Il Cremlino delude i fantaputinisti Stampa
Scritto da espresso.it   
Venerdì 09 Dicembre 2016 00:07


Tutto sommato per Mosca è meglio Renzi di Salvini

Dopo Fillon anche Renzi incassa il sostegno del Cremlino che, logicamente, come cavalli principali non si sceglie Marine o Salvini. Il che, qualunque sia la politica che Mosca vuol portare avanti dopo un ondivagare schizoide nei confronti dell'Europa, ci sta tutto. Così come Mosca non è buona o cattiva a priori essa non è l'incarnazione dei sogni (o incubi) per delega degli emarginati senza programmi. Il fantaputinismo è roba di qui, non di lì. Il ritorno a un minimo di oggettività e di criterio aiuterebbe perlomeno a far pace con il cervello.

La fonte in lingua originale:
http://www.kp.ru/daily/26615.5/3632882/


Il Cremlino avrebbe preferito la vittoria del sì nel referendum italiano, perché ritiene Matteo Renzi un interlocutore di alto livello e non ha altrettanta fiducia nei suoi maggiori avversari, Lega e Cinquestelle: è quanto emerge da una dichiarazione ufficiale, e dagli editoriali di alcuni dei maggiori media governativi e non governativi in Russia. Un indizio di una prossima presa di distanze da parte di Mosca nei confronti del populismo trionfante in Occidente, secondo alcuni politologi che studiano le strategie della élite al potere in vista delle elezioni presidenziali del 2018. Alle quali Vladimir Putin non ha ancora confermato di voler partecipare.
CON RENZI RAPPORTI "ALTI"
"E' difficile sottovalutare il ruolo di Renzi nello sviluppo delle relazioni italo-russe in questi ultimi anni, nonostante i tempi", ha detto il portavoce del presidente, Dmitri Peskov. "E' stato il sostenitore di un dialogo alto, attivo e costruttivo, che andava ben oltre il protocollo e si sostanziava nella discussione e nella soluzione di problemi concreti della collaborazione, sia in materia economico-commerciale che negli investimenti e in ogni altro aspetto. Apprezziamo molto il ruolo che ha avuto". "La vittoria del no non è una buona cosa per la Russia, scrive la Komsomolskaya Pravda, il quotidiano più letto nel Paese. "Matteo Renzi non ci ha mai fatto giuramenti di fedeltà né dichiarazioni d'amore, ma se [vincendo il referendum] avesse aumentato il suo potere [in Italia e in Europa], dato il suo pragmatismo, nei rapporti con noi si sarebbe ispirato alla convenienza economica e politica, piuttosto che a slogan populisti", si legge nella pagina dedicata al voto referendario in Italia. La sconfitta di Renzi implica un "indebolimento" delle posizioni italiane contrarie alle sanzioni imposte alla Russia e all'austerità fiscale, continua l'articolo. Che condanna Lega e Cinquestelle per voler bloccare ogni attività governativa anche "tecnica" con elezioni anticipate. La proprietà della Komsomolskaya Pravda è riconducibile al colosso energetico statale Gazprom, altrimenti noto come "l'arma del Cremlino".
SLOGAN POPULISTI
Il "Viva Trump, viva Putin, viva Le Pen, viva la Lega" lanciato su Facebook e Twitter da Matteo Salvini il 4 dicembre, al secondo punto non sembra quindi particolarmente corrisposto.
Lega e M5S sono sempre stati prodighi di complimenti per la Russia di Putin, divenuto un faro dei movimenti e dei partiti politici che fanno della lotta contro l'establishment la loro parola d'ordine. Salvini anche pochi giorni prima del referendum era a Mosca. I Cinquestelle concedono spesso interviste ai media propagandistici del Cremlino. E' evidente che chi si occupa di strategie tra leghisti e pentastellati pensa che sbandierare una vicinanza ideologica col presidente russo sia una carta elettoralmente vincente, visto il richiamo del putinismo in Italia. I commenti del portavoce di Putin e gli articoli di giornale pro-Renzi sono arrivati la sera del 5 e la mattina del 6 dicembre. A mente fredda, quindi. Durante la giornata, i quotidiani ufficiali come Russiyskaya Gazeta, organo del governo, avevano riportato solo i fatti, e qualche analisi pacata sulla politica interna italiana. Senza mai sbilanciarsi sulle conseguenze della vittoria del no sui rapporti tra Italia, Russia ed Europa. Solo Izvestia, con un'intervista a Giuseppe Brescia dei Cinquestelle, parlava di una "più vicina" abolizione delle sanzioni.
