Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Novembre 2019  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
      1  2  3
  4  5  6  7  8  910
11121314151617
18192021222324
252627282930 

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Alterview
“Liberazioni” elettorali: missione compiuta. PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Giovedì 10 Giugno 2004 01:00

Secondo Renato Mannheimer «è ragionevole pensare che la vasta emozione suscitata dalla liberazione degli ostaggi abbia qualche conseguenza sul voto». Ovvero come riconquistare il voto di un’opinione pubblica ostile all’intervento in Iraq. La retorica patriottarda dei “nostri ragazzi” favorisce ancora una volta chi i "nostri ragazzi" li ha mandati al macello per difendere interessi altrui.

Per gran parte dell'elettorato, la liberazione degli ostaggi ha costituito una felice sorpresa. Appena la notizia si è diffusa, l'attenzione si è impennata. Martedì sera l'80% degli italiani era al corrente dell'evento: una percentuale altissima anche rispetto a casi analoghi. Come sempre, i meno informati erano i più giovani, fino a 25 anni. E' ragionevole pensare, dunque, che la vasta emozione abbia qualche conseguenza sul voto. Ma è impossibile giungere a stime precise. Specie perché un effetto che incida davvero sui risultati dovrebbe manifestarsi in particolare su quanti sono ancora indecisi. Sia su chi - sono assai pochi - è ancora in bilico sulla preferenza per l'una o l'altra coalizione. Sia, specialmente, su quanti - molti di più - non sanno se recarsi o meno alle urne e su cui gli eventi iracheni possono avere una funzione «mobilitante»: nel complesso, una porzione limitata, ma decisiva, di elettorato.

Già la diffusione della conoscenza e dell'interesse per l'evento indicano la direzione degli effetti. Sembrerebbe infatti più informato chi è orientato a votare - o prende almeno in considerazione - il centrodestra. Il che suggerisce che in questo settore dell'elettorato la liberazione degli ostaggi ha «emozionato» - e anche «mobilitato» in misura maggiore. Naturalmente, l'orientamento politico condiziona anche l'attribuzione del merito per la liberazione. Che i votanti per la Cdl suddividono equamente tra il governo e i soldati americani. Mentre la grande maggioranza dell'elettorato del centrosinistra la attribuisce ad altro. Dunque, la liberazione degli ostaggi ha "mobilitato" l'elettorato del centrodestra. Che era quanto Berlusconi auspicava. Il problema del Cavaliere, infatti, non è tanto sottrarre voti al centrosinistra, quanto spingere i suoi elettori potenziali a recarsi alle urne. Poiché, sin qui, l'astensionismo sembrerebbe colpire assai più il centrodestra e Forza Italia in particolare.

Molti indizi suggeriscono che in qualche misura Berlusconi vi sia riuscito. Almeno per ora. Alcune stime indicano che circa un quinto del potenziale complessivo di Forza Italia si senta più voglioso di appoggiare il leader dopo la liberazione degli ostaggi. Con una forte accentuazione (poco utile sul piano del risultato elettorale) tra chi è già deciso e una minore intensità (ma una assai maggiore efficacia) tra chi per ora si limita a «prendere in considerazione» Forza Italia. Ciò che sul piano dei voti nell'urna può significare un guadagno dall'1 al 2%. Che andrebbe a scapito specialmente della Lista dell'Ulivo (anche se, non ovviamente, con passaggi diretti).
Tuttavia non è dato sapere se le intenzioni manifestate oggi «terranno» fino a sabato. I «mobilitati» sono infatti elettori fino a ieri indecisi (e lo sono un po', sebbene in misura minore, ancora oggi) se recarsi o meno alle urne. La loro scelta si basa spesso sull'impulso del momento. Oggi, in misura maggiore di ieri, sono intenzionati a votare e a sostenere il Cavaliere. Ma non è dato sapere cosa faranno davvero sabato e domenica prossima.

