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Mandato di cattura europeo: primi arresti PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Tre giovani basco-francesi sono stati arrestati in Francia e l'autorita' giudiziaria francese, in base alla richiesta di un ordine di cattura europeo del giudice spagnolo Baltazar Garzon, dovra' decidere se autorizzare l'estradizione in Spagna.

La colpa dei tre: aver partecipato a Bayonne (in Francia e sottolineo FRANCIA) a una manifestazione di solidarieta' con il movimento autonomista basco SEGI messo fuori legge in Spagna (e sottolineo SPAGNA).
Ecco uno dei primi colpi di maglio contro i Giovani Autonomisti Europei.
 
Lo scudetto nella bara PDF Stampa E-mail
Scritto da V. Zucconi   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Negli anni più torvi della guerra fredda e di quella ossessione ideologica che stregò brevemente la democrazia americana con il volto di un senatore chiamato McCarthy, l'edificio di oscenità e di menzogne creato dalla caccia alla streghe crollò simbolicamente e definitivamente quando l'avvocato difensore di uno degli accusati chiese, in diretta televisiva, al senatore: "Ma lei non ha più alcun senso di dignità e di pudore?".

Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di ripetere quella domanda, nell'Italia della televisione addomesticata e anestetizzata, al capo dell'esecutivo italiano, al nostro Presidente del Consiglio che festeggiava la propria miserabile gloriuzza in uno (scandaloso) torneo di pallone mentre i suoi soldati, i suoi fratelli d'Italia, si battevano per lui, per la stoltezza dellle sue decisioni di stratega dilettante?

Esiste ancora qualche decenza, qualche comune senso del pudore e del rispetto umano, nel leader politico nazionale che preferisce dedicare un pomeriggio al Milan piuttosto che restare in quello studio a Palazzo Chigi dove noi cittadini lo abbiamo cortesemente inviato a spese e per conto nostro, per mostrare, per almeno creare l'impressione che le gambe di soldati italiani impegnati in battaglia siano più importanti delle gambe dei calciatori miliardari che hanno preso a pedate un pallone per lui?

Sapevamo tutti, domenica pomeriggio che lo scontro di Nassiriya non era un incidente qualsiasi nè una "operazione di pace" andata storta, come la grottesca finzione ufficiale ancora pretende di definire la situazione dei nostri reparti combattenti nel sud dell'Iraq. Eppure la voglia propagandistica di sfruttare ancora una volta le pailettes di un successo sportivo, la vanagloria del tifoso e padrone che vuole apparire il condottiero trionfante di una infantile guerra sportiva vinta mentre è in corso la disfatta nella guerra reale è stata irresistibille. Non basta certamente per salvarsi la coscienza essere informati "minuto per minuto" come se la cronaca di una battaglia fosse l'equivalente di un radiocronaca calcistica e la vita di soldati spediti con l'inganno fosse assimilabile a un rigore o a un gol.

Se a chi ci governa fosse rimasto un briciolo di quel pudore e di quella dignità che l'avvocato difensore delle vittime dell'inquisizione maccarthysta non trovò in quell'America tanto lontana e purtroppo tanto vicina, il solo atteggiamento dignitoso e realmente patri ottico, anche se ormai inutile, sarebbe stato almeno evitare la festa dell'idiozia pallonara e rinchiudersi nel riserbo del padre che trema per la vita dei propri figli. George Bush, che pure del nostro Presidente sarebbe il maestro di pensiero e il protettore internazionale, ha rinunciato in questi giorni addirittura a partecipare alla cerimonia della laura delle figlie, uno dei momenti di maggiore e giusto orgoglio per un padre, per non creare l'impressione di rallegrarsi per successi privati mentre la famiglia americana subiva i traumi delle torture, dei rovesci militari e delle morti atroci degli ostaggi. Il nostro Presidente non ha rinunciato alla festa del Milan.

