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Proteggi la tua password? PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Sabato 05 Giugno 2004 01:00

Allarme sicurezza: i navigatori non proteggono le proprie password. Nell’era del controllo totale, anche i semplici utenti devono mettersi al riparo dall’occhio indiscreto del Grande Fratello. Che fare?

ROMA - Kevin Mitnick, il più famoso hacker del mondo, lo ripete da tempo: "Ognuno di noi è la più grave minaccia alla sicurezza dei suoi dati". Posta elettronica, conti bancari, documenti riservati sono continuamente a rischio per la leggerezza con la quale vengono protetti dai loro legittimi proprietari.

Il mese scorso, durante la conferenza "Infosecurity Europe" di Liverpool, è stato reso noto un sondaggio sconcertante. A un campione di impiegati è stato chiesto quale fosse la propria password: il 37 per cento l'ha rivelata immediatamente. Un altro 34 per cento ha ceduto dopo breve insistenza. "Spesso, il modo migliore per ottenere un'informazione è chiederla direttamente", conferma Mitnick.

Cresce, tra gli esperti di sicurezza, la preoccupazione per come gli utenti scelgono e gestiscono le proprie password. I pirati informatici usano mezzi sempre più sofisticati per indovinare le parole chiave delle loro vittime. Di contro, la maggior parte delle persone non perde pessime abitudini, come quella di scegliere per password il nome del proprio animale domestico o quella di scrivere la password su un post-it per paura di dimenticarla.

"Molta gente pensa: che mi importa se mi rubano la password? Io non ho niente da nascondere", spiega Scott Granneman, esperto di servizi Internet. "Il problema è che, una volta che qualcuno ne ha preso il controllo, il tuo computer può essere utilizzato per fare cose molto brutte: attaccare siti governativi, diffondere immagini pedopornografiche, inviare spam".

Secondo Granneman, quando si sceglie una password bisogna seguire tre regole: lunghezza non inferiore ad otto caratteri, mischiare lettere e numeri, maiuscole e minuscole, non utilizzare sequenze di senso compiuto o altrimenti facili da indovinare. Per chi teme di non riuscire mai a memorizzare una parola chiave di questo genere, Granneman ha un suggerimento: "Prendete la vostra canzone o la vostra poesia preferita", scrive su SecurityFocus, "e usate come password le lettere iniziali delle parole che compongono i primi versi".

Un appassionato di Dante, ad esempio, potrebbe utilizzare come password "nmdcdnvmrpuso". Per renderla più complicata, si potrebbe sostituire qualche lettera con un numero di aspetto simile e utilizzare la maiuscola per i monosillabi: "NmDcDnvMrPU50".

Nella gestione di account particolarmente importanti, ad esempio quelli che permettono di accedere ai conti in banca, si va diffondendo la cosiddetta autenticazione a due fattori: per ottenere l'accesso è necessario conoscere una coppia di password una delle quali scade dopo il primo utilizzo e viene rigenerata in continuazione, oppure utilizzare una password e un dispositivo fisico, ad esempio una smart card.

Si tratta di misure di sicurezza ancora poco diffuse. Uno degli impiegati intervistati dai ricercatori di Infosecurity ha raccontato che nella sua azienda (un call center finanziario) le password vengono rigenerate ogni giorno, ma nessuno ha problemi a ricordarle perché vengono scritte su una lavagna, in modo che tutti le conoscano. "Ma", ha precisato, "credo che vengano cancellate la sera, prima che arrivino le donne delle pulizie".

Un'abitudine, quella di utilizzare password facili o note a tutti, che ha radici lontane. Bruce Blair, che a metà degli anni Settanta era impiegato nella struttura di lancio dei missili nucleari Minuteman, ha raccontato recentemente che la parola chiave da digitare per impedire il lancio accidentale era una sequenza di otto zeri.

 

La voce del padrone PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Sabato 05 Giugno 2004 01:00

L'idiozia e l'infamità hanno anche un altro volto oltre a quello degli utili idioti che hanno assaltato Casa Pound per protestare contro Bush (?): quello di chi ha deciso in questi giorni di ricordare "gli eroici ragazzi americani che ci hanno liberato". Parole in libertà dal "partito americano".

