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Scritto da lastampa.it   
Lunedì 19 Febbraio 2018 00:13


Exit? Voi!

Martedì mattina all’università di Verona arriverà un gruppo di Erasmus. Tra i ragazzi di mezza Europa ci sarà anche lo studente valenciano Miguel Castillo, classe 1937. Il programma che consente ai ragazzi di vivere e studiare per un periodo in un Paese dell’Unione europea, si arricchisce di un protagonista imprevisto, ma assai motivato: «Mia moglie verrà con me e ha paura che ci invitino ai pigiama party». Miguel, iscritto alla facoltà di storia, ha prenotato un albergo e poi cercherà un appartamento, la trafila tipica dei suoi compagni di università. Le figlie sono preoccupate: «Papà che fai?», gli hanno ripetuto nelle ultime settimane, spaventate dalla prospettiva del soggiorno veneto lungo sei mesi «pensa come ti guarderanno i ragazzini». 
La biografia del notaio Castillo prometteva bene sin dall’inizio: figlio di una famiglia di contadini nel paesino di Llíria, riuscì a studiare a Valencia grazie a una borsa di studio. Il primo viaggio di studio ha come meta Barcellona, dove organizza una rivolta contro il preside (siamo in tempi di dittatura) ed è costretto ad accantonare il sogno di una carriere accademica. Diventato notaio di provincia nella regione valenciana, va in pensione alla fine degli anni Novanta. Il ritiro dalla vita attiva però dura poco.

Signor Miguel, come le è venuto in mente? 
«Sentivo i ragazzi in aula che parlavano di questo Erasmus, mi sono documentato e ho capito che faceva per me. Sono curioso di vivere un po’ di tempo fuori da casa. Ho avuto un infarto dieci anni fa e da allora ho capito che un pensionato non deve osservare i cantieri, ma vivere». 

Capisce il nostro stupore? 
«Sì, non le dico cosa sto passando in questi giorni. Le mie figlie mi dicono che sono matto, “è una cosa da ragazzini”, ma io sono un ragazzino. Dentro». 

Perché Verona? 
«Ci sono stato più di 40 anni fa con la mia prima moglie per uno degli ultimi concerti di Maria Callas all’Arena. E ho un ricordo straordinario».

Non è propriamente il criterio che utilizzano gli studenti, lo sa? 
«Mi hanno detto, mi hanno detto. Io vado per l’opera, ma molti vanno a divertirsi in altri modi. Mia moglie, che molto più giovane, ha 65 anni, è preoccupata: mi dice che teme di finire in un pigiama party. Io le ho detto di preparare la camicia da notte». 

I nipoti cosa le dicono? 
«Sono molto orgogliosi. “Nonno sei un campione”, mi aiuteranno con le cose tecnologiche, con le telefonate gratuite con il video».

Skype? 
«Ecco, sì».

Che rapporto ha con i compagni di corso? 
«Hanno vent’anni, ma siamo molto amici. Mi chiamano “abu” (da “abuelo”, nonno in spagnolo ndr). Loro mi passano gli appunti, e io, che ero notaio, gli dò consigli su come fare testamento». 

Come l’hanno presa questa cosa dell’Erasmus? 
«Mi danno molta forza. Mi incoraggiano, persino troppo. Stamattina al bar uno mi ha detto “Nonno, vediamo se rimorchi un’italiana”, ma io vado con mia moglie e ho anche quattro bypass, al massimo posso farmi un bicchiere di vino. So che lì è buonissimo».

Andrà da solo? 
«No, viene mia moglie. Al di là dell’affetto, è infermiera, non si sa mai». 

Come se la cava con l’italiano? 
«Lo capisco un po’, c’è una professoressa che mi ha fatto un corso accelerato, ma quando è stato il momento di fare il test mi hanno mandato via: “I nonni aspettino fuori”, ma fuori c’erano i miei nipoti». 

Piani per Verona? 
«Oltre alla musica, voglio andare allo stadio Bentegodi, ho visto che il Verona è in difficoltà, se posso dare una mano sono a disposizione. Sono stato calciatore, nelle giovanili del Valencia e anche del Barça». 

Sta battendo il record dell’Erasmus più anziano? 
«Mi hanno detto che c’è una vecchietta italiana di 79 anni che ha fatto l’Erasmus a Tarragona. Vogliono farci conoscere. ma non insisto: ho 4 bypass, potrei non piacerle».



 

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