I soldati italiani che combattono e muoiono in Iraq sotto la bandiera di una menzogna sfacciata portano cucito sulla manica uno scudetto tricolore, come la squadra che vince il campionato, ma per 18 di loro non ci saranno feste nè premi partita, nè sorrisi compiaciuti e servili di dirigenti tronfi e ciambellani e giullari convocati alla corte del signore. Per loro, soltanto le bare, fasciate nel patriottismo falso di chi li ha mandati a morire, ma, mentre morivano, preferiva "esultare".

La sola coppa possibile, per quelli che restano ancora, sarebbe il ritorno a casa, da una missione falsa, non sconfitti dal nemico, ma da chi li ha adoperati come giocatori di quarta serie, come carne da cannone, senza decenza, senza dignità, senza verità. E ora dovranno subire anche l'ultima umiliazione della retorica patriottarda e impudente di chi accoglierà la bara, tra lacrime di coccodrillo e alè olè alè.

 
COMPAGNI DI STRADA PDF Stampa E-mail
Scritto da Ezioni all'insegna del Veltro   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Insigni Titolati dell'Italia contemporanea...

"(...) Parlare di fede e di Cristo come ha fatto Dostojevskij per me è insoddisfacente, disonesto. (...) Dostojevskij (...) professa una fede confusa e razzista. Non lo voglio per compagno di strada nel mio cammino notturno, non lo voglio (...) Mi scelgo un altro compagno di strada. Uno scrittore che non ha mai parlato di Dio, non Lo ha mai nominato e che, in qualche modo, in tutti i suoi scritti non ha fatto altro che dialogare con Lui: scelgo l'ebreo di Praga Franz Kafka. (...) Una volta mi capitò di dovermi prendere cura di un vecchio omosessuale ottantenne, completamente solo in Italia, che aveva passato la vita da parassita, divertendo magnati, industriali, re della moda: procurava loro donne (ballerine, giacché si occupava di operette), ragazzi (giacché si occupava di ragazzi) e in cambio ogni giorno aveva qualche invito a cena in case lussuose, e a natale e a pasqua (minuscole nell'originale, n.d.t.) riceveva doni in denaro. (...) Questo vecchio, alla morte di mio padre mi aveva portato in una sinagoga, per la prima volta dopo trent'anni. Lo vidi pregare, sapeva a memoria le preghiere, e quando non le sapeva mormorava sillabe senza senso, imitando l'ebraico. (...) Quando si ammalò (...)visse i suoi ultimi mesi di vita (nella casa di riposo "Gentiluomo", n.d.r.).Il suo letto, gli abiti, portavano tracce di sterco: il suo ano era allargato a dismisura per le tante penetrazioni subite. Dopo un anno di questa vita improvvisamente il mio protetto peggiorò e in pochi mesi morì". Giorgio Pressburger, Della fede. Incontro con Dostojevskij, "Nuova Corvina" (Budapest), 11, 2002, pp. 118 e 152. L'Autore, miracolosamente scampato all'Olocausto (quando era bimbo, un soldato tedesco gli offrì una caramella all'arsenico), è stato direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Budapest. Il Presidente della Repubblica, S. M.Ciampi, lo ha insignito della Commenda. Collabora al "Corriere della Sera".
 
Perché s'impennano i prezzi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Galli   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Iprezzi del petrolio viaggiano da una settimana, sui mercati di Londra e New York, oltre i 40 dollari il barile, con tendenza a ulteriori rialzi. Le cause sono molteplici, in larga misura note: il conflitto mediorientale che rende aleatori i flussi estrattivi, cui s'accompagna la speculazione dei Paesi dell'Opec; la crescente richiesta di oro nero dell'Occidente e del Giappone, nonché della Cina. Va da sé che il rialzo trascina il valore di gas e carbone.

