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A Londra qualcuno ha capito tutto della democrazia PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Se mafia dev’essere, allora togliamo ogni ipocrisia. Questo deve essersi detto un cittadino londinese che ha pubblicato un annuncio su un sito d'aste per mettere all’asta il proprio voto.

LONDRA - Per tentare di intascare un po' di sterline, oppure per polemica nei confronti della politica, un cittadino londinese non ha esitato a mettere in vendita il suo voto. Sul sito eBay, una famosa casa d'aste online, è apparso un annuncio in cui un anonimo cittadino londinese chiedeva ai politici chi di loro fosse disposto a pagare il prezzo più alto per aggiudicarsi il suo voto nelle elezioni europee e amministrative che si terranno a Londra domani.
Il prezzo di partenza per l'asta era di 99 pence (1,48 euro). Secondo la commissione elettorale inglese, che oggi ha deciso di rimuovere l'annuncio, non è stata presentata nessuna offerta. Il dipartimento di affari costituzionali inglese ha detto che la messa in vendita del proprio voto va «contro lo spirito della democrazia e va condannato».

 
Morto un Reagan se ne fa un altro PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

L'uomo di Arcore svela la sua attrazione per la politica economica dell'ex-attore americano che, divenuto presidente, ha impresso la sua firma sui terribili anni '80.

SAVANNAH - «La riforma del fisco e la riduzione delle aliquote sarà il primo impegno del governo alla ripresa dell'attività politica dopo il voto di medio termine». È quanto ha assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi in una breve conferenza stampa a margine del G8.
Berlusconi ha anche aggiunto che la Bce, la banca centrale europea, deve abbattere i tassi di interesse.

POLITICA ECONOMICA DI REGAN SEMPRE VALIDA - La politica economica attuata dall’ex Presidente Usa Ronald Reagan, rappresenta ancora una «ricetta valida» per il rilancio economico nazionale ha aggiunto Silvio Berlusconi al termine della prima riunione plenaria del G8 in corso a Sea Island, in Georgia.

 
Ronnie è ancora tra noi PDF Stampa E-mail
Scritto da ilmanifesto.it   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Bush e Berlusconi si sentono suoi eredi. Ed in larga parte lo sono: l'iperliberismo, lo spirito di crociata contro i vari "imperi del male", la politica-spettacolo, l'occidentalismo più retrivo, il flirt con puritani e fondamentalisti: eccola l'eredità di Reagan che oggi ritorna nei suoi epigoni. Ritratto di un attore di serie B diventato l'uomo più potente del mondo.

Mi è difficile ricordare Reagan senza che riappaia l'immagine sbalordita del ragazzino di «Back to the future» che, catapultato per magia nel passato degli anni `50, a chi gli dice chi è il presidente degli Stati uniti non riesce a credere si tratti davvero di Ronald, l'attore di serie B della sua infanzia. Eppure, fu proprio il fatto di non provenire né dalla casta militare - uscita malconcia dopo la disfatta nel Vietnam - né da quella dei politici di professione - cui si imputava l'inaspettato impoverimento dell'America, alle prese con una recessione perdurante che evocava storie da grande depressione - quel che aveva consentito il successo del 40° presidente degli Stati uniti: egli è stato infatti il precursore dell'ondata «antipartitica» che ha poi via via investito quasi tutto il resto del mondo. Cosa di meglio che ricorrere al vecchio, sempre vivo mito del West, ai suoi generosi, coraggiosi e sempre vincenti cowboys, per curare la sindrome del pessimismo che alla fine degli anni `70 aveva colpito l'orgogliosa società americana? Scrisse Noam Chomsky che il compito che era stato affidato a Reagan «era di sorridere, di leggere dal `gobbo' con voce piacevole, dire un paio di battute, e di far sentire l'uditorio a suo agio. La sua sola qualifica per gestire la presidenza era che egli sapeva come leggere le righe scritte per lui dai ricchi e potenti. Per otto anni il governo ha virtualmente funzionato senza una effettiva guida dell'esecutivo». Nel lancio dei leader politici (come dei prodotti per il supermarket) le virtù mediatiche contano assai più della sostanza, ma non c'è dubbio che nel caso di Ronald Reagan l'operazione è riuscita ai demiurghi di Wall Street nel migliore dei modi. Perché Reagan è stato un grande presidente, nel senso che ha segnato un'epoca, ha cambiato la struttura delle nostre società, i valori e le idee. Il suo vero genio fu di reintrodurre nella politica l'ideologia, proprio quando i democratici (e la sinistra in Europa) cercavano di liberarsene. E così riuscì a dare la valenza di una missione religiosa, reclutando diavolo (l'«impero del male») e santi (lo «juppie» - young upper professional). Ha buon gioco il piccolo Bush, quando nel commemorarlo dice: «Ci ha liberato dalla tirannide», perché persino ai poveracci che vivevano di welfare è riuscito a far sentire come un'intollerabile intrusione nella loro vita privata l'intervento dello stato. Margaret Tatcher - che il movimento pacifista immortalò in un manifesto fra le sue braccia come Rossella O'Hara-Vivien Leigh in quelle di Rhett Butler-Clark Gable, sotto la scritta «Via col vento» - sebbene sia stata oltreoceano più che la sua partner il suo battistrada, non riuscì mai ad acq

 
Sei milioni di francobolli italo-israeliani PDF Stampa E-mail
Scritto da Avvenire   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Italia e Israele unite in un francobollo: per celebrare i 100 anni della Sinagoga di Roma,sono stati emessi congiuntamente dalle Poste italiane e quelle israeliane due francobolli celebrativi, presentati dagli esponenti della comunità ebraica Leone Paserman e Riccardo di Segni, dal ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, dall'ambasciatore israeliano, Ehud Gol.

Una lettera da Roma a Milano e una da Tel Aviv a Gerusalemme nei prossimi mesi saranno affrancate allo steso modo. Un gesto simbolico, ma emblematico: i francobolli per i quali è prevista una tiratura di sei milioni di esemplari, hanno un valore di 0,60 e 0,62 euro, corrispondente al prezzo per l'affrancatura prioritaria rispettivamente per l'Italia e per l'estero. Per un'iniziativa di amicizia tra i due Paesi, come ha voluto definirla il ministro Gasparri.
 
Vietato pensare: questo è il nuovo "diritto" europeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Il mandato di cattura europeo è una mostruosità, uno strumento che consente ai magistrati “organi­ci” di colpire e di perseguire le idee e le opinioni politicamente non corrette.

Il battesimo di questo mezzo liberticida non poteva che essere opera di una delle punte di diamante della giustizia-globalizzata, il procuratore spagnolo Baltasar Garzon, che con Giancarlo Caselli e la Del Ponte (che sostiene l’ac­cusa all’Aja al processo-farsa con­tro Milosevic) si è formato nel laboratorio di Eurojiust. Dopo avere “chiuso” per tre anni tutti gli uffici e tutte le sedi della Coalizione basca “Batasuna”, Garzon, alla fine di maggio scorso, ha chiesto il trasferimento davanti alla giustizia spagnola di tre giova­ni francesi rei di militare nell’orga­nizzazione giovanile “Segi”, rite­nuta “fiancheggiatrice” del separa­tismo basco. Yves Machicotte, Haritza Galarraga e Amala Rekarte, tre giovani di età compresa tra i 22 ed i 25 anni, sono state cosi le prime vittime del nuovo strumento giudiziario fatto proprio dal diritto francese.

I tre sono falsamente accusati di sostenere i gruppi terroristici dell’Eta. E’ stato, in pratica, teore­ticamente costruito un “Dossier Segi” il cui processo dovrà tenersi entro il mese di marzo del 2005 a Madrid, nonostante i fatti ascritti sarebbero stati commessi sul terri­torio francese, laddove non si configurerebbe alcun reato.

Proprio grazie al mandato di cattura europeo, recentemente approvato anche dal Parlamento italiano, è ormai possibile ad un qualsiasi magistrato politicamente legato al Nuovo Ordine Mondiale sconfinare con i suoi teoremi.

E certamente non è un caso se uno strumento così infame non è stato minimamente contestato dai falsi no-global, sempre pronti a disobbedire a comando ed organi­camente.

In quegli stessi giorni, come ci informa l’avvocato Longo, Garzon ha colpito anche il ‘Circulo de Estudios Indo europeos’. Il 25 maggio sono stati infatti arrestati in Catalogna Ramon Bau, 56 anni, presidente del CEI, già membro dell’organizzazione CEDADE, che negli anni 60 e 70 contribuì alla pubblicazione di libri “dimentica­ti”. Un intellettuale che non ha mai scritto o pronunciato una parola a favore della violenza. Insieme a lui sono stati arrestati Oscar P.G. , 27 anni, delegato del CEI in Catalogna, già arrestato per reati di opinione nel giugno del 2003 ed in attesa di giudizio e Carlos G.S., 35 anni, membro del CEI ed abituale

collaboratore delle pubblicazioni dell’organizzazione culturale.

Va rilevato che il C.E.I è una associazione regolarmente registrata in Spagna presso il ministe­ro dell’Interno e le sue pubblica­zioni non sono certamente clande­stine. L’associazione ha sedi a Madrid, in Catalogna, in Andalusia, a Valencia, a Guadalajara, nelle Asturie ed anche in Messico.

I tre arrestati sono stati invece accusati di partecipare ad una organizzazione illegale che diffon­de materiale che incita alla discri&sh

 
terra e mare: metafisica delle civiltà PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Scianca (Orion)   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Dieci riflessioni su Terra e Mare. Geofilosofia degli elementi. Il monoteismo del mercato nasce dal ”Mare” il “Mare” deborda e porta il suo assalto finale Una lettura inconsueta del capitalismo tratto da Orion numero 235

1 - “La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime”. Così Carl Schmitt, in quel suo piccolo capolavoro che è Terra e Mare (Adelphi, Milano 2002). Lo Schmitt che incontriamo qui non è il pensatore scientifico e rigoroso che conosce chi abbia letto i suoi testi giuridici, quanto piuttosto il lettore di Guénon e l’esperto conoscitore dei simbolismi esoterici, impegnato quasi ossessivamente nella ricerca della chiave simbolica della storia dell’umanità. Ora, questa chiave simbolica, per Schmitt, è il conflitto degli elementi. Solcando il globo “con la ruota ed il remo” – per usare un espressione di Carlo Terracciano – l’uomo ha sempre percepito il proprio essere nel mondo tramite l’esperienza del secolare scontro tra Terra e del Mare.

2 – Cosa rappresentano geofilosoficamente Terra e Mare? Il Mare è innanzitutto la negazione della differenza, conosce solo l’uniformità, mentre nella Terra si dà sempre la variazione, la difformità. Il Mare non ha confini se non le masse continentali ai suoi estremi, ossia qualcosa ad esso antitetico, l’anti-mare. La Terra è sempre solcata dai confini tracciati dall’uomo, oltre a quelli che essa stessa dona come barriere naturali. Il Mare è mobilità permanente, flusso privo di un centro stabile, “progresso”. È caos e dissoluzione. La Terra è costanza, stabilità, gravità. È gerarchia e ordine. Il Mare è il Capitale, la Terra è il Lavoro. Il Lavoro è tellurico nella misura in cui è fisso, è produzione concreta; il Capitale è invece liquido, è sfruttamento e alienazione. Il Lavoro crea, il Capitale distrugge. La Terra-Lavoro è quindi incarnata dall’Oriente metafisico, la terra di ciò che nasce (sol oriens, sole che sorge; “oriente” in russo antico è vostok, “sorgere”, mentre in tedesco è Morgen-land, terra del mattino), mentre il Mare-Capitale è l’Occidente metafisico, ciò che muore (sol occidens, sole che declina; “occidente” è zapad, “cadere”, in russo ed in tedesco Abend-land, la terra della sera, del declino). Concretamente e storicamente, il Mare è incarnato dalle talassocrazie anglosassoni, la Terra dalla tellurocrazia continentale eurasiatica.

3 – Il conflitto di Terra e Mare acquista quindi un carattere concreto, storico, politico. Oswald Spengler, (Prussianesimo e Socialismo, Edizioni di Ar, Padova 1994) illustrava questo scontro attraverso l’opposizione tra lo spirito comunitario prussiano e l’individualismo inglese. Per l’autore del Tramonto dell’Occidente, anima inglese e anima prussiana si contrappongono come due istinti, due “non poter fare altrimenti”: da una parte lo spirito autenticamente socialista, l’essenza dello Stato, la subordinazione alla totalità comunitaria; dall’altra lo spirito individualista, la negazione dello Stato, la rivolta dell’individuo contro ogni autorità. Tipo inglese e tipo prussiano “rivelano la differenza tra un popolo la cui anima è v

 
Si prevedono anni bui PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

L’istituzione della task force anti black-out (quanti termini stranieri ci tocca digitare !) non è affatto un buon segno. Ci stanno abituando pian piano a lunghe interruzioni. Non a caso ci avviamo a grandi passi verso un’era di precarietà e disagio in cui, l’oligarchia dominante, si manterrà in sella tramite il totalitarismo e il fantasma del terrorismo.

Siè svoltanel pomeriggio di martedì 8 la prima riunione della task force anti-blackout cui ha dato vita il ministero delle Attivita' produttive.Lo ha riferito il presidente del Grtn, Bollino.Della task force fanno parte, oltre al Grtn, il ministero dell'Interno, la Protezione civile, il ministero dell'Ambiente, il Gestore del mercato elettrico, l'Acquirente unico e i produttori rappresentati da Assoelettrica.

 
Il Fondo Monetario ? Ci spinge verso il neolitico PDF Stampa E-mail
Scritto da Carta   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

L’incapacità dei funzionari dell’FMI e la loro criminale superficialità hanno gettato l’Argentina nella fame. Quali risorse hanno permesso ai nostri cugini di sopravvivere ? Il ricorso al baratto ! Ed oggi ci prova anche il Brasile. Scambi di Kakà in vista ?

Come sono sopravvissuti 6 milioni di argentini alla crisi economica del

2001? Con il "trueque", il baratto, una pratica ora esportata in Brasile,

nel Programma governativo Fame Zero. E sono decine i "club de trueque" sorti

ultimamente, 30 nel solo stato di Parana', a sud del paese.

Come funziona? Si crea una sorta di mercato, o nodo, in cui le persone si

scambiano prodotti e servizi. Esiste anche una specie di moneta sociale (in

Brasile sono le pigne), che funge da compensatore.

Quando si entra a far parte di un club de trueque si riceve un credito di 10

pigne e bisogna mettere a disposizione 5 prodotti o servizi per lo scambio,

di cui almeno uno di produzione propria.

C'e' chi porta frutta e la scambia con verdura, chi porta un piatto di pasta

e se ne va con una frittata. Ma ci sono anche parrucchieri, artigiani,

medici e dentisti, che mettono "a disposizione" le loro abilita'.

Pare che il sistema funzioni perche' dietro non c'e' nessuna smania di

arricchimento, la societa' che nasce dal baratto e' paritaria e

autosostenibile.

I club de trueque si riuniscono una volta alla settimana, e oltre al baratto

tengono assemblee e corsi.

 
Donald Duck non è Mc Donald PDF Stampa E-mail
Scritto da Almanacco della scienza   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Il tentativo mondialista d’imporci un unico linguaggio, peraltro stridente, scialbo e sgrammaticato, si dimostra completamente contro natura. Non solo la specie umana si differenzia per etnologia e glottologia.

Le anatre inglesi hanno accenti diversi tra loro. Lo dimostrerebbero le
differenze riscontrate in alcune registrazioni di anatre cittadine e di
anatre provenienti da una tranquilla localita' della Cornovaglia.
Le anatre di Londra emettono suoni piu' "spigolosi" rispetto a quelle di
campagna, che tendono ad avere invece un tono piu' morbido. Questo perche'
le anatre cittadine devono competere con i rumori della vita metropolitana.
Ma c'e' di piu': il verso delle anatre di Londra riprenderebbe anche usanze
lessicali degli abitanti della citta'. Ad esempio i londinesi tendono a
pronunciare le vocali corte e basse, mentre in Cornovaglia si usano vocali
molto aperte e lunghe. Stessa cosa farebbero le anatre.
 
Teledipendenza PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Il 93 per cento degli italiani fa riferimento al piccolo schermo per informarsi sulla attualità politica. Per una persona su nove la TV rappresenta l'unico canale di informazione. La costituzione di canali informativi alternativi non è mai stata così necessaria...

ROMA - Televisione, croce, delizia, idolo e "agorà" dei nostri tempi. "Quelli che la guardano" non esistono più, nel senso che davanti ai bagliori di quello schermo si siedono tutti, per ore, ogni giorno, il 99% degli italiani. E se la "piazza mediatica" coincide finalmente con quella reale, è giocoforza che sia la televisione a intercettare in maniera preponderante la crescente domanda di informazione politica nel nostro paese. Così si scopre che il 93,7% degli italiani maggiori di 14 anni fa riferimento alla tv per aggiornarsi politicamente; seguono, ma a grande distanza, i quotidiani, fonte originaria e irrinunciabile dell'informazione politica, con il 52% e al terzo posto si colloca la radio con il 31,8%.