 
Dove credi di andare con quella voce da vecchio? PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Giovedì 10 Giugno 2004 01:00

In Usa impazza il lifting alle corde vocali. Così finalmente potremmo mascherare del tutto quell’inconveniente così demodé che è l’invecchiamento biologico. Con la pelle tirata e la voce di un ventenne, anche i settantenni avranno la possibilità di sentirsi come tanti giovani imbecilli, pronti per la nuova edizione del Grande Fratello.

NEW YORK - L'età avanza, le corde vocali si consumano, la voce perde vigore e può far sembrare più vecchi di quello che dimostra l'aspetto fisico. Una realtà per tutti con cui fare i conti. Ma per un numero sempre maggiore di americani la soluzione all' «inestetismo vocale» sta nel bisturi. L'intervento si chiama 'voice lift' ed è l'ultima frontiera della chirurgia plastica.

L'INTERVENTO - L'operazione comporta iniezioni di collagene o un impianto che, riavvicinando le corde vocali danneggiate, ringiovanisce il timbro vocale. Il tempo di convalescenza è di due settimane. Nati originariamente come metodi per curare le voci danneggiate da incidenti, ictus o altre malattie, solo recentemente questi interventi si sono trasformati in una cura estetica.

I MEDICI - «C'è gente che paga 15 mila dollari per rifarsi la faccia e poi si accorge che, quando apre bocca, l'età la tradisce», ha osservato Robert Sataloff, decano otorinolaringoiatra al Graduate Hospital di Filadelfia. Tra i potenziali pazienti che hanno avvicinato il dottor Sataloff ci sono attori, politici, annunciatori radiofonici e executives. «L'obiettivo è di restaturare la tridimensionalità della voce che uno aveva a vent'anni», ha spiegato Clark Rosen, direttore del Voice Center dell'Università di Pittshurgh, dove da anni si cerca di promuovere più interesse nella salute delle corde vocali.

 
Emuli sinistri e ottusi della strategia della tensione PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Un altro attentato, stavolta con feriti. Dall’inizio della primavera è in atto un’escalation confusa quanto idiota. Mescolando tutto e tutti ed attribuendo l’appellativo “fascista” anche agli antifascisti, si è dato il via ad una campagna di aggressioni , accompagnata da attentati, che tanto rammenta le strategie del ministero degli interni nell’autunno del 69.

A piazza Maggiore, a Bologna, durante un comizio elettorale di Fini, l’esplosione di una bomba-carta ha causato una decina di feriti. La pista su cui imboccano le indagini è quella anarco-istituzionalista (termine che ci pare oggettivamente più corretto di quello comunemente adottato di anarco-insurrezionalista)

Dall’inizio della primavera è in atto un’escalation confusa quanto idiota. Mescolando tutto e tutti ed attribuendo l’appellativo “fascista” anche agli antifascisti, alcuni gruppi di sinistra – e quel che è più significativo alcuni candidati e persino deputati della presunta “disubbidienza” – hanno dato il via ad una campagna di aggressioni , accompagnata da attentati, che tanto rammenta le strategie del ministero degli interni nell’autunno del 69.

La lista è lunga: dalle sedi di Forza Nuova plasticate, all’aggressione a mano armata dei militanti romani di FN, ai tre ultimi attentati dinamitardi contro AN passando per provocazioni, tentati assalti e assedi - con protezione della polizia ovviamente - a Casa Pound.

Lo scopo è forse elettorale ? Se così fosse questi delinquenti/imbecilli, apprendisti stregoni, si limiteranno a strumentalizzare e a gettare allo sbaraglio qualche decina di seguaci che, mobilitati su battaglie marginali e di retroguardia, andranno incontro a guai giudiziari e rischieranno la loro incolumità fisica solo per assicurare gli emolumenti strasburghesi a pochi parassiti della rivoluzione salottier-chic.