EMMA BONINO
Eurodeputato della Lista Bonino

"La ricorrenza del 60° anniversario della liberazione di Roma, da parte
delle truppe alleate, dovrebbe rappresentare un'ottima occasione, per un
paese dotato di una classe politica composta e consapevole, di riconoscere
di dover le proprie libertà al sacrificio di centinaia di migliaia di
americani. Da questa consapevolezza occorre trarre forza, tutti insieme,
per realizzare finalmente l'organizzazione mondiale delle democrazie e gli
Stati Uniti d'Europa e d'America, e per impegnarsi fino in fondo a
sostenere il difficile e necessario processo di democratizzazione in Iraq e
in Mediooriente. Un segnale incoraggiante in tal senso, buono per questi
giorni, sarebbe quello d'imparare a sottrarsi agli ordini
politico-mediatici di Al Qaeda"

* * * * * *

DANIELE CAPEZZONE
Segretario dei radicali italiani

"Aderisco alla manifestazione de L'opinione di ringraziamento agli
americani per il 4 giugno perché se Casarini può oggi bruciare le bandiere 

Casa: mercato bloccato, meno famiglie in affitto PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

Il mercato degli affitti e' bloccato e inaccessibile.

Negli ultimi 20 anni il numero delle famiglie che vive in affitto si e' ridotto del 17%.Quella della casa, secondo i costruttori, e' ormai una vera e propria emergenza e la situazione ''e' destinata a peggiorare'', ha detto oggi il presidente dell'Ance, Claudio De Albertis. L'emergenza-casa ''si fa piu' preoccupante e il disagio non e' affatto attenuato dalla vivacita' dell'andamento delle compravendite''.
 
Biometria, quando fallisce l'infallibile PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Attivissimo   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

Le vostre impronte digitali vengono trovate in un covo di terroristi. Il vostro DNA è sull'arma di un delitto. Come dimostrate la vostra innocenza? Le odissee di due vittime del delirio di onnipotenza che circonda la biometria

Brandon Mayfield è un avvocato musulmano che vive nell'Oregon. Di recente è stato preso dall'FBI e incarcerato per 17 giorni, con l'accusa devastante di terrorismo: coinvolto negli attentati di Madrid. Le sue impronte sono sui materiali usati dai terroristi. Una prova schiacciante.

Peter Hankin, un barista di Liverpool, viene arrestato da Scotland Yard perché il suo DNA è sull'arma che ha ucciso una ragazza nella pineta di Campolecciano, vicino a Castiglioncello, il 19 agosto 2002. Un'altra prova schiacciante.

Ma entrambi vengono ben presto scarcerati, e le forze di polizia che li avevano arrestati devono chiedere profondamente scusa. Nessuno dei due ha commesso il delitto di cui era accusato, anche se i suoi dati biometrici (DNA, impronte digitali) lo inchiodano. O forse no.


Delirio digitale

Adesso che ci avviciniamo all'era della biometria sempre e dovunque, è forse il caso di smentire alcuni miti che circondano l'argomento. Prima di tutto, la biometria non è infallibile. Persino le mitiche impronte digitali, che sono uno dei più classici strumenti della biometria, sono assai meno affidabili di quanto i non addetti ai lavori, e soprattutto i politici che poi devono decidere se acquistare costosissimi sistemi biometrici basati (anche) sulle impronte digitali, immaginino.

Nel caso di Mayfield, per accusare di terrorismo un innocente è bastata una semplice ritrasmissione digitale di un'impronta imperfetta, con un numero "insolito" di punti di somiglianza con le impronte del malcapitato avvocato; al resto hanno pensato i pregiudizi. Ehi, Mayfield è un musulmano, ha fatto una telefonata a un ente di beneficenza islamico finito nella lista USA dei sorvegliati, e l'ha fatta esattamente un anno dopo gli attentati dell'11 settembre: ergo è un terrorista! Vive nell'Oregon ma le sue impronte sono state trovate a Madrid? Dettaglio trascurabile.

L'FBI ha frettolosamente promesso di rivedere le proprie procedure, ma qui più che altro si tratta di cambiare la testa della gente, cosa ben più impegnativa. La troppa fiducia riposta nell'infallibilità delle impronte digitali ha indotto i funzionari dell'FBI, secondo il New York Times, ad essere "così fiduciosi della corrispondenza che non si sono mai preoccupati di esaminare l'impronta originale" (invece della sua scansione digitale) quando si sono recati a Madrid, e nonostante le insistenze degli investigatori spagnoli, che adesso hanno trovato che le impronte incriminate corrispondono a quelle di un algerino. Ci si potrà fidare stavolta?

