Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Ottobre 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Mai disperare nel lieto fine PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 04 Agosto 2017 00:40


Non capitano solo ad Hollywood i colpi di scena sulle morti annunciate

Fino a 70 anni ha pensato di aver perso nell’Olocausto tutta la sua famiglia da parte paterna ma poi ha scoperto di aver 500 parenti e li ha incontrati tutti in una mega rimpatriata a Londra. È la storia a lieto fine di Alex Kafri, ingegnere di Haifa, 71 anni, nato subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
“Mi sono messo a piangere” 
«Ho una certa età – ha raccontato al quotidiano Haaretz – ma quando ho scoperto quanto era grande in realtà la mia famiglia, mi sono messo a piangere». Kafri è adesso nonno, con nove nipoti, ha perso i famigliari da parte materna per mano dei nazisti ed era convinto che anche quelli del padre, rimasti in Lituania, avessero fatto la stessa fine.
Persi in Lituania 
Dieci anni fa però ha cominciato alcune ricerche per saperne di più. Suo padre, David, era arrivato in Palestina nel 1920, con un gruppo di pionieri ebrei. Con il figlio non aveva mai parlato della famiglia lasciata in Lituania, forse per il senso di colpa, e quando Kafri ha cominciato la sua indagine era già morto.
Il cambio di cognome 
L’unico dato certo a disposizione di Kafri è che il padre aveva una sorella, senza figli, in Israele, e un fratello, anche lui senza figli, negli Stati Uniti, ma nessuno dei due era ancora in vita e poteva aiutarlo. L’altro dato è che il nonno, Joshua era nato nel 1900 e che quando era arrivato in Palestina aveva ebraicizzato il suo cognome da Kukla a Kafri, ma era stato traslitterato in molte maniere diverse.
La scoperta su Facebook 
Le ricerca sono rimaste a un punto morto fino al 24 aprile 2017, il giorno della Memoria. Kafri riceve una telefonata da sua figlia. Una sua collega aveva appena postato su Facebook un messaggio di cordoglio per in famigliari persi nella Shoah. Il nome di famiglia era Kukla. Kafri scrive allora un commento: «Sono della famiglia Kukla».
Anche a Seattle e in Gran Bretagna 
«Tre ore più tardi mi ha chiamato al telefono una donna, Alisa Godfrey Stein, di Seattle – racconta ancora -. Mi ha chiesto quali altri dettagli avevo sulla famiglia di mio padre. Le ho scritto le poche cose che sapevo e dopo tre ore mi ha mandato un link a un enorme albero genealogico, con il nome di mio padre. “Sei parte della nostra famiglia”, mi ha scritto».
Altri zii 
Godfrey era l’amministratrice dell’albero genealogico di famiglia su MyHeritage.com, un sito che gestisce 40 milioni di famiglie. Lo stesso giorno Kafri viene chiamato al telefono da Ian Levine, di Londra, che ha visto il suo commento su Facebook. Anche Levine aveva passato dieci anni a fare ricerche sulla sua famiglia, con il cognome traslitterato come Kukle, Cooklin o Cuckle.
La rimpatriata a Londra 
Levine aveva scoperto un trisavolo comune, che aveva avuto nove figli, da dove discendevano tutti. Attraverso l’albero genealogico Kafri scopre che il padre non aveva solo due fratelli, ma altri cinque. E in tutto i suoi parenti erano 500, da quindici Paesi diversi, compresa la Siberia. Si sono riuniti tutti a Londra per conoscerci. «Il momento più emozionante – racconta Kafri – è stato quando siamo entrati nella sala conferenze dell’albergo, dove c’era stampato il nostro albero genealogico: era lungo trenta metri».

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.