Sono alcuni dei risultati di un lavoro di ricerca dal titolo "Piazze e popoli virtuali. La learship aleatoria dei popoli mediatici" realizzato dal Censis e presentato dal segretario generale Giuseppe De Rita e dal direttore Giuseppe Roma. Un ruolo essenziale nella circolazione dell'informazione sui fatti della politica lo svolgono anche gli amici con il 22,8%, al quarto posto nella graduatoria delle "agenzie" dell'informazione politica, e i parenti al quinto posto con il 15,8%. Quindi i colleghi di lavoro con il 12,5%.

Decisamente inadeguata, sottolinea il Censis, la collocazione di partiti e sindacati in un ambito che dovrebbe essere d'elezione per la loro funzione: i partiti sono al penultimo posto con l'1,8% fra i canali dell'informazione politica e i sindacati all'ultimo posto con l'1,6%. Eppure la domanda d'informazione politica in Italia, sottolinea il Censis, è sempre più alta: il 58,5% dei nostri connazionali si informa sui fatti che riguardano la "res publica" tutti i giorni o almeno una volta alla settimana; permane notevole la differenza fra i maschi (il 68%) e le donne (il 49,5%).


La fascia di età nella quale l'informazione politica appare più importante è quella fra i 35 e i 59 anni, mentre la percentuale di chi si informa è molto bassa fra i giovani e tende a scendere anche fra gli ultra sessantenni. Chi si dimostra indifferente verso l'informazione politica è categorico: due italiani su tre denunciano una totale "mancanza di interessi", mentre il 13,3% confessa di non avere "fiducia nella politica".

Quanto alla televisione, nonostante rappresenti, e di gran lunga, il canale principale dell'informazione politica, continua a essere accesa prevalentemente per "abitudine" (42,7%) e per "svago" (40,1%); e poi, un po' per "interesse" (33,3%) e un po' per "compagnia" (20,4%). Se ne deduce che l'informazione politica arriva a una platea spesso svagata e distratta, inevitabilmente soggiogata dalla malia che promana dallo schermo, una fascinazione che funziona sempre, anche per chi fa professione di critica e si qualifica antagonista rispetto alla televisione.

Gli ascolti medi, ricorda il Censis, continuano ad aumentare: negli ultimi 5 anni sono cresciuti del 12% oltrepassando i 9 milioni, così come sono aumentate le ore medie di televisione viste nell'intera giornata, cresciute dell'11% e arrivate a rasentare le 4 ore al giorno. Il tema sul quale riflettere, suggerisce allora il Censis, non è tanto televisione "sì" o televisione "no", bensì televisione "soltanto" o televisione "anche": in Italia, infatti, ricorda l'istituto di ricerca, il 9,1% della popolazione, pari a 4 milioni e mezzo di

 
Elezioni in vista: manette ai polsi PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Una serie di arresti tra i tifosi di Roma e Lazio. Il blitz a dir poco sproporzionato avviene all’indomani della richiesta di cattura nei confronti di Roberto Fiore per “ricostituzione di partito fascista” e della cattura, in Turchia, di un militante di Forza Nuova che vi lavorava. Ciliegina sulla torta: i tre ostaggi italiani liberati dagli americani in periodo elettorale.

La Digos della questura di Roma ha eseguito numerosi arresti negli ambienti delle tifoserie ultras di Roma e Lazio. I fatti riguardano gli incidenti verificatisi dopo il derby del 21 marzo, sospeso all'inizio del secondo tempo dopo che sulle tribune dell'Olimpico si era sparsa la falsa notizia della morte di un ragazzo. Il blitz, a dir poco sproporzionato, cade come il cacio sui maccheroni a cinque giorni dalle elezioni. La ciliegina sulla torta è stata invece fornita dai tre ostaggi italiani liberati dagli americani in periodo elettorale. Una prassi non nuova. L’appena defunto Reagan dovette ad un’operazione similare (l’attesa del rilascio dei detenuti dopo le elezioni da parte degli iraniani sollecitati dagli israeliani) la sua fortuna politica.

 
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