I problemi per l'economia mondiale sono enormi. Il caro-petrolio origina infatti inflazione, ripercuotendosi sui costi delle aziende e sui consumi privati (benzina, riscaldamento). S'è calcolato che 5 dollari di aumento del greggio automaticamente determinano una contrazione del Pil mondiale dello 0,50 per cento. Orbene: tutte le previsioni di sviluppo impostate a inizio d'anno, facevano perno sul barile oscillante fra i 27 e i 30 dollari. Da qui lo spettro di un vistoso rallentamento della crescita. Si noti bene: «preoccupazione», non ancora «allarme rosso». La ragione c'è. «Quota 41,40» registrata ieri è statisticamente un record, assoluto e negativo. Tuttavia, esaminando le quotazioni da trent'anni a questa parte, ci si accorge che i 40 dollari attuali sono lontanissimi dalla cifra - equivalente a 78 dollari di oggi, tenendo conto di svalutazione e inflazione - raggiunta negli anni Ottanta con la rivoluzione khomeinista in Iran.
Viene pertanto da chiedersi perché l'Occidente, dopo quella lezione, non abbia adottato contromisure. Con un ragionevole contenimento dei consumi, considerata la pessima reputazione dell'alternativa nucleare. Verità è che le Grandi potenze consumatrici hanno scelto una diversa strada: porre sotto tutela i Paesi produttori. Così, attraverso la longa manus delle multinazionali petrolifere, hanno provato a indurre alla ragionevolezza int eressata nazioni quali Algeria, Nigeria, Venezuela, e i Signori del Golfo Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati. Con esiti che solo eufemisticamente si possono definire incerti, considerati i guai attuali.
Nel «gioco petrolifero», vi è però un elemento che con astuta ipocrisia noi occidentali evitiamo di citare. Quei 40 dollari al barile che hanno fatto suonare il campanello d'allarme, cosa rappresentano rispetto al prezzo finale pagato da aziende e consumatori?
Ben poco, visto che i vari balzelli successivi lo riducono attorno a un 15-18 per cento. E il resto? Il resto va alle Compagnie petrolifere, con raffinazione e distribuzione. In parte comprensibile, considerando le spese per la ricerca. Ma il grosso della torta, e va detto, finisce agli Stati. Al più al meno, naturalmente: in Usa, le imposte incidono mediamente per il 30 per cento sul prezzo finale; in Italia, per la benzina, oltre i tre quarti.
Onestà di ragionamento impone: sono davvero esosi gli Stati produttori, o non sono da mettere in discussione anche le politiche dei «nostri Stati»?
Basterebbe ricondurre alla ragionevolezza il prelievo fiscale e gli allarmi in parte rientrerebbero. Invece, innanzi alla sostanziale incapacità dell'Occidente a mettere sotto controllo i propri comportamenti - pubblici (le imposte) e privati (i consumi) - si risponde con spregiudicate operazioni di politica estera. Non a caso, nelle Cancellerie, si vocifera di un accordo sottobanco Usa-Russia. Per sottrarre alla galassia arabo-islamista il quasi monopolio petrolifero e nel contempo porre a disposizione dell'Occidente le immense risorse dell'ex impero sovietico. A patto di poter transitare con gli oleodotti in Cecenia e Georgia. Avremo così la Pax petroli. Nel frattempo, il prezzo del barile si impenna, l'Occidente economico trema. Mentre purtroppo l'Europa di Bruxelles, anche in questa circ ostanza assente e distratta, non sa cogliere una storica opportunità per conciliare divaricanti interessi geopolitici, e difendere quei 400 milioni di sudditi-consumatori che, alla fine, rischiano di essere gli unici a dover regolare la nuova, pesantissima fattura petrolifera.

da Avvenire.it

 
Sapore di sale PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

L'aumento vertigionso dei prezzi ci inchioda di fronte al caro-spiaggia. Gli italiani obbligati a ridurre il periodo delle vacanze che sono letteralmente raddoppiate in meno di tre estati

La denuncia arriva dall'Intesa dei consumatori, secondo cui dal 2001 ad oggi il costo di una sdraio negli stabilimenti e' passato da 8-10.000 vecchie lire a 8-10 euro.

