste ancora qualche decenza, qualche comune senso del pudore e del rispetto umano, nel leader politico nazionale che preferisce dedicare un pomeriggio al Milan piuttosto che restare in quello studio a Palazzo Chigi dove noi cittadini lo abbiamo cortesemente inviato a spese e per conto nostro, per mostrare, per almeno creare l'impressione che le gambe di soldati italiani impegnati in battaglia siano più importanti delle gambe dei calciatori miliardari che hanno preso a pedate un pallone per lui?

Sapevamo tutti, domenica pomeriggio che lo scontro di Nassiriya non era un incidente qualsiasi nè una "operazione di pace" andata storta, come la grottesca finzione ufficiale ancora pretende di definire la situazione dei nostri reparti combattenti nel sud dell'Iraq. Eppure la voglia propagandistica di sfruttare ancora una volta le pailettes di un successo sportivo, la vanagloria del tifoso e padrone che vuole apparire il condottiero trionfante di una infantile guerra sportiva vinta mentre è in corso la disfatta nella guerra reale è stata irresistibille. Non basta certamente per salvarsi la coscienza essere informati "minuto per minuto" come se la cronaca di una battaglia fosse l'equivalente di un radiocronaca calcistica e la vita di soldati spediti con l'inganno fosse assimilabile a un rigore o a un gol.

Se a chi ci governa fosse rimasto un briciolo di quel pudore e di quella dignità che l'avvocato difensore delle vittime dell'inquisizione maccarthysta non trovò in quell'America tanto lontana e purtroppo tanto vicina, il solo atteggiamento dignitoso e realmente patri ottico, anche se ormai inutile, sarebbe stato almeno evitare la festa dell'idiozia pallonara e rinchiudersi nel riserbo del padre che trema per la vita dei propri figli. George Bush, che pure del nostro Presidente sarebbe il maestro di pensiero e il protettore internazionale, ha rinunciato in questi giorni addirittura a partecipare alla cerimonia della laura delle figlie, uno dei momenti di maggiore e giusto orgoglio per un padre, per non creare l'impressione di rallegrarsi per successi privati mentre la famiglia americana subiva i traumi delle torture, dei rovesci militari e delle morti atroci degli ostaggi. Il nostro Presidente non ha rinunciato alla festa del Milan.

I soldati italiani che combattono e muoiono in Iraq sotto la bandiera di una menzogna sfacciata portano cucito sulla manica uno scudetto tricolore, come la squadra che vince il campionato, ma per 18 di loro non ci saranno feste nè premi partita, nè sorrisi compiaciuti e servili di dirigenti tronfi e ciambellani e giullari convocati alla corte del signore. Per loro, soltanto le bare, fasciate nel patriottismo falso di chi li ha mandati a morire, ma, mentre morivano, preferiva "esultare".

La sola coppa possibile, per quelli che restano ancora, sarebbe il ritorno a casa, da una missione falsa, non sconfitti dal nemico, ma da chi li ha adoperati come giocatori di quarta serie, come carne da cannone, senza decenza, senza dignità, senza verità. E ora dovranno subire anche l'ultima umiliazione della retorica patriottarda e impudente di chi accoglierà la bara, tra lacrime di coccodrillo e alè olè alè.

 
COMPAGNI DI STRADA PDF Stampa E-mail
Scritto da Ezioni all'insegna del Veltro   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Insigni Titolati dell'Italia contemporanea...

"(...) Parlare di fede e di Cristo come ha fatto Dostojevskij per me è insoddisfacente, disonesto. (...) Dostojevskij (...) professa una fede confusa e razzista. Non lo voglio per compagno di strada nel mio cammino notturno, non lo voglio (...) Mi scelgo un altro compagno di strada. Uno scrittore che non ha mai parlato di Dio, non Lo ha mai nominato e che, in qualche modo, in tutti i suoi scritti non ha fatto altro che dialogare con Lui: scelgo l'ebreo di Praga Franz Kafka. (...) Una volta mi capitò di dovermi prendere cura di un vecchio omosessuale ottantenne, completamente solo in Italia, che aveva passato la vita da parassita, divertendo magnati, industriali, re della moda: procurava loro donne (ballerine, giacché si occupava di operette), ragazzi (giacché si occupava di ragazzi) e in cambio ogni giorno aveva qualche invito a cena in case lussuose, e a natale e a pasqua (minuscole nell'originale, n.d.t.) riceveva doni in denaro. (...) Questo vecchio, alla morte di mio padre mi aveva portato in una sinagoga, per la prima volta dopo trent'anni. Lo vidi pregare, sapeva a memoria le preghiere, e quando non le sapeva mormorava sillabe senza senso, imitando l'ebraico. (...) Quando si ammalò (...)visse i suoi ultimi mesi di vita (nella casa di riposo "Gentiluomo", n.d.r.).Il suo letto, gli abiti, portavano tracce di sterco: il suo ano era allargato a dismisura per le tante penetrazioni subite. Dopo un anno di questa vita improvvisamente il mio protetto peggiorò e in pochi mesi morì". Giorgio Pressburger, Della fede. Incontro con Dostojevskij, "Nuova Corvina" (Budapest), 11, 2002, pp. 118 e 152. L'Autore, miracolosamente scampato all'Olocausto (quando era bimbo, un soldato tedesco gli offrì una caramella all'arsenico), è stato direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Budapest. Il Presidente della Repubblica, S. M.Ciampi, lo ha insignito della Commenda. Collabora al "Corriere della Sera".
 
Perché s'impennano i prezzi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Galli   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Iprezzi del petrolio viaggiano da una settimana, sui mercati di Londra e New York, oltre i 40 dollari il barile, con tendenza a ulteriori rialzi. Le cause sono molteplici, in larga misura note: il conflitto mediorientale che rende aleatori i flussi estrattivi, cui s'accompagna la speculazione dei Paesi dell'Opec; la crescente richiesta di oro nero dell'Occidente e del Giappone, nonché della Cina. Va da sé che il rialzo trascina il valore di gas e carbone.

I problemi per l'economia mondiale sono enormi. Il caro-petrolio origina infatti inflazione, ripercuotendosi sui costi delle aziende e sui consumi privati (benzina, riscaldamento). S'è calcolato che 5 dollari di aumento del greggio automaticamente determinano una contrazione del Pil mondiale dello 0,50 per cento. Orbene: tutte le previsioni di sviluppo impostate a inizio d'anno, facevano perno sul barile oscillante fra i 27 e i 30 dollari. Da qui lo spettro di un vistoso rallentamento della crescita. Si noti bene: «preoccupazione», non ancora «allarme rosso». La ragione c'è. «Quota 41,40» registrata ieri è statisticamente un record, assoluto e negativo. Tuttavia, esaminando le quotazioni da trent'anni a questa parte, ci si accorge che i 40 dollari attuali sono lontanissimi dalla cifra - equivalente a 78 dollari di oggi, tenendo conto di svalutazione e inflazione - raggiunta negli anni Ottanta con la rivoluzione khomeinista in Iran.
Viene pertanto da chiedersi perché l'Occidente, dopo quella lezione, non abbia adottato contromisure. Con un ragionevole contenimento dei consumi, considerata la pessima reputazione dell'alternativa nucleare. Verità è che le Grandi potenze consumatrici hanno scelto una diversa strada: porre sotto tutela i Paesi produttori. Così, attraverso la longa manus delle multinazionali petrolifere, hanno provato a indurre alla ragionevolezza int eressata nazioni quali Algeria, Nigeria, Venezuela, e i Signori del Golfo Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati. Con esiti che solo eufemisticamente si possono definire incerti, considerati i guai attuali.
Nel «gioco petrolifero», vi è però un elemento che con astuta ipocrisia noi occidentali evitiamo di citare. Quei 40 dollari al barile che hanno fatto suonare il campanello d'allarme, cosa rappresentano rispetto al prezzo finale pagato da aziende e consumatori?
Ben poco, visto che i vari balzelli successivi lo riducono attorno a un 15-18 per cento. E il resto? Il resto va alle Compagnie petrolifere, con raffinazione e distribuzione. In parte comprensibile, considerando le spese per la ricerca. Ma il grosso della torta, e va detto, finisce agli Stati. Al più al meno, naturalmente: in Usa, le imposte incidono mediamente per il 30 per cento sul prezzo finale; in Italia, per la benzina, oltre i tre quarti.
Onestà di ragionamento impone: sono davvero esosi gli Stati produttori, o non sono da mettere in discussione anche le politiche dei «nostri Stati»?
Basterebbe ricondurre alla ragionevolezza il prelievo fiscale e gli allarmi in parte rientrerebbero. Invece, innanzi alla sostanziale incapacità dell'Occidente a mettere sotto controllo i propri comportamenti - pubblici (le imposte) e privati (i consumi) - si risponde con spregiudicate operazioni di politica estera. Non a caso, nelle Cancellerie, si vocifera di un accordo sottobanco Usa-Russia. Per sottrarre alla galassia arabo-islamista il quasi monopolio petrolifero e nel contempo porre a disposizione dell'Occidente le immense risorse dell'ex impero sovietico. A patto di poter transitare con gli oleodotti in Cecenia e Georgia. Avremo così la Pax petroli. Nel frattempo, il prezzo del barile si impenna, l'Occidente economico trema. Mentre purtroppo l'Europa di Bruxelles, anche in questa circ ostanza assente e distratta, non sa cogliere una storica opportunità per conciliare divaricanti interessi geopolitici, e difendere quei 400 milioni di sudditi-consumatori che, alla fine, rischiano di essere gli unici a dover regolare la nuova, pesantissima fattura petrolifera.

