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Se anche il Pd di Firenze scarica l'immigrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da secoloditalia.it   
Venerdì 04 Gennaio 2019 00:43


Sai com'è, oggi non paga...

Non c’è scampo per il Pd. Anche la protesta dei sindaci capeggiata da Leoluca Orlando e Luigi De Magistris contro il decreto sicurezza si trasforma in un boomerang per il partito, in cui le logiche di scontro interno in vista del congresso sembrano prevalere anche sul tema caro dell’accoglienza dei migranti a tutti i costi. Il risultato è che, mentre il campione di una fazione si prodiga nel far sapere di essere al fianco dei primi cittadini ribelli, un campione dell’altra si sfila e la disconosce pubblicamente. Va da sé che si tratta di due fazioni opposte nel gioco delle correnti interne.
Zingaretti «vicino al sindaco Orlando»
«Mi sento vicino al sindaco Orlando, al suo impegno contro l’odio e capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l’ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti. Tutto sulle spalle dei territori e degli amministratori locali. Dall’odio non sono mai nati la sicurezza e il benessere per le persone, ma solo macerie per i furbi e i più forti», ha fatto sapere per le vie più formali possibili, ovvero attraverso un comunicato stampa, il governatore del Lazio e candidato anti-renziano Nicola Zingaretti, che si è portato dietro qualche altro sindaco dem entusiasta della possibilità di cavalcare una battaglia che fosse una di una certa visibilità.
Sull’onda dell’entusiasmo per l’occasione servita da altri su un piatto d’argento anche il presidente del partito Matteo Orfini – fazione renziana, benché non fedelissimo – si è lasciato andare su Twitter a un inequivocabile «il @pdnetwork sostiene la battaglia dei sindaci. E sostiene i valori di civiltà che la ispirano. Valori che peraltro sono scritti nella Costituzione sulla quale Salvini ha giurato, evidentemente senza leggerla prima». Ci ha pensato però il delfino fiorentino del fiorentino ex segretario del partito a smorzare gli entusiasmi. «A Firenze non violeremo alcuna legge: io non darò istruzioni in questo senso. Ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro e delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti», ha chiarito Dario Nardella, aggiungendo che «il modello Firenze coniuga legalità ad accoglienza» e annunciando che «il nostro obiettivo è di riscrivere una legge», che lui definisce «sbagliata e pericolosa», rivolgendosi magari alla Consulta. Con buona pace di chi, nel partito, si immaginava già vestito con i panni dell’eroe ribelle.

 

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