Il gatto non porta sfortuna Stampa
Scritto da insideover.com   
Martedì 16 Giugno 2020 00:00


Magari la faremo finita con la psicosi del Covid

I primi risultati sono confortanti anche se, prima di azzardare conclusioni affrettate, dovranno essere effettuati ulteriori studi. I ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze mediche, guidati dal professor Zhang Shuyang, hanno pubblicato un articolo sull’archivio online bioRxiv in merito a una possibile cura per debellare il Sars-CoV-2.
Come sottolinea il South China Morning Post, il farmaco che ha attirato l’attenzione degli scienziati è il GC376, un medicinale usato per curare la peritonite infettiva felina (FIP), una malattia fetale felina molto grave, provocata da un coronavirus che non infetta l’uomo. Ebbene, in un test di laboratorio, il team cinese ha scoperto che il farmaco in questione riesce a bloccare in maniera efficace la replicazione del Covid-19.
Il barlume di speranza – a dire il vero l’ennesimo di una lunga serie, non sempre fortunata – è arrivato poche settimane dopo che lo sviluppatore americano della medicina per gatti aveva annunciato la presentazione di una domanda di approvazione d’emergenza alla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti, proprio per avviare studi clinici di quel farmaco sugli esseri umani. Tornando alla scoperta, gli scienziati cinesi hanno scoperto che il GC376 rappresenta “un metodo relativamente efficace e sicuro” e che il medicinale è uno dei (tanti) candidati per ricoprire il ruolo di farmaco anti-Covid.

L’azione del GC376
Al momento è stato dimostrato che il farmaco felino riesce a legarsi a un importante enzima di Sars-CoV-2, il cosiddetto Mpro, cioè quell’enzima che scompone le grandi proteine di un organismo in amminoacidi. Il virus utilizza proprio questi amminoacidi come “elementi costitutivi”. In altre parole, senza Mpro, il nuovo coronavirus non può replicare se stesso.
Il motivo è semplice: il GC376 può entrare nelle cellule infettate e inibire la produzione virale. Per ottenere un effetto del genere si è resa necessaria una concentrazione molto bassa del farmaco; l’effetto ottenuto è stato massimo. E tutto con un “eccellente profilo di sicurezza”.
Scendendo nel dettaglio, il GC376 è stato sviluppato da Anivive Lifesciences, una società biotecnologica situata a Long Beach, in California. La medicina è stata sempre usata per curare i gatti affetti da FIP. Adesso Anvive ha presentato una richiesta pre-investigativa alla FDA sulla base delle ultime ricerche effettuate negli ultimi mesi. “Non vediamo l’ora di discutere con la FDA e avanzare verso una sperimentazione clinica”, ha dichiarato Dylan Balsz, fondatore dell’azienda, come riportato ancora dal South China Morning Post.

Uomini e felini: un medicinale comune?
Dunque, partendo da un farmaco per gatti, gli esperti potrebbero ideare una cura valida anche per gli esseri umani. Vale la pena aprire una piccola parentesi sui felini. Pare che il Sars-CoV-2 non sia nocivo soltanto per gli esseri umani ma anche per altri animali. Basti pensare che cinque tigri e tre leoni dello zoo del Bronx di New York sono risultati positivi al virus.
Il professr Chen Hualan, dell’Istituto di ricerca veterinaria di Harbin, in Cina, ha scoperto che il nuovo coronavirus è molto dannoso per i gatti. Al contrario, sembra che il virus non riesca a replicarsi come vorrebbe negli organismi di cani, maiali, galline e anatre.
Il professor Guo Xiaofeng della South China Agricultural University di Guangzhou ha invece fatto presente che alcune malattie riescono a infettare tanto gli animali quanto gli uomini; per questo, certi trattamenti medici potrebbero essere identici. “Se una cura funziona sui gatti – ha spiegato il professor Guo – c’è una ragionevole speranza che possa funzionare anche sugli esseri umani. Ma non c’è una garanzia, perché gli umani sono probabilmente più sofisticati dei gatti”.