Se, come temiamo, il discorso è invece più articolato, centinaia se non migliaia di persone subiranno le conseguenze di questa rinata strategia della tensione. Infatti da utili idioti – o più probabilmente da squallidi servi – i mestatori nel torbido continueranno a nuocere perché l’insicurezza e il timore sono elementi indispensabili di stabilità per oligarchie prive di base popolare e di progetto. Che tale sia la situazione in Italia e in tutto l’Occidente non c’è ombra di dubbio. Del resto alcune campagne di repressione giuridica che si sono scatenate in contemporanea alle aggressioni e agli attentati lasciano supporre una regia unica del nuovo totalitarismo del terore/spettacolo.

Insomma, gli archetti dell’odio isterico che si lasciano trascinare su pendii pericolosi sono oggettivamente, e dovrebbero rendersene conto, piccoli commandos al servizio dell’ordine globale americano. Una triste fine per il movimento della contestazione ! Auguriamoci che esso sappia prendersi in mano da solo e mettere in riga i suoi dementi.

 
Subito prima delle elezioni. Ad essere maliziosi si fa peccato PDF Stampa E-mail
Scritto da Dagospia   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Da Dagospia del 7 giugno, vigilia della liberazione degli ostaggi, un’allusione curiosa e profetica. Ovviamente si tratta solo di una coincidenza...

È solo un'ipotesi, ovviamente. Ma se gli ostaggi italiani in Iraq, anziché essere uccisi, fossero liberati poco prima delle elezioni? E se il presidente del Consiglio accogliesse loro, trionfante, all'aeroporto di Ciampino (visti anche tutti i soldi che ha pagato personalmente per il riscatto)? Un sondaggio riservatissimo darebbe un incremento di consensi per Forza Italia pari al 2,8 per cento, e una sensibile crescita dei voti di preferenza per il presidente del Consiglio.

 
A Londra qualcuno ha capito tutto della democrazia PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Se mafia dev’essere, allora togliamo ogni ipocrisia. Questo deve essersi detto un cittadino londinese che ha pubblicato un annuncio su un sito d'aste per mettere all’asta il proprio voto.

LONDRA - Per tentare di intascare un po' di sterline, oppure per polemica nei confronti della politica, un cittadino londinese non ha esitato a mettere in vendita il suo voto. Sul sito eBay, una famosa casa d'aste online, è apparso un annuncio in cui un anonimo cittadino londinese chiedeva ai politici chi di loro fosse disposto a pagare il prezzo più alto per aggiudicarsi il suo voto nelle elezioni europee e amministrative che si terranno a Londra domani.
Il prezzo di partenza per l'asta era di 99 pence (1,48 euro). Secondo la commissione elettorale inglese, che oggi ha deciso di rimuovere l'annuncio, non è stata presentata nessuna offerta. Il dipartimento di affari costituzionali inglese ha detto che la messa in vendita del proprio voto va «contro lo spirito della democrazia e va condannato».

 
Morto un Reagan se ne fa un altro PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

L'uomo di Arcore svela la sua attrazione per la politica economica dell'ex-attore americano che, divenuto presidente, ha impresso la sua firma sui terribili anni '80.

SAVANNAH - «La riforma del fisco e la riduzione delle aliquote sarà il primo impegno del governo alla ripresa dell'attività politica dopo il voto di medio termine». È quanto ha assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi in una breve conferenza stampa a margine del G8.
Berlusconi ha anche aggiunto che la Bce, la banca centrale europea, deve abbattere i tassi di interesse.

POLITICA ECONOMICA DI REGAN SEMPRE VALIDA - La politica economica attuata dall’ex Presidente Usa Ronald Reagan, rappresenta ancora una «ricetta valida» per il rilancio economico nazionale ha aggiunto Silvio Berlusconi al termine della prima riunione plenaria del G8 in corso a Sea Island, in Georgia.