Il povero Peter Hankin ha tribolato assai più a lungo per convincere gli investigatori della propria innocenza. Il ritrovamento del suo DNA in Italia era tutto sommato a prima vista plausibile; l'unica cosa che ha scagionato Hankin nonostante la prova apparentemente inequivocabile del DNA è stato il suo alibi di ferro: decine di testimoni, compreso il titolare del locale e numerosi clienti, hanno infatti confermato che era sicuramente in Inghilterra nel periodo del delitto. Ma "la polizia, sia quella inglese che italiana, si è comportata in modo superficiale. Nessuno di loro ha fatto un minimo di indagine", secondo le dichiarazioni al Sunday Mirror del difensore di Hankin.


Questione di mentalità

Questo è esattamente il tipo di pericolo che si prospetta, su scala assai più vasta, con l'introduzione delle tecnologie biometriche nella vita quotidiana. Non è tanto un problema della tecnologia in sé, quanto dell'uso inadeguato che se ne fa. Gli inquirent

 
Inquilini di una barricata. PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

Casapound - Roma. Un migliaio di noglobal ed esponenti dei centri sociali col volto coperto davanti a Casapound al grido di morte al fascista.

Un migliaio di no-newGlobal si sono presentati armati deiconsueti numeri da americani per tentare l'assalto a Casapound.Brandendobastoni e inneggiando ad inefficaci epurazioni si sono ritirati da qualche minuto dal tentativo di assalto a Casapound.
 
Asserragliati sul Fronte dell' Essere! PDF Stampa E-mail
Scritto da Casapound.org   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

CasaPound comunicato stampa ore 15:30

Mentre vi scriviamo la città di Roma è messa a dura prova dai disordini creati dai contestatori pacifisti. Personaggi squallidi provenienti da tutta Italia stanno dimostrando contro la visita di G.W.Bush mettendo a ferro e fuoco cassonetti, incappucciando statue e così via... I figli del sistema neo-liberista rinnegano i propri padri e i loro liberatori. Fra gli altri un nutrito gruppo di provocatori urlanti ha cercato di far cadere nella provocazione gli inquilini di CASAPOUND architettando il solito piano macchiavellico, quindi, nella listadei circa 800 personaggi lasciatisostare sotto le nostre finestre, parlamentari e aspiranti deputati europei hanno dato sfogo al loro basso sentire. Ancora una volta il teatrino delle miserie umane ha fallito nel suo intento, visto che gli inquilini del palazzo non hanno risposto. Mentre vi scriviamo circa 400 agenti (tra Polizia Guardia di Finanza e Carabinieri) circondano l'edificio evitando il passaggio di nuovi cortei provocatòri in via Napoleone III. Mentre vi scriviamo c'è chi crede che la soluzione migliore sia lo sgombero entro 24 ore di CASAPOUND! Seguiranno aggiornamenti...

 
Europa: la trappola dell’allargamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Alain De Benoist   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

Con l’allargamento a 25, l’Europa si fa più grande economicamente ma più piccola politicamente. Al posto di una politica oculata e paziente in vista dell’indipendenza continentale si è preferita la chiassosa fuga in avanti verso una gigantesca zona di libero scambio. In questo modo l’UE si autocondanna all’immobilismo e all’impotenza

Dall’adozione del trattato di Maastricht nel 1992, sembra che l’Europa stia forzando i tempi. Vittima delle lungaggini della burocrazia di Bruxelles, della mancanza di unità di intenti tra i Paesi membri e dell’evanescenza attentamente rispettata sulle sue finalità, preoccupata esclusivamente della concorrenza commerciale e dell’ortodossia finanziaria, si è impegnata inoltre in un processo di allargamento precoce che la condanna alla fine all’impotenza e alla paralisi. Dieci nuovi Stati membri entrano oggi nell’Unione europea. Essi sono stati accettati senza che ci si sia presi la briga di interrogarsi sulle loro capacità di integrazione né sulle frontiere dell’Unione. L’Europa a 25 sarà certo più grande e più popolata (75 milioni di abitanti in più). Avrà per la prima volta frontiere in comune con la Russia. Ma non sarà né più forte né più unita, al contrario sarà debole economicamente e politicamente. Il reddito medio mensile degli abitanti dei nuovi Stati membri è di circa 500 euro, la loro ricchezza per abitante è inferiore alla metà di quella dei Quindici. Ciò significa che dopo l’allargamento, il reddito europeo per abitante si attesterà a un livello più basso e che le disparità tra le regioni e gli Stati si accentueranno. In queste condizioni, i colpi che graveranno l’Unione europea toccheranno immancabilmente alcuni Paesi membri più duramente di altri, proprio quando  

Mutu vive da nababbo ma lascia la nonna in miseria PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Giovedì 03 Giugno 2004 01:00

La nonna del giocatore vive in Romania con 25 euro al mese

Il nipote guadagna oltre 3,5 milioni di euro e la nonna vive con 25 euro al mese. Lui passa le giornate tirando calci ad un pallone e lei macina chilometri per raggiungere tutti i giorni il mercato locale dove vende frutta e verdura. E' la storia di Adrian Mutu, uno dei calciatori più pagati della Premiership, che raggiunto il successo, ha dimenticato da dove viene. Almeno così denuncia la nonna Elena, costretta ad una vita di povertà in Romania.

