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Dalla Stella Rossa a Cinque Stelle PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Lunedì 12 Marzo 2018 00:41


Lo stalinista fallito apre al qualunquismo

Massimo D’Alema, uno dei leader di Liberi Eguali, in un’intervista di commento al dopo-voto, ha sostenuto che «se Togliatti dialogò con Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo qualunque, il centrosinistra può dialogare con Luigi Di Maio». Un precedente storico dall’esito infelice ma che racconta molto del (poco analizzato) rapporto tra sinistra e populismo. 
Nell’immediato dopoguerra l’«Uomo qualunque», nato come settimanale, ebbe un successo contagioso: le 80 mila copie vendute del primo numero alla fine del 1945 divennero 850 mila e al successo editoriale seguì quello politico, che si alimentò del linguaggio greve del suo fondatore, il commediografo Guglielmo Giannini, ma soprattutto della sua sfiducia nelle istituzioni democratiche, della ostilità nei confronti della politica e del sistema dei partiti, di una ostentata insensibilità verso gli interessi generali. Slogan che hanno consentito di considerare l’Uomo qualunque come il primo antenato degli odierni movimenti populisti, a cominciare dai Cinque Stelle. 
L’Uq ottenne il 5,3% alle elezioni del 1946 per la Costituente e nella primavera del 1947, dopo la rottura del tripartito Dc-Psi-Pci e il restringimento drastico della maggioranza di governo, Giannini iniziò a rivolgersi alla DC in termini ricattatori, cercando di imporre a essa un’alleanza con Fronte. De Gasperi rifiutò nettamente, come ha raccontato in modo analitico Lucio d’Ubaldo nel recente libro «De Gasperi l’antipopulista». 
A quel punto Giannini aprì ai comunisti: sulle pagine dell’Uomo Qualunque e dell’Unità si dipanò un dialogo, che culminò nella proposta del commediografo-leader ai suoi deputati di votare la mozione di sfiducia nei confronti di De Gasperi presentata dal Pci. Giannini fu messo in minoranza dai suoi parlamentari e fu costretto ad adeguarsi. 
Dopo una serie di insuccessi politici, Guglielmo Giannini tornò alla politica nel 1953 e questa volta Togliatti gli propose addirittura di candidarsi come indipendente nelle liste del Pci: proposta rifiutata. Dopo la sua morte, il 13 ottobre 1960, Vittorio Gorresio scrisse su «La Stampa»: «Guglielmo Giannini fu il personaggio più colorito di questo dopoguerra. Lo fu non solo per gli atteggiamenti e per il linguaggio di cui si compiaceva (napoletano autentico, egli sapeva profittare e servirsi del turpiloquio come nessuno mai) ma anche perchè con l’istinto e l’intuito riuscì a cogliere nella realtà contraddittoria di quegli anni difficili e sottili qualche dato sicuro che gli studiosi del costume italiano potranno sempre attentamente esaminare con qualche utilità». 
Palmiro Togliatti cercò in tutti i modi di irretirlo, De Gasperi alzò un muro.

 

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