 
Ronnie è ancora tra noi PDF Stampa E-mail
Scritto da ilmanifesto.it   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Bush e Berlusconi si sentono suoi eredi. Ed in larga parte lo sono: l'iperliberismo, lo spirito di crociata contro i vari "imperi del male", la politica-spettacolo, l'occidentalismo più retrivo, il flirt con puritani e fondamentalisti: eccola l'eredità di Reagan che oggi ritorna nei suoi epigoni. Ritratto di un attore di serie B diventato l'uomo più potente del mondo.

Mi è difficile ricordare Reagan senza che riappaia l'immagine sbalordita del ragazzino di «Back to the future» che, catapultato per magia nel passato degli anni `50, a chi gli dice chi è il presidente degli Stati uniti non riesce a credere si tratti davvero di Ronald, l'attore di serie B della sua infanzia. Eppure, fu proprio il fatto di non provenire né dalla casta militare - uscita malconcia dopo la disfatta nel Vietnam - né da quella dei politici di professione - cui si imputava l'inaspettato impoverimento dell'America, alle prese con una recessione perdurante che evocava storie da grande depressione - quel che aveva consentito il successo del 40° presidente degli Stati uniti: egli è stato infatti il precursore dell'ondata «antipartitica» che ha poi via via investito quasi tutto il resto del mondo. Cosa di meglio che ricorrere al vecchio, sempre vivo mito del West, ai suoi generosi, coraggiosi e sempre vincenti cowboys, per curare la sindrome del pessimismo che alla fine degli anni `70 aveva colpito l'orgogliosa società americana? Scrisse Noam Chomsky che il compito che era stato affidato a Reagan «era di sorridere, di leggere dal `gobbo' con voce piacevole, dire un paio di battute, e di far sentire l'uditorio a suo agio. La sua sola qualifica per gestire la presidenza era che egli sapeva come leggere le righe scritte per lui dai ricchi e potenti. Per otto anni il governo ha virtualmente funzionato senza una effettiva guida dell'esecutivo». Nel lancio dei leader politici (come dei prodotti per il supermarket) le virtù mediatiche contano assai più della sostanza, ma non c'è dubbio che nel caso di Ronald Reagan l'operazione è riuscita ai demiurghi di Wall Street nel migliore dei modi. Perché Reagan è stato un grande presidente, nel senso che ha segnato un'epoca, ha cambiato la struttura delle nostre società, i valori e le idee. Il suo vero genio fu di reintrodurre nella politica l'ideologia, proprio quando i democratici (e la sinistra in Europa) cercavano di liberarsene. E così riuscì a dare la valenza di una missione religiosa, reclutando diavolo (l'«impero del male») e santi (lo «juppie» - young upper professional). Ha buon gioco il piccolo Bush, quando nel commemorarlo dice: «Ci ha liberato dalla tirannide», perché persino ai poveracci che vivevano di welfare è riuscito a far sentire come un'intollerabile intrusione nella loro vita privata l'intervento dello stato. Margaret Tatcher - che il movimento pacifista immortalò in un manifesto fra le sue braccia come Rossella O'Hara-Vivien Leigh in quelle di Rhett Butler-Clark Gable, sotto la scritta «Via col vento» - sebbene sia stata oltreoceano più che la sua partner il suo battistrada, non riuscì mai ad acq

 
Sei milioni di francobolli italo-israeliani PDF Stampa E-mail
Scritto da Avvenire   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Italia e Israele unite in un francobollo: per celebrare i 100 anni della Sinagoga di Roma,sono stati emessi congiuntamente dalle Poste italiane e quelle israeliane due francobolli celebrativi, presentati dagli esponenti della comunità ebraica Leone Paserman e Riccardo di Segni, dal ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, dall'ambasciatore israeliano, Ehud Gol.

Una lettera da Roma a Milano e una da Tel Aviv a Gerusalemme nei prossimi mesi saranno affrancate allo steso modo. Un gesto simbolico, ma emblematico: i francobolli per i quali è prevista una tiratura di sei milioni di esemplari, hanno un valore di 0,60 e 0,62 euro, corrispondente al prezzo per l'affrancatura prioritaria rispettivamente per l'Italia e per l'estero. Per un'iniziativa di amicizia tra i due Paesi, come ha voluto definirla il ministro Gasparri.
 