Elena Ivascu, 78 anni, risiede nel villaggio di Inul de Arges, in Romania e per arrotondare la pensione aggiunge tutti i giorni il mercato locale dove vende la frutta che lei stessa coltiva. In un'intervista ripresa dal tabloid "Sun" la nonna di Mutu ha raccontato di non avere più notizie del celebre nipote e di credere che quest'ultimo voglia dimenticare le umili origini. Sofferente per l'asma e l'alta pressione cardiaca, fatica anche a pagarsi le medicine mentre il nipote viene ricoperto d'oro al Chelsea. Eppure, con un motto d'orgoglio dichiara di non volere proprio nulla dal parente. "Non chiederò mai nulla ad Adrian... Gli auguro solo salute e felicità" ha detto.

 
LUPI D’AMERICA PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

Un attacco preelettorale a Bush ed alla sua equipe ha fatto emergere in chiave scandalistica la verità sul comportamento delle truppe americane ed inglesi in Irak ed in Afghanistan. Una verità che è rimbalzata anche sui media d’occidente, vassalli del regime “politically correct”.

Per un momento è caduta la maschera dei liberators dell’Irak e dell’Afghanistan, al profumo di petrolio. Ed ovviamente si è scatenata anche in Italia la polemica in funzione elettorale. Tra difensori spudorati dell’America e nemici dichiarati di un’America che rapina sfrontatamente le ricchezze del mondo, ma di cui non si disdegnano aiuti cospicui a partiti e giornali, non mi pare di aver letto o ascoltato nessuno che abbia approfondito le indagini per ricordare analoghi trascorsi passati americani nei confronti dei prigionieri di guerra o delle popolazioni civili.

Anzi ci si straccia le vesti per buttarci in faccia un polverone di dichiarazioni di fedeltà agli ideali democratici, promesse di punire duramente i torturatori e affannose affermazioni che “si tratterebbe soltanto di casi sporadici”. Ovviamente quei partiti o i media che ricevono d’oltreoceano notevoli contributi finanziari, necessari all’integrazione delle loro enormi spese, non possono non essere allineati ai cori puritani d’oltreoceano in un parallelo coro di sdegno ipocrita.

Sdegno ipocrita perché non può non essere noto, a chi si occupa di politica, che nel dna americano la violenza è un elemento consistente e costante, e costante è pure l’abitudine di infierire contro coloro che si arrendono o non possono difendersi, com’è successo per le popolazioni civili; questa ferocia da lupi è un fatto basato sulla prassi, consuetudinario, di cui si va addirittura fieri , com’è accaduto ancora ieri a quei feroci, ma ingenui torturatori che credevano di potersi vantare delle torture “liberatorie e si sono lasciati vanagloriosamente fotografare e riprendere. Perché non è vero che si tratti di fatti sporadici, non è vero che i superiori non ne sapessero alcunché, non è vero che le democrazie rifuggirebbero da questi sistemi. e che, comunque, userebbero punire i torturatori.

Nessuno è stato punito, infatti, quando si seppe, tempo fa, dei prigionieri afghani, in mano americana, che erano rinchiusi in anguste gabbie singole di filo spinato, peggio dei polli, a Guantanamo, umiliati, affamati, esposti alle intemperie e costretti a rimanere inerti, ristretti senza mai potere uscire dalle gabbie. E adesso sono ancora ristretti (quelli vivi) nelle stesse gabbie; eppure nessuno degli attuali scandalizzatissimi predicatori di virtù se ne indignò allora, né se ne scandalizza oggi. Eppure tante voci si sono levate, e si levano giustamente a difendere i diritti delle bestie in gabbia nei giardini zoologici e nei circhi equestri.

Possiamo accertare proprio nell’habitus americano di ogni tempo, sistematiche persecuzioni nei riguardi dei prigionieri di guerra e delle popolazioni civili indifese.

