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Come comportarsi con gli agenti antivirus PDF Stampa E-mail
Scritto da Trovato in reta   
Giovedì 23 Aprile 2020 00:44


Chiamiamoli così

Per la prima volta dopo oltre un mese sono stato momentaneamente fermato da due agenti “antivirus” (magari ci sistemassero quelli sul computer!).
Hanno obiettato con una certa insistenza che la mascherina va portata sempre, non solo quando si entra in un negozio.
Ho ascoltato in perfetto silenzio, senza proferir verbo.
Avrei avuto delle obiezioni disponibili, ma non le ho usate, per il semplice motivo che lasciar parlare l’interlocutore senza dir nulla è psicologicamente almeno un po’ disarmante, la non reazione lascia il sospetto che in fondo non te ne importi gran che di quanto ti viene detto.
Mi è stato chiesto un documento ed ho risposto “certo, glielo esibisco”, tenendolo a lungo in perfetta vista ma in mano mia prima di acconsentire a lasciarlo in mano loro.
Dal che hanno indubbiamente capito che il loro interlocutore era consapevole dell’obbligo di esibire, non necessariamente consegnare.
Mi hanno chiesto se avessi una penna, ed io ho risposto “Guardi, un professore è già poco con la penna, si figuri senza!”, e la ho estratta dal taschino della giacca.
“Ah, lei è un professore”.
“Sì”.
Può sembrar stupido, ma anche questo è un piccolo trucco psicologico, classista finché volete, ma un po’ funziona, chiarisce che tutto sommato probabilmente non sei uno sprovveduto.
Una volta due vigili mi scambiarono per un professore.... di filosofia.
Solo al momento di salutarci spiegai che veramente sono un fisico: la dialettica non è prerogativa esclusiva dei filosofi.
Ovviamente oggi ho aggiunto che una autocertificazione è una cosa scritta da me, non preparata da qualcun altro, quindi ero pronto a scrivere una cosa mia, non a firmare un documento altrui, per fondati motivi che mi risparmiavo di spiegar loro “per non annoiarli”.
Chiunque, a questo punto, capisce di trovarsi di fronte a uno stancacervelli, e che è meglio sbrigarsi con le formalità su faccenda, tutto sommato, così da poco.
Quindi ho preteso un foglio bianco (è bastato il retro immacolato dei loro moduli) su cui ho scritto autografo e a modo mio chi sono, dove abito, dove mi trovo (a 100 metri da casa), perché, data ora e firma.
Non ho certificato alcuno stato di salute (nemmeno potrei: lo dice la 445/2000), né la conoscenza delle leggi (sarebbe stata dichiarazione falsa e mendace, figuriamoci se uno abbia letto oltre 1000 pagine del Conte Dracula).
Non ho dato il mio numero di cellulare, con una motivazione ineccepibile: “Mi dispiace, non me lo ricordo, perché non mi telefono mai”.
Il che è vero: proprio non me lo ricordo.
E non sento certo l’esigenza di portare con me il telefono a 100 metri da casa mia, sono nato e cresciuto con il fisso, non mi impressiona la “civiltà (?) dei cellulari”.
I due mi hanno salutato con nuove raccomandazioni sulla mascherina, che io ho ignorato in perfetto silenzio: me lo avevano già detto, ed io non ho alcun obbligo di replicare nulla, li lascio parlare a se stessi.
Del resto, se l’uso di mascherina fosse davvero un obbligo avrebbero dovuto sanzionarmi con una multa, cosa alla quale invece nessuno ha accennato in alcun modo.
Tutto ciò che conta in queste circostanze è essere calmi ed educati, avendo genericamente idea di ciò che sta accadendo.
Non occorrono grandi conoscenze giuridiche, basta davvero pochissimo.
Anche non avessi conosciuto (solo per molto sommi capi!) la 445/2000, non c’è dubbio che la legge non mi impone di firmare un documento redatto da altri: se non concordo non lo firmo e basta.

 

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