In base ai monitoraggi delle associazioni, la vera impennata dei prezzi si e' verificata nel 2002, con il passaggio dalla lira all'euro. Ma i prezzi si sono riscaldati anche nelle estati successive. Solo nell'ultimo anno, infatti, dall'estate 2003 ad oggi, il rincaro è stato in media compreso tra il 6% e il 12%. E i rialzi non hanno risparmiato praticamente nulla: dalla sdraio (6,5 euro lo scorso anno, 7,50 oggi), all'accesso agli stabilimenti (tra 2,5 e 3 euro nel 2003, 3,50 euro oggi). Un abbonamento giornaliero è passato invece dalle 16-18.000 lire del 2001, ai 13-15 euro del 2003, fino ai 14-16 euro di quest'anno.
E le cifre salgono ancora se si guarda all'abbonamento stagionale. In media nel 2001, tre mesi al mare costavano tra le 400.000 e le 500.000 lire. Nel 2003 il prezzo e' salito a 380-400 euro e quest'anno e' cresciuto ancora a 420-440 euro. Un vero salasso per le famiglie.
 
Forse non patria, ma di sicuro famiglia PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Il ministro leghista Maroni rivendica l'opportunità di differenziare tra le famiglie e le associazioni dei singoli individui

"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio". Lo ha ricordato il ministro del Welfare Roberto Maroni, intervenendo al convegno su Famiglia e lavoro presso il Summit Hotel di Roma. Il Ministro ha sostenuto con forza che "solo la famiglia, intesa secondo la definizione che ne da' la Costituzione, deve essere beneficiaria delle politiche familiari. Ciò non significa - ha aggiunto - che le altre situazioni non debbano essere aiutate, ma piuttosto che gli interventi devono essere differenziati, per quanto differenti sono le forme di organizzazione della società".
Secondo Maroni, oggi "si tende a considerare la famiglia come una somma di singoli, includendo in questa definizione forme diverse di organizzazione sociale, come le coppie conviventi o i singles". Occorre dunque fare chiarezza, ha continuato il Ministro, nell'affrontare il tema della famiglia.
Così, nel "discutere delle misure da mettere in atto per favorirla, occorre partire da una domanda di fondo: cosa si intende per famiglia. Una questione culturale, che - ha sottolineato - non possiamo dare per scontata e dalla quale non possiamo prescindere".
"Nel semestre di presidenza dell'Unione Europea - ha concluso - noi abbiamo proposto questa concezione di famiglia, che ha incontrato numerose reticenze. In molti Paesi prevale la tendenza a parlare di famiglie, piuttosto che di famiglia, ma proprio in questi giorni e' stato dato atto a Dublino dell'impegno e della coerenza dell'Italia".
 
Voglio vederti danzare PDF Stampa E-mail
Scritto da Agenzia Efe   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

All'Eurofestival vince una canzone ucraina ispirata al folclore dei Carpati. Supera di misura una canzone folk dei Balcani. Una ricerca delle fonti ?

Istanbul: vittoria all’Eurofestival della canzone ucraina “Wild dances”ispirata al folclore dei Carpazi. La rappresentante ucraina, Ruslana, ha ottenuto 280 punti superando di poco (263 punti) il gruppo jugoslavo zelino Joksimovaie che interpretava un brano ispirato alla musica tradizionale balcanica. Questa vittoria del folclore nella 49 competizione musicale europea (la prima dopo l’allargamento della UE) non è priva di significato.

 
AN candida membro del B'nai B'rith PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Alleanza Nazionale ed i suoi influenti amici...

Nella circoscrizione Nordest per le europee An ha candidato, per la prima volta, un ebreo. Si tratta di Paolo Ezelier Foa, funzionario di una banca d'affari ed ex presidente milanese del B'nai B'rith, la più antica associazione umanitaria ebraica. Si è saputo oggi a Padova durante la presentazione dei candidati da parte del coordinatore Veneto di An, Alberto Giorgietti.

