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Senza non sarebbe una vera Yalta PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Sabato 24 Dicembre 2016 00:44


I due compari rilanciano l'armamento nucleare

Un po' dicono che devono combattere insieme il terrorismo e un po' che devono armarsi l'un contro l'altro.
Ormai i dispositivi di Yalta ci sono tutti.

Il botta e risposta, seppur indiretto, avviene nel giro di poche ore. Da Washington Donald Trump, ormai sulla soglia della Casa Bianca, via Twitter chiede di «ampliare considerevolmente le capacità nucleari degli Stati Uniti, fino a quando il mondo non comincerà a rinsavire sugli armamenti nucleari», senza dettagliare. Da Mosca Vladimir Putin, davanti al collegio militare riunito per far il punto sul 2016, gli ha già risposto: la Russia ha «bisogno di rafforzare» le proprie «forze nucleari strategiche» e dovrà «sviluppare missili capaci di penetrare ogni sistema di difesa missilistica presente e futura», portando anche le forze strategiche non nucleari «a un livello di qualità superiore per neutralizzare ogni minima minaccia militare». 

La Russia e l’America del nuovo corso sembrano sintonizzarsi su una lunghezza d’onda identica. 
Se Barack Obama aprendo di fatto la sua presidenza disse nel 2009 a Praga di volere un mondo sempre più sgombro dalle armi atomiche, il presidente eletto - che ieri ha avuto un briefing con l’intelligence - rovescia l’approccio. E più che incocciare contro Putin, sembra, almeno a livello di intenti, andare nella stessa direzione del leader del Cremlino.
Trump si limita a Twitter, la sua portavoce qualche ora dopo prova a smorzare: Trump si riferiva alla necessità di prevenire la proliferazione nucleare. Putin argomenta e pur senza indicarlo ha nella mente chiaro il nemico - la Nato con le sue truppe schierate ai confini occidentali della Russia e l’ipotesi di uno scudo difensivo – quando parla di «missili capaci» di bucare ogni difesa. «Non vi rilassate nemmeno un minuto, la situazione può cambiare rapidamente», è il monito che il leader russo lancia ai suoi comandanti militari.

Putin non fornisce tuttavia numeri né dati su eventuali nuovi fondi da stanziare per potenziare e ammodernare l’arsenale, anche perché il governo Medvedev ha da poco annunciato tagli al budget 2017 che potrebbero colpire anche le spese per la Difesa, con un meno 6%, effetto della recessione. Le dichiarazioni del capo del Cremlino arrivano in un momento delicatissimo per gli equilibri militari mondiali. Il ministro della Difesa Sergey Shoigu ha detto che nel 2017 presterà particolare attenzione al proprio fianco occidentale, sud-ovest e all’Artico: «Continueremo ad aumentare le nostre capacità militari e prendere misure per rafforzare le truppe in questi settori strategici». Le attività della Nato – dice – sono cresciute di otto volte negli ultimi dieci anni, e l’anno prossimo l’armata russa riceverà altri quattro sistemi di difesa anti-missile S-400. Da dislocare magari a Kaliningrad, sul confine europeo coi paesi Baltici dove per Mosca il confronto con la Nato è geograficamente frontale. Quanto alla Siria, «L’operazione ci ha permesso di risolvere diversi problemi geopolitici», dice Shoigu senza fare menzione delle vittime civili dei bombardamenti. E ha fatto volare le commesse di armi russe, ammette dando ragione a chi accusa Mosca di aver usato la Siria come «poligono» per testare le «novità» dell’industria militare russa. «Dobbiamo trarre il massimo vantaggio da questo. Sappiamo che c’è interesse per le armi russe moderne da partner stranieri», incalza Putin.

 

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