Streghe a Hollywood Stampa
Scritto da Cesare Lanza x La Verità   
Mercoledì 31 Luglio 2019 00:07


Bette Davis da un'altra prospettiva

Era la cosiddetta «strega» di Hollywood. Carattere insopportabile. Famosi litigi e baruffe con i più diversi protagonisti del mondo dello spettacolo: Joan Crawford innanzitutto, ma anche Humphrey Bogart, Alberto Sordi, Warner Bros... Forse inasprita dal fatto che fu vittima di violenza domestica. E alcolista. Non era bella Bette Davis. Ma quanta personalità! Erano particolari, per l’espressione e l’intelligenza, i grandi occhi inquisitori. Corpo esile, almeno in apparenza fragile. Temperamento aggressivo, invadente e scorbutico. Nessuna arrendevolezza, al diavolo mediazioni e compromessi. Era una primadonna, abituata a trattare (quasi) tutti dall’alto in basso. Rifiutava offerte di lavoro con disprezzo e sarcasmo, mandando in bestia i produttori. Ma riusciva a mettere le mani su ciò che voleva, con qualche cocente delusione: voleva fare Via col vento, pensava che fosse un suo diritto essere presentata a Vivien Leigh per il ruolo di Rossella O’Hara. Non andò così. Ma seppe prendersi una rivincita (con memorabile abito rosso scollato e seduttivo), in Figlia del vento e vinse il suo secondo Oscar.
Non ebbe certo una vita semplice e facile. Era tanto temuta quanto detestata. Perfino la figlia Barbara, nel libro My Mother’s Keeper’ (1985), la descrive come una donna isterica, alcolizzata, nevrotica e incapace di amare. Ben nota l’incompatibilità con chi girava un film con lei, non solo produttori e registi, ma anche attori e attrici, comparse, costumisti, parrucchieri, addetti alle luci... Si scontrò perfino con un bonaccione come Alberto Sordi. Nel 1972 girò in Italia Lo scopone scientifico con Albertone: i rapporti con il nostro attore furono astiosi, velenosi. Bette Davis lo definì antipatico, maleducato, provinciale. In seguito dichiarò: «Alberto Sordi lo avevo soprannominato Alberto Sordido. Ho trovato imperdonabile il suo rifiuto di parlare in inglese con me, visto e considerato che parlava un ottimo inglese».
Diventò chiacchieratissimo il rapporto di antipatia con Humphrey Bogart: lei era disgustata dall’alcol che lui emanava già nelle prime ore del mattino, lui la considerava pretenziosa, snob e bizzarra. Leggendario l’atteggiamento di odio - ricambiatissimo - verso Joan Crawford, diva per eccellenza della MGM.

La rivalità tra Bette e Joan iniziò nel 1935 e durò molti lustri. Bette Davis s’innamorò di Franchot Tone sul set del film Dangerous, ma l’attore le preferì la rivale e arrivò a sposarla. La sentimental tenzone continuò fino a quando nel 1962 le due attrici si ritrovarono sul set di Che fine ha fatto Baby Jane. Il film ebbe un formidabile successo, Bette fu candidata all’Oscar. Joan però riuscì a boicottarla e convinse Anne Bancroft, vincitrice dell’Oscar quell’anno, a farsi sostituire sul palco e a delegarla: ricevette il premio per lei.
Durante le riprese, per la scena in cui Jane picchia Blanche, la Crawford era preoccupata che la Davis le potesse fare male sul serio, così ottenne di essere sostituita dalla controfigura. Ci fu comunque un incidente. In un’altra scena, quando iniziarono a girare, la Davis colpì alla testa la Crawford, che reagì urlando e lamentandosi come una bestiola ferita; e così smisero di registrare. Bette disse, per nulla dispiaciuta: «L’ho appena toccata», ma in realtà per rimarginare la ferita furono necessari alcuni punti. Joan si prese la rivincita qualche giorno dopo. Nella scena in cui Jane deve trascinare Blanche fuori dal letto, per tutta la stanza, la Crawford sapeva che la Davis soffriva di un terribile mal di schiena e si comportò nel modo più ruvido possibile.
Il produttore di Baby Jane, William Fryre, in un’intervista del 2000 per Vanity Fair, racconta un altro episodio. Bette durante la lavorazione riceve tutti i giorni una rosa, così chiede a Fryre: «Sei tu a mandarmi una rosa ogni giorno?» e alla sua risposta negativa lei dice: «Beh, qualcuno mi sta mandando una dannata rosa al giorno in uno schifosissimo vaso, e mi sta facendo impazzire. Se si vuole mandare rose, per l’amor del cielo, che se ne mandino dozzine, se non di più». L’attrice alla fine scoprì che era la Crawford a mandargliele e si arrabbiò moltissimo.