Vietato pensare: questo è il nuovo "diritto" europeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Il mandato di cattura europeo è una mostruosità, uno strumento che consente ai magistrati “organi­ci” di colpire e di perseguire le idee e le opinioni politicamente non corrette.

Il battesimo di questo mezzo liberticida non poteva che essere opera di una delle punte di diamante della giustizia-globalizzata, il procuratore spagnolo Baltasar Garzon, che con Giancarlo Caselli e la Del Ponte (che sostiene l’ac­cusa all’Aja al processo-farsa con­tro Milosevic) si è formato nel laboratorio di Eurojiust. Dopo avere “chiuso” per tre anni tutti gli uffici e tutte le sedi della Coalizione basca “Batasuna”, Garzon, alla fine di maggio scorso, ha chiesto il trasferimento davanti alla giustizia spagnola di tre giova­ni francesi rei di militare nell’orga­nizzazione giovanile “Segi”, rite­nuta “fiancheggiatrice” del separa­tismo basco. Yves Machicotte, Haritza Galarraga e Amala Rekarte, tre giovani di età compresa tra i 22 ed i 25 anni, sono state cosi le prime vittime del nuovo strumento giudiziario fatto proprio dal diritto francese.

I tre sono falsamente accusati di sostenere i gruppi terroristici dell’Eta. E’ stato, in pratica, teore­ticamente costruito un “Dossier Segi” il cui processo dovrà tenersi entro il mese di marzo del 2005 a Madrid, nonostante i fatti ascritti sarebbero stati commessi sul terri­torio francese, laddove non si configurerebbe alcun reato.

Proprio grazie al mandato di cattura europeo, recentemente approvato anche dal Parlamento italiano, è ormai possibile ad un qualsiasi magistrato politicamente legato al Nuovo Ordine Mondiale sconfinare con i suoi teoremi.

E certamente non è un caso se uno strumento così infame non è stato minimamente contestato dai falsi no-global, sempre pronti a disobbedire a comando ed organi­camente.

In quegli stessi giorni, come ci informa l’avvocato Longo, Garzon ha colpito anche il ‘Circulo de Estudios Indo europeos’. Il 25 maggio sono stati infatti arrestati in Catalogna Ramon Bau, 56 anni, presidente del CEI, già membro dell’organizzazione CEDADE, che negli anni 60 e 70 contribuì alla pubblicazione di libri “dimentica­ti”. Un intellettuale che non ha mai scritto o pronunciato una parola a favore della violenza. Insieme a lui sono stati arrestati Oscar P.G. , 27 anni, delegato del CEI in Catalogna, già arrestato per reati di opinione nel giugno del 2003 ed in attesa di giudizio e Carlos G.S., 35 anni, membro del CEI ed abituale

collaboratore delle pubblicazioni dell’organizzazione culturale.

Va rilevato che il C.E.I è una associazione regolarmente registrata in Spagna presso il ministe­ro dell’Interno e le sue pubblica­zioni non sono certamente clande­stine. L’associazione ha sedi a Madrid, in Catalogna, in Andalusia, a Valencia, a Guadalajara, nelle Asturie ed anche in Messico.