Trascurando, per ragioni di spazio tanti crimini di guerra commessi dagli americani in Corea ed in Vietnam

 
Arruolati per fermare i clandestini dall’Ucraina PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

La nuova frontiera d’Europa difesa dai navajos Si chiamano «Lupi dell’ombra»: il loro compito è individuare le tracce di immigrati irregolari, contrabbandieri. E terroristi

Niente passa senza lasciare tracce. «Non importa quanto uno si sforzi di cancellarle, qualcosa resta. Basta che tu abbia pazienza, che tu sappia cosa guardi, e lo vedrai». Sembra una storiella indiana, e a tutti gli effetti lo è: solo che a raccontarla è Chairmaine Harris, della tribù Tohono O’odham, a una ventina di poliziotti polacchi, nei boschi al confine ucraino. Perché questo è il modo in cui l’Europa impara a difendere se stessa, in quel lontanissimo avamposto polacco che è diventato da un mese la Frontiera d’Europa. Fiutando l’aria e seguendo le tracce, come i navajos.

Per i polacchi è una vicenda seria. Da questo confine lungo 526 chilometri passano ben più di 10 mila immigrati illegali catturati ogni anno. «È facile attraversare qui senza essere notati. Ma se prima i clandestini entravano in Polonia, ora si ritrovano in Europa», dice Jerzy Ostrowsky. È lui che comanda il posto di confine a Huwniki, 250 chilometri a sud-est di Varsavia. Due elicotteri nuovi di zecca e un aereo, decine decine di cani, di cui il governo di Varsavia ha dotato i suoi guardiani della porta dell’Est, non bastano a sigillare una prateria. Da una settimana sono arrivati tre indiani, tre «Lupi dell’ombra» (Shadow Wolf) a insegnare come si inseguono contrabbandieri di sigarette e passatori di uomini, terroristi (forse) e poveracci: «interpretando» foglie piegate, rametti spezzati, le orme, al pari di un esercito di aspiranti Winitoo.
«La profondità dell’orma - dice Harris - è fondamentale. Ti spiega chi hai di fronte: un contrabbandiere che si porta 50 chili sulle spalle affonderà più pesantemente nel terreno di un clandestino». E, bastone alla mano, insegna a immaginare una corporatura, a capire la direzione della fuga da un’infossatura. A vedere, dalla quantità di polvere che si è posata sul calco, quando sono passati gli «invasori».

Loro, i tre indiani, a leggere le tracce lo hanno imparato da piccoli. Bryan Nez, 53 anni, il capo della «missione polacca», ricorda che «dove abitavo io, non c’era niente, né acqua, né luce, né gas». Aveva cinque o sei anni, quando una mattina all’alba, il nonno l’ha buttato dal letto: «Alzati, va a riprendere i cavalli». E da lì, dice, che ha imparato ad «ascoltare il tempo», a «usare l’udito e tutti i cinque sensi», «a sentirmi uno con la natura».
Da oltre un decennio, l’esercito americano ha pensato di sfruttare la loro straordinaria capacità di «leggere» l’ambiente. Hanno creato un’unità speciale di nativi americani, i «Lupi dell’ombra» appunto, e li hanno mandati a combattere il narcotraffico nel deserto, al confine con il Messico. A presidiare Rio Grande e gli infiniti sentieri dove ogni giorno si infilano decine di «Muli» e corrieri della coca. Sembrava un azzardo coinvolgere nella più feroce battaglia contro la droga un plotoncino di 50-60 Sioux, Navajo, Lakota, Kickapoo, Chicasaw, guidato dal motto: «Nel giorno
 
La Ministra Moratti incontra Daniele Schwartz in Israele ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Susanne   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

"Oggi, nel notiziario RAI 1, ho visto la Ministro Letizia Moratti accanto a Daniele Schwartz. La RAI 1 informò il pubblico italiano che era stato appena stretto un accordo di collaborazione tra Italia ed Israele nel campo della medicina..."

"Ciò che mi turba profondamente è il fatto che Daniele Schwartz, il proprietario della clinica privata Multimedica (ed inoltre, di consistenti quote di partecipazione nella sanità privata della Lombardia) appena un anno fa è stato condannato a diversi anni (mi pare, 8 anni) di reclusione per avere corrotto imedici e funzionari del servizio sanitario pubblico affinché essi deviassero i pazienti dalle strutture pubbliche verso quelle di proprietà privata di Daniele Schwartz. La sentenza non poteva essere eseguita, perché il condannato si era preventivamente portato in salvo, in Israele, del quale è cittadino.Qualcuno riesce a spiegarmi come mai le autorità giudiziarie dell’Italia non abbiano chiesto l’estradizione dello Schwartz ma invece, ci mandino un Ministro per combinare altri affari lucrosi con un criminale conclamato ?"

Susanne

 
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