da Avvenire.it

 
Sapore di sale PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

L'aumento vertigionso dei prezzi ci inchioda di fronte al caro-spiaggia. Gli italiani obbligati a ridurre il periodo delle vacanze che sono letteralmente raddoppiate in meno di tre estati

La denuncia arriva dall'Intesa dei consumatori, secondo cui dal 2001 ad oggi il costo di una sdraio negli stabilimenti e' passato da 8-10.000 vecchie lire a 8-10 euro.

In base ai monitoraggi delle associazioni, la vera impennata dei prezzi si e' verificata nel 2002, con il passaggio dalla lira all'euro. Ma i prezzi si sono riscaldati anche nelle estati successive. Solo nell'ultimo anno, infatti, dall'estate 2003 ad oggi, il rincaro è stato in media compreso tra il 6% e il 12%. E i rialzi non hanno risparmiato praticamente nulla: dalla sdraio (6,5 euro lo scorso anno, 7,50 oggi), all'accesso agli stabilimenti (tra 2,5 e 3 euro nel 2003, 3,50 euro oggi). Un abbonamento giornaliero è passato invece dalle 16-18.000 lire del 2001, ai 13-15 euro del 2003, fino ai 14-16 euro di quest'anno.
E le cifre salgono ancora se si guarda all'abbonamento stagionale. In media nel 2001, tre mesi al mare costavano tra le 400.000 e le 500.000 lire. Nel 2003 il prezzo e' salito a 380-400 euro e quest'anno e' cresciuto ancora a 420-440 euro. Un vero salasso per le famiglie.
 
Forse non patria, ma di sicuro famiglia PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Il ministro leghista Maroni rivendica l'opportunità di differenziare tra le famiglie e le associazioni dei singoli individui

"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio". Lo ha ricordato il ministro del Welfare Roberto Maroni, intervenendo al convegno su Famiglia e lavoro presso il Summit Hotel di Roma. Il Ministro ha sostenuto con forza che "solo la famiglia, intesa secondo la definizione che ne da' la Costituzione, deve essere beneficiaria delle politiche familiari. Ciò non significa - ha aggiunto - che le altre situazioni non debbano essere aiutate, ma piuttosto che gli interventi devono essere differenziati, per quanto differenti sono le forme di organizzazione della società".
Secondo Maroni, oggi "si tende a considerare la famiglia come una somma di singoli, includendo in questa definizione forme diverse di organizzazione sociale, come le coppie conviventi o i singles". Occorre dunque fare chiarezza, ha continuato il Ministro, nell'affrontare il tema della famiglia.
Così, nel "discutere delle misure da mettere in atto per favorirla, occorre partire da una domanda di fondo: cosa si intende per famiglia. Una questione culturale, che - ha sottolineato - non possiamo dare per scontata e dalla quale non possiamo prescindere".
"Nel semestre di presidenza dell'Unione Europea - ha concluso - noi abbiamo proposto questa concezione di famiglia, che ha incontrato numerose reticenze. In molti Paesi prevale la tendenza a parlare di famiglie, piuttosto che di famiglia, ma proprio in questi giorni e' stato dato atto a Dublino dell'impegno e della coerenza dell'Italia".
 
Voglio vederti danzare PDF Stampa E-mail
Scritto da Agenzia Efe   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

All'Eurofestival vince una canzone ucraina ispirata al folclore dei Carpati. Supera di misura una canzone folk dei Balcani. Una ricerca delle fonti ?

Istanbul: vittoria all’Eurofestival della canzone ucraina “Wild dances”ispirata al folclore dei Carpazi. La rappresentante ucraina, Ruslana, ha ottenuto 280 punti superando di poco (263 punti) il gruppo jugoslavo zelino Joksimovaie che interpretava un brano ispirato alla musica tradizionale balcanica. Questa vittoria del folclore nella 49 competizione musicale europea (la prima dopo l’allargamento della UE) non è priva di significato.

 
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