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Con Dove lavi più bianco PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 10 Ottobre 2017 00:33


e qualcuno è incazzato nero

La 'Dove' ci ricasca: tempesta social per la campagna del sapone che sbianca la ragazza nera
Il famoso brand ricade nell'accusa di razzismo proponendo su Facebook la sequenza fotografica della controversa mutazione. Era già successo nel 2011 per una campagna simile, in cui una giovane nera e una bianca bionda rappresentavano il prima e il dopo del trattamento. O quando, nel 2015, sulla confezione di una crema era stampigliato: "Nutriente per pelli normali o scure.
Di questo passo, il noto brand di prodotti per l'igiene personale Dove finirà con l'essere associato alla "lavanderia" del Ku-Klux Klan. Specializzato non nel lavaggio dei tristemente famosi cappucci bianchi, ma nel ripulire e diffondere attraverso le sue campagne pubblicitarie messaggi a sfondo razzista. Che inevitabilmente finiscono con l'essere percepiti come tali, attirando sul marchio indignazione, critiche e insulti. Era già successo, ma a quanto pare il think tank pubblicitario al servizio di Dove non sembra aver fatto tesoro delle passate tempeste. O quantomeno non riesce ad avere un'idea più brillante del valorizzare un sapone lasciando intendere che abbia il potere di sbiancare una ragazza nera. Perché nero, se è questa la filosofia di Dove, non può essere "normale".
La Dove, nata negli Usa nel 1957 e oggi parte della multinazionale anglo-olandese Unilever, è una delle tre marche di prodotti per la pulizia del corpo più popolari al mondo. La sua campagna pubblicitaria studiata per la mirata diffusione su Facebook è riuscita a fare anche di peggio rispetto a quanto già visto, metabolizzato e dimenticato. Una sequenza di immagini. Nella prima, una sorridente ragazza nera con indosso una maglietta marrone. Nella seconda, la ragazza fa per sfilarsi la t-shirt. Nella terza la maglietta marrone, tirata verso l'alto, copre il volto della ragazza, iniziando a rivelare un secondo capo di colore bianco. Alla quarta immagine, il colpo di scena: via la maglietta marrone, resta una ragazza bianca in t-shirt bianca. La sequenza si conclude con la ragazza bianca che, una volta spogliatasi del tutto, rivela tratti asiatici.
Da chi è portato a pensare male, il finale della storia viene interpretato come un tentativo di depistaggio, uno strategico trucco per smussare lo shock del controverso passaggio dal nero al bianco. Obiettivo in parte raggiunto, perché nell'infuriare delle accuse di razzismo e discriminazione contro Dove, sui social non sono pochi quanti più candidamente leggono il messaggio pubblicitario come quello di "un sapone indicato per tutti".
Ma ormai la frittata è fatta e Dove ha comunque ritirato la campagna, con tante scuse a chi si sia ritenuto offeso. "Un'immagine da noi postata di recente su Facebook ha fallito il suo obiettivo non rappresentando nel modo più corretto le donne nere. Siamo profondamente rammaricati per l'oltraggio che essa ha causato", si legge in un messaggio diffuso su Twitter. Nel frattempo, la polemica aveva ormai messo in moto la macchina del tempo che ha riproposto alla comune memoria le gesta passate del marketing di Dove.
Ad esempio, di quando nel 2011, mise in fila tre belle ragazze avvolte solo da un asciugamano. Anche allora in sequenza: la nera a sinistra, la bruna al centro e la bionda e bianca a destra. Tre bellezze come sempre sorridenti, sovrastate da una didascalia: "prima" e "dopo", dove il bianco e biondo era il risultato ottenuto con il trattamento. Non meno insidiosa, nel 2015, l'indicazione stampigliata sulla confezione di una crema: "nutriente per pelle normale o scura". Perché scuro, alla Dove, non può essere normale.
Per chiarire quanto gravemente e colpevolmente nostalgico possa apparire il decantare le virtù di un sapone giocando ancora sulla pelle delle persone, sui social qualcuno ha risposto a Dove ripescando una pubblicità del 1789, l'anno della rivoluzione francese e del "libertà, uguaglianza e fraternità". Dopo questa immagine, a parte ricordare che gli Usa si "liberarono" dello schiavismo solo nel 1865, dopo il sangue versato nella guerra di Secessione, ogni ulteriore commento è superfluo.

 

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