I tre arrestati sono stati invece accusati di partecipare ad una organizzazione illegale che diffon­de materiale che incita alla discri&sh

 
terra e mare: metafisica delle civiltà PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Scianca (Orion)   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Dieci riflessioni su Terra e Mare. Geofilosofia degli elementi. Il monoteismo del mercato nasce dal ”Mare” il “Mare” deborda e porta il suo assalto finale Una lettura inconsueta del capitalismo tratto da Orion numero 235

1 - “La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime”. Così Carl Schmitt, in quel suo piccolo capolavoro che è Terra e Mare (Adelphi, Milano 2002). Lo Schmitt che incontriamo qui non è il pensatore scientifico e rigoroso che conosce chi abbia letto i suoi testi giuridici, quanto piuttosto il lettore di Guénon e l’esperto conoscitore dei simbolismi esoterici, impegnato quasi ossessivamente nella ricerca della chiave simbolica della storia dell’umanità. Ora, questa chiave simbolica, per Schmitt, è il conflitto degli elementi. Solcando il globo “con la ruota ed il remo” – per usare un espressione di Carlo Terracciano – l’uomo ha sempre percepito il proprio essere nel mondo tramite l’esperienza del secolare scontro tra Terra e del Mare.

2 – Cosa rappresentano geofilosoficamente Terra e Mare? Il Mare è innanzitutto la negazione della differenza, conosce solo l’uniformità, mentre nella Terra si dà sempre la variazione, la difformità. Il Mare non ha confini se non le masse continentali ai suoi estremi, ossia qualcosa ad esso antitetico, l’anti-mare. La Terra è sempre solcata dai confini tracciati dall’uomo, oltre a quelli che essa stessa dona come barriere naturali. Il Mare è mobilità permanente, flusso privo di un centro stabile, “progresso”. È caos e dissoluzione. La Terra è costanza, stabilità, gravità. È gerarchia e ordine. Il Mare è il Capitale, la Terra è il Lavoro. Il Lavoro è tellurico nella misura in cui è fisso, è produzione concreta; il Capitale è invece liquido, è sfruttamento e alienazione. Il Lavoro crea, il Capitale distrugge. La Terra-Lavoro è quindi incarnata dall’Oriente metafisico, la terra di ciò che nasce (sol oriens, sole che sorge; “oriente” in russo antico è vostok, “sorgere”, mentre in tedesco è Morgen-land, terra del mattino), mentre il Mare-Capitale è l’Occidente metafisico, ciò che muore (sol occidens, sole che declina; “occidente” è zapad, “cadere”, in russo ed in tedesco Abend-land, la terra della sera, del declino). Concretamente e storicamente, il Mare è incarnato dalle talassocrazie anglosassoni, la Terra dalla tellurocrazia continentale eurasiatica.

3 – Il conflitto di Terra e Mare acquista quindi un carattere concreto, storico, politico. Oswald Spengler, (Prussianesimo e Socialismo, Edizioni di Ar, Padova 1994) illustrava questo scontro attraverso l’opposizione tra lo spirito comunitario prussiano e l’individualismo inglese. Per l’autore del Tramonto dell’Occidente, anima inglese e anima prussiana si contrappongono come due istinti, due “non poter fare altrimenti”: da una parte lo spirito autenticamente socialista, l’essenza dello Stato, la subordinazione alla totalità comunitaria; dall’altra lo spirito individualista, la negazione dello Stato, la rivolta dell’individuo contro ogni autorità. Tipo inglese e tipo prussiano “rivelano la differenza tra un popolo la cui anima è v

 
Si prevedono anni bui PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

L’istituzione della task force anti black-out (quanti termini stranieri ci tocca digitare !) non è affatto un buon segno. Ci stanno abituando pian piano a lunghe interruzioni. Non a caso ci avviamo a grandi passi verso un’era di precarietà e disagio in cui, l’oligarchia dominante, si manterrà in sella tramite il totalitarismo e il fantasma del terrorismo.

Siè svoltanel pomeriggio di martedì 8 la prima riunione della task force anti-blackout cui ha dato vita il ministero delle Attivita' produttive.Lo ha riferito il presidente del Grtn, Bollino.Della task force fanno parte, oltre al Grtn, il ministero dell'Interno, la Protezione civile, il ministero dell'Ambiente, il Gestore del mercato elettrico, l'Acquirente unico e i produttori rappresentati da Assoelettrica.

 
<< Inizio < Prec. 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.