La Davis era persuasa che la sua carriera fosse stata danneggiata da una serie di film mediocri. Perciò nel 1936 accettò un’offerta per apparire in altri lavori, in Gran Bretagna. Sapendo che così avrebbe violato il suo contratto con la Warner Bros, fuggì in Canada e poi portò il suo caso in tribunale in Gran Bretagna. Nella dichiarazione di apertura, l’avvocato che rappresentava la Warner Bros invitò la Corte a «giungere alla conclusione che questa è una signorina piuttosto birichina, e che ciò che vuole è solo più denaro»; e derise la descrizione che la Davis aveva fatto del suo contratto. Altro che schiavitù! Le venivano pagati 1.350 dollari a settimana. La stampa britannica inoltre offriva poco sostegno a Bette e la ritraeva come una donna capricciosa, strapagata e ingrata. Davis perse il caso e tornò a Hollywood, costretta a pagare le spese legali a suo carico e senza reddito.
Bette Davis si sposò quattro volte. Con il musicista Harmon Oscar Nelson dal 1932 al 1939, poi nel 1940 con il politico Arthur Farnsworth: rimase vedova nel 1943 quando costui si fracassò il cranio con una brutta caduta su una strada di Hollywood, un incidente a cui molti non hanno mai creduto e che aggiunge mistero alla biografia della Davis. Si sposò nel 1945 anche con William Grant Sherry, padre del suo unico figlio naturale (gli altri sono adottivi) dal quale divorziò cinque anni dopo, e infine con l’attore Gary Merrill. Matrimoni infelici, vita privata tormentata... Bette è stata vittima di violenze domestiche. E sua madre sperperava gran parte dei suoi guadagni: non si è mai arricchita. Lavorava solo per mantenere il marito approfittatore di turno, per pagare le proprie cure mediche dopo le botte, e per coprire le spese degli istituti psichiatrici in cui finiva la fragile sorella.

Per di più, Bette sosteneva di essere una discendente delle streghe di Salem e che il giorno in cui nacque un fulmine colpì l’albero che era fuori dalla sua casa. La figlia non solo afferma che la madre si dedicasse a strane formule magiche, ma che la vide trasformarsi in una creatura demoniaca. Il problema dell’alcolismo con il passare degli anni si faceva sempre più serio e la figlia racconta che più di una volta finse il suicidio per spaventare lei e i suoi fratelli. Racconta di averla vista comprare del pesce per poterlo sviscerare, come una sorta di rituale contro i suoi nemici, ai quali avrebbe voluto fare le stesse cose. Barbara Hyman ha detto di aver avuto una strana sensazione di paura una notte e di essersi alzata per chiudere le finestre. A quel punto ha visto la madre sbattere contro le finestre per aprirle, canticchiava in modo inquietante e aveva lunghi artigli che grattavano il vetro.
Di lei la figlia ha scritto: «Mia madre adorava il male e odiava la gentilezza e il bene». Ava Gardner: «Non dimenticherò mai la volta che vidi Bette Davis all’Hilton di Madrid. Le andai subito incontrò e le dissi: “Miss Davis, sono Ava Gardner e sono una sua grande ammiratrice”. Ebbene, sapete, si comportò esattamente come volevo che si comportasse. “Lo credo bene che lo sei”, rispose. “Lo credo bene”. E se ne andò a passo leggero. Che dire, quella sì che è una stella». Joan Crawford, la sua grande rivale: «Bette Davis ha rubato le mie migliori scene, ma la cosa divertente è che quando vedo Che fine ha fatto Baby Jane? mi rendo conto ancora una volta che me le ha rubate perché sembra una parodia di se stessa e io una stella». Lei, Bette, ha detto di Joan Crawford: «È stata a letto con qualsiasi attore della MGM, tranne Lassie». E ancora: «Perché sono tanto brava a interpretare donne stronze? Credo che sia perché non sono una stronza: ecco perché miss Crawford interpreta sempre ruoli da signora». Altre interessanti esternazioni: «Il sesso è lo scherzo più grande che Dio ha fatto agli esseri umani». «Nella vita abbondano i maschi, scarseggiano gli uomini». «Le donne forti sposano sempre uomini deboli». «Spesso quelle che diventano attrici lo fanno perché odiano qualcosa del loro aspetto e recitando fanno così finta di essere qualcun’altra».

Era nata il 5 aprile 1908, a Lowell, nel Massachusetts. Morì il 6 ottobre 1989, nell’ospedale americano di Parigi, Neuilly-sur-Seine, in Francia. Unanimemente considerata una delle più grandi attrici della storia del cinema per il grande talento, il carisma e la forte presenza scenica: il suo mito resta legato a personaggi di donne dal carattere energico, duro e deciso. La Davis esordì a Broadway, per poi arrivare a Hollywood nei primi anni Trenta. Nel 1934, grazie alla sua interpretazione nel film Schiavo d’amore, riuscì ad imporsi come stella di prima grandezza, a seguire importanti trionfi. Tuttavia alternò momenti di grande successo cinematografico a fasi di appannamento. A partire dalla metà degli anni Sessanta, cominciò ad alternare cinema, teatro e televisione. Negli anni Settanta le fu dedicata la canzone Bette Davis Eyes, portata al successo da Kim Carnes nel 1981. Ed è stata la prima donna a venire eletta presidente dell’Academy, la prima attrice della storia a raggiungere il record di dieci nomination all’Oscar, che ha vinto due volte come miglior attrice: per Paura d’amare (1935) e nel 1939 per il film Figlia del vento (1938).
All’inizio degli anni Trenta Bette fece un provino alla presenza del grande produttore di Hollywood, Samuel Goldwyn, che la scartò per via del suo aspetto fisico (aveva una corporatura esile e un viso da bambina con occhi sporgenti e guance tonde). Disse: «Chi ha voluto farmi perdere tempo per quella? Dove avete trovato quell’orribile creatura? È bravina, ma assolutamente impresentabile». Goldwyn fu smentito clamorosamente dalla straordinaria carriera di Bette. Nel 1999 l’American Film Institute ha inserito la Davis al secondo posto, dietro Katharine Hepburn, nella classifica delle più grandi star della storia del cinema.
Alla fine degli anni Cinquanta, disperatamente in cerca di un copione, Bette fu costretta a mettere un annuncio sui giornali: «Madre di tre figli, 10, 11 e15, divorziata, americana. Trent’anni di esperienza come attrice di cinema. Ancora in grado di muoversi e più affabile di quanto si racconti. Desidera impiego stabile a Hollywood, ha già avuto Broadway. Referenze se richieste».