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Olimpioniche! PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Mercoledì 18 Agosto 2004 01:00

Nel fioretto femminile Oro e Argento per l'Italia alle Olimpiadi in Grecia. Ennesima dimostrazione che l'Italia nella scherma non ha rivali. Grand'Italia!

ATENE - Velentina Vezzali ha conuistato la medaglia d'oro nella storica finale che e' valza all'altra azzurra, Giovanna Trillini, la medaglia d'argento. Le due azzurre si sono qualificate dopