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Scritto da Il Messaggero   
Lunedì 13 Settembre 2004 01:00

Nel mortificare la moglie non soltanto ostentava l’amante nel comune posto di lavoro, ma faceva schioccare un po’ troppo il frustino.

Portare in giro la nuova fiamma? Presentare l'amante in pubblico, con indifferenza, a dispetto della propria moglie? E’ un reato. Per il coniuge potrebbe essere motivo di «mortificazione morale». Dunque «maltrattamenti». E può costare caro. Parola dei giudici della Suprema Corte. Una sentenza che potrebbe aprire il varco a nuove denunce.
A trovarsi con una condanna definitiva, Roberto M., un imprenditore milanese, accusato di maltrattamenti alla consorte. Aveva un’amante e non si preoccupava di «introdurla nell'azienda, luogo di lavoro dei coniugi», sottoponendo la moglie Stefania ad una «continua mortificazione morale».
Una storia che è andata avanti dall’ottobre del '97 al gennaio del '99. L’uomo, secondo i giudici, non si faceva scrupoli nell’esibire la nuova fiamma nell'azienda familiare, dove lavorava anche la consorte. Ma Roberto M. avrebbe davvero esagerato, perché per intimorire la moglie le mostrava un frustino da cavallo.
E così la donna ha deciso di presentare una querela per maltrattamenti. Condannato dalla Corte d'appello di Milano, nel gennaio 2003, Roberto M. ha impugnato la sentenza presentando un ricorso davanti alla Suprema Corte. Ma i giudici gli hanno dato torto confermando la condanna.
Per la Sesta sezione penale della Cassazione il comportamento del marito, consistito nell’ «introduzione dell'amante nell'azienda luogo di lavoro dei coniugi» è stato motivo di «continua mortificazione morale» per la moglie.

 

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