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Scritto da lastampa.it   
Lunedì 11 Febbraio 2019 00:13

 

Il possibile innalzamento del livello del Lago Maggiore nel periodo estivo, dal 15 marzo al 15 settembre, a 1,5 metri sopra lo zero idrometrico rischia di creare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera. Il motivo è il solito: immagazzinare acqua da sfruttare nell’agricoltura della pianura piemontese e lombarda in caso di persistenti siccità. Dal 2015 è in corso una sperimentazione portando il massimo livello a 1,25 metri sopra lo zero, ma l’intenzione italiana è adesso salire a 1,5. Venticinque centimetri d’acqua che per le attività turistiche della sponda piemontese del Lago Maggiore fanno la differenza tra avere delle spiagge o solo dei piccoli lembi di terra in riva al lago, mentre l’innalzamento è reclamato dall’agricoltura, la cui rete irrigua lombarda è alimentata dal fiume Ticino che nasce dal Lago Maggiore.
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L’intenzione italiana di alzare il livello «regolato» di ulteriori 25 centimetri, già bocciata lo scorso autunno dai comuni rivieraschi piemontesi, ha fatto alzare il tono del confronto tra Italia e Svizzera. A prendere posizione è stato il Consiglio di Stato del Canton Ticino, che ha chiesto l’intervento del Governo federale elvetico di Berna, affinché protesti con Roma.
«La sperimentazione in corso sulla regolazione del livello ha quale obiettivo - è la spiegazione che arriva dal Dipartimento per il territorio del Canton Ticino - l’ottimizzazione della risorsa idrica, tenuto conto di tutti gli interessi, tra questi la sicurezza contro le esondazioni, la tutela degli ambienti naturali e il turismo, non solo l’agricoltura». Secondo il governo ticinese «i risultati di questi primi anni di sperimentazione non hanno fornito elementi sufficienti». E ancora: «Per quanto riguarda la sicurezza contro le piene, gli eventi autunnali hanno ricordato che la problematica è concreta e i danni possono essere importanti».
La richiesta è quella di istituire un organo italo-svizzero di vigilanza per gestire le acque transfrontaliere. Ancora più duro il presidente del Consiglio di Stato ticinese Claudio Zali: «Non è accettabile la decisione unilaterale italiana». «Confermo il deciso no a questo innalzamento del livello del Lago Maggiore nel periodo estivo - interviene il sindaco di Verbania Silvia Marchionini -. Significherebbe affossare il turismo della sponda piemontese».
«Sarebbe un gravissimo errore - protesta Tranquillo Manoni, titolare di due grandi campeggi e presidente di Faita Piemonte, l’associazione delle strutture ricettive all’aria aperta - i turisti vengono per godersi lago e spiagge. Chiediamo alla Regione Piemonte che si attivi per rispettare le esigenze di tutte le attività».
A dire l’ultima parola sul livello del Lago Maggiore sarà la Conferenza istituzionale dell’Autorità di bacino distrettuale del Po presieduta dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa e a cui partecipano anche le Regioni.


 

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