DEPUTATI "PRIMITIVI"
Immediate erano state invece le reazioni entusiaste di alcuni deputati della Duma, la camera bassa del Parlamento: il vicepresidente dell'assemblea Sergey Zheleznyak aveva detto che il voto italiano "va nella direzione della difesa degli interessi nazionali" a scapito dell'Ue, e aveva sottolineato il "desiderio di indipendenza dai burocrati di Bruxelles". Zheleznyak è l'interlocutore di Salvini e dei rappresentanti dei Cinquestelle in occasione delle loro visite alla Duma. "La fine del governo Renzi non è una buona notizia per noi, come si potrebbe pensare dai primi commenti a caldo", ha detto riferendosi all'esito del referendum Maxim Usin, esperto di politica estera del quotidiano Kommersant. "I deputati della Duma hanno un modo di vedere piuttosto primitivo: dividono tra amici e nemici a seconda che siano o meno dalla parte della Merkel e dell'Ue, e Germania e Ue certamente sostenevano Renzi. Ma è una reazione assolutamente sbagliata [...]: abbiamo perso un partner affidabile e comprensibile, pronto ad ascoltare le nostre argomentazioni", spiega. Secondo Usin, il populismo per l'Europa è un "rischio". Intanto - aggiunge - la prospettiva di un'Italia "ferma" con un governo tecnico, o comunque finalizzato solo a fare una legge elettorale per andare anticipatamente alle urne, rende più probabile una riconferma delle sanzioni economiche contro la Russia.
DIMISSIONI ESEMPLARI
Il giornalista ricorda come, quando Francia e Germania insistevano per imporre nuove sanzioni in seguito al bombardamento di Aleppo, il governo Renzi abbia di fatto bloccato la proposta. E ricorda l'invito di Putin a Milano nel 2014, quando il presidente russo era isolato sul palcoscenico internazionale perché sotto accusa per l'abbattimento dell'areo passeggeri della Malaysia Airlines sull'Ucraina orientale. "Poi ci fu il summit Europa-Asia, e la Russia iniziò a essere meno sola. Fu Renzi a spingere in questo senso", conclude Usin. "Bravo, Renzi!", scrive - tornando alla Komsomolskaya Pravda - Nikita Isaev, direttore dell' Istituto di economia contemporanea di Mosca, colpito dal discorso con cui il premier italiano si è assunto la responsabilità della sconfitta e ha annunciato le dimissioni. L'economista ricorda l'importanza della partecipazione di Renzi al forum internazionale di San Pietroburgo e la sua amicizia con la Russia. Ora "va via in modo bello e onesto", nota Isaev. L'articolo descrive come "un fatto essenziale della democrazia" la possibilità che un capo di governo possa lasciare il potere anche se non ci sono state elezioni politiche.
PUTIN SOGNA IL RIPOSO
"Il mio sogno è di concludere con successo la mia carriera", ha detto Putin il 5 dicembre parlando con alcuni operai durante una visita nella regione degli Urali, secondo quanto riferisce l'agenzia Interfax "Amo viaggiare e vorrei poterlo fare, ma non come ora passando da un aereo all'altro: vorrei vedere la natura, i luoghi turistici", ha aggiunto il presidente russo. Da 16 anni al comando, il leader del Cremlino non ha ancora detto se intende presentarsi alle elezioni del 2018 per un quarto mandato. Secondo un politologo molto addentro alle cose del Cremlino, Valery Solovei, Putin potrebbe volersi assentare se non altro momentaneamente dal potere diretto: "Probabilmente è molto stanco, ci sono speculazioni su una sua malattia ma su questo non ho riscontri", dice.
In un libro di prossima uscita, Solovei spiega che si sta avvicinando uno di quei momenti della storia in cui la proverbiale pazienza dei russi viene meno, con conseguenze dirompenti. La recessione e la diminuzione degli stipendi stanno accelerando il processo. Al Cremlino se ne è coscienti e si stanno cercando i ripari, secondo il politologo. "Le sfide sono due", commenta Solovei: "La probabilità di un'insoddisfazione sociale di massa che può combinarsi con la protesta politica" e una "destabilizzazione o anche una spaccatura all'interno della élite a causa di pressioni dal basso". Ci sono già segni di "lotta interna sul controllo delle risorse e adirittura di prese di distanza nei confronti del Cremlino" . Tra le possibilità prese in considerazione per sventare proteste e crisi politiche, anche una parziale uscita di scena di Putin. Cui verrebbe comunque ritagliato un ruolo di "controllo super partes". Solovei è famoso in Russia per conoscere i nomi delle persone elette alle più alte cariche governative prima ancora che siano stati annunciati. Le sue fonti sono evidentemente ai livelli più alti dell'amministrazione.
EXIT STRATEGY?
Recentemente, Putin ha sostituito persone al vertice delle istituzioni da anni, alcune delle quali provenienti come lui dai servizi segreti e considerate sue fedelissime. L'operazione è stata letta come una preparazione a nuovi assetti che potrebbero o meno vederlo ancora alla presidenza. Si prepara una "rivincita liberale", ha scritto l'esperto di marketing politico Evgeny Minchenko nel rapporto annuale "Politburo 2.0", della sua società di consulenza. Vi si parla di una "nuova normalizzazione". Una serie di riunioni al Cremlino con consulenti strategici e politologi, nei mesi scorsi, sono state considerate unanimemente parte di questa operazione. Secondo alcuni analisti si è pensato a un nuovo presidente, da eleggere in un clima almeno formalmente più democratico rispetto agli ultimi appuntamenti elettorali, macchiati da brogli e da paletti governativi per le candidature. Questo potrebbe prevenire proteste del tipo di quelle che si ebbero nell'inverno 2011-2012 in occasione delle ultime presidenziali. Tra le ipotesi, la formazione di una sorta di "consiglio dei saggi", diretto da Putin, che "sorvegli" la nuova presidenza. Non è previsto dalla costituzione ma il controllo della Duma da parte del governo è totale, e una riforma istituzionale potrebbe esser fatta passare senza nemmeno una discussione. Il parlamento russo è considerato nel Paese nient'altro che un ufficio timbri per le decisioni del Cremlino.
AMICI INGOMBRANTI
Lo strano caso dell'arresto per corruzione ed estorsione del ministro dell'economia Alexei Ulyukaev tre settimane fa è il sintomo di una guerra in atto tra governo e silovikì, gli onnipotenti ex agenti dei servizi di sicurezza che comandano aziende e pezzi importanti dello Stato e che vogliono che in Russia nulla cambi. Putin, che ha garantito finora le loro posizioni e i loro affari, sembra oggi ritenerli troppo ingombranti. Il nuovo piano per la politica internazionale appena approvato dal presidente prevede la ricerca immediata di legami bilaterali "mutualmente benefici" con i Paesi dell' Unione Europea. "E' la priorità", vi si legge. Mosca vede ora l'Ue come alleata per la politica estera e vuole una "cooperazione stabile" fondata sul mutuo rispetto. Le relazioni con Germania, Francia, Italia e Spagna sono considerate una chiave per la promozione degli interessi russi nell'arena internazionale. Nel discorso sullo Stato della Federazione, l'1 dicembre, Putin non ha menzionato la crisi Ucraina ed ha detto che la Russia non "vuole nemici" ed è pronta a migliorare le sue relazioni. "E' presto per capire se davvero la politica estera cambierà", dice all'Espresso Valery Solovei: "Dipenderà soprattutto da come ripartiranno le relazioni russo-americane con Trump alla Casa Bianca". Le reazioni a bocce ferme della stampa vicina al Cremlino alla sconfitta di Renzi, fredde nei confronti dei vincitori Salvini e Grillo, potrebbero comunque rientrare in un piano di "nuova normalizzazione" che all'interno prevede l'isolamento dei silovikì ed elezioni in un clima più democratico, e all'esterno il distanziamento da alcuni dei movimenti e dei partiti anti-Ue e anti-immigrazione europei che si dichiarano putinisti. La Russia sta cercando il modo di controllare una transizione al vertice del potere o di confrontare lo spettro di proteste popolari indotte dalla crisi economica, prevenendole. In entrambi i casi, un' associazione all'estrema destra europea è controproducente. In Russia si ricorda continuamente la "Grande guerra patriottica" che si concluse con la bandiera sovietica sul Reichstag. E in ogni caso, anche quando - come per Lega e Cinquestelle - non si tratta di destra estrema esplicita, si ritiene più saggio ricostruire i rapporti con l'Europa, e farlo con leader il meno imprevedibili possibile. "Con Renzi il Cremlino ha avuto un ottimo rapporto, ogni cambiamento oggi è considerato solo un rischio", sostiene Solovei.