 
I giornalisti Rai e le cene elettorali PDF Stampa E-mail
Scritto da Pennina   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

Cronaca di una cena di sovvenzionamento elettorale Ds targata Rai

Per la serie non cambieremo mai. Le elezioni si avvicinano ed in Rai cresce il fermento. “Fermento”, una parola appropriata visto che il luogo prescelto per una cena di finanziamento della prossima campagna elettorale è l’enoteca Costantini di Piazza Cavour a Roma.

Alla cena (quota di partecipazione a persona 150 €) svoltasi giovedì scorso erano presenti nomi di prima grandezza dei Ds, giornalisti e dirigenti Rai.

Un totale di 65 persone distribuite in vari tavoli dalla composizione più e meno sfigata, mescolando dirigenti, giornalisti in quota Ds, come si dice in questi casi, comprendenti anche una manciata di ex socialisti craxiani.

Un po’ di nomi. Il presidente dei Democratici di sinistra Massimo D’Alema con la moglie Linda, il responsabile informazione dei Ds Fabrizio Morri, il candidato alle prossime europee Nicola Zingaretti.

Tra i dirigenti Rai erano presenti l’ex capo del personale De Domenico e Luigi Mattucci consigliere dell'ex presidente Lucia Annunziata.

Ma alla cena non hanno preso parte solo manager e dirigenti Rai. Una consistente fetta dei partecipanti era costituita dal materiale umano più diffuso in Rai: il giornalista indipendente.

Equamente rappresentati i tre canali Rai. Giusto per fare quale nome: Donato Bendicenti, Marcello Del Bosco di Radio Rai, il vicedirettore del Tg2 Stefano Marroni ed il direttore del Tg3 Antonio Di Bella.

La candidata Lilli Gruber ha rassicurato l’uditorio con il suo discorso promettendo battaglia, in caso di vittoria elettorale, sulla libertà di informazione.

Discorsetto anche per D’Alema che ha sottolineato l’importanza della lista unitaria e di un voto che sia non solo contro Berlusconi, ma che costituisca una valida alternativa di governo permettendo così di battere Berlusconi.

In quest’ottica, “ogni voto serve”. D’Alema ha poi ricordato come vadano male le cose in Rai riferendosi alla “qualità” dell’ultima tornata di nomine.

Nel frattempo tra i tavoli girava la “vera” versione della lite tra il direttore generale Cattaneo e Lucia Annunziata.

Secondo i ben informati avventori della cena elettorale, l’Annunziata chiamò Cattaneo quella famosa mattina per criticare l'intervista a Bilancia, apostrofandolo: “Sei su tutti i giornali per questa stronzata! Ti cacceranno a calci in culo”.

Cattaneo non riuscì a trattenersi cadendo nel trappolone della furba ex presidente: “Ma che dici? Sono mesi che mi insulti. Sarò io a cacciare te a calci in culo!”.

Alla cena era presente anche la salottiera Sandra Verusio, grande amica di D’Alema. Qualcuno è rimasto stupito dalla sua presenza “Non so cosa c’entri una dama da salotto buono con la Rai, che un salotto non è. E’ stato come invitarla allo scalo merci dell’aeroporto di Fiumicino”.

Per par condicio, segnaliamo che nella stessa serata aveva luogo analoga cena forzista di finanziamento elettorale. Cambiano però le quote di partecipazione: 2000 € a testa. Cosa che ha fatto esclamare a qualche commensale: “Meno male che non sono di Forza Italia!”.
 
Boso: c'è una nuova P2 in Parlamento e nella Ue PDF Stampa E-mail
Scritto da La Padania   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

"A mio avviso in Italia si è ricostituita una nuova massoneria occulta, una sorta di nuova P2 presente anche nel Parlamento italiano che condiziona la vita politica ed economica del Paese". Lo ha ribadito l'ex senatore della Lega Nord, Erminio Boso, candidato alle europee, dopo aver avanzato tale ipotesi nella trasmissione tv "Notizie Oggi" di Canale Italia, già Serenissima Tv, emittente che copre tutto il Nord e il centro Italia fino a Roma, condotta da Gianluca Versace.

Secondo Boso, "questa nuova massoneria è trasversale a tutti i partiti, fatta eccezione per la Lega e Rifondazione Comunista, e può contare su una cinquantina di deputati e 15-20 senatori, tutti pronti a votare, o a contribuire a far mancare il numero legale, non secondo le decisioni dei rispettivi partiti ma degli interessi massonici che rappresentano e tutelano". Un fenomeno, sempre secondo Boso, "che pervade anche l'Europa, perchè ormai questa nuova massoneria ha interessi e ramificazioni europee, per gestire il potere e l'economia dell'Europa". Per Boso "anche il mandato d'arresto europeo è uno strumento sostenuto da interessi massonici, da usare contro i politici che rischiano di danneggiarli".
 
Quello che Vodafone dice e non dice PDF Stampa E-mail
Scritto da Zeusnews.it   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

Nei fine settimana si chiama gratis e si scrive gratis: ma attenti alle condizioni, naturalmente scritte in piccolo.

Stanno ottenedo molto successo tra i clienti Vodafone, in particolare tra i giovanissimi, le nuove opzioni "Week End SMS" e "Weekend Chiama", attivabili, salvo proroghe o combinazioni con altre offerte, fino al 16 maggio, al prezzo di 10 euro in totale (l'offerta è gratuita per chi usufruisce del servizio di portabilità del numero da un altro gestore di telefonia mobile..).

Le opzioni in questione permettono, rispettivamente, di inviare fino a 200 SMS gratuiti ogni fine settimana verso tutti i clienti Vodafone Italia e di ottenere l'equivalente in ricarica delle telefonate effettuate nel weekend verso i numeri Vodafone e quelli di rete fissa, fino a un massimo di 20 euro. Ogni opzione è valida per 2 mesi dalla data dell'attivazione, e viene rinnovata automaticamente al costo di 3 euro.

Il successo dell'operazione commerciale è comprensibile: a chi non piacerebbe poter parlare gratuitamente da un numero di telefonia mobile anche solo nel weekend? O poter scrivere pressoché liberamente senza badare ai costi di traffico ai propri compagni di gestore?

Ma l'inghippo, se così vogliamo chiamarlo, c'è. Se entro la settimana successiva alla ricarica ottenuta per l'opzione "Weekend Chiama" non si è consumata almeno la metà del traffico ricaricato, l'opzione verrà disattivata.

In breve, se Tizio parla durante il week end per 10 euro, viene automaticamente ricaricato di 10 euro entro le 72 ore dalle 24.00 della domenica (per cui, in teoria, anche alle 23.59.59 del mercoledì) e deve consumare almeno 5 euro della ricarica in servizi a pagamento entro la domenica successiva, viceversa l'opzione (che ha pagato minimo 7 euro) viene disattivata.

Non si tratta, come è evidente, di una clausola vessatoria, ma, più banalmente, di una di quelle condizioni scritte in piccolo sul materiale propagandistico dell'offerta che riporta, come presentazione, una margherita bianca in campo rosso con la scritta "Chiamo gratis, scrivo gratis".

E' chiaro che non si parla gratis, perché alla fine queste operazioni un costo ce l'hanno (e il costo corrisponde alla metà del traffico a pagamento effettuato durante il fine settimana, oltre a quelli di eventuale rinnovo dell'opzione), e se questo costo non viene sostenuto semplicemente si perdono le offerte sottoscritte (anche qui non sempre gratis).

Non c'è che dire, la trasparenza commerciale di Vodafone è salva. Non ci resta che chiederci quando lo sarà anche il diritto degli utenti ad essere informati. Possibilmente senza richiedere l'ausilio di una lente di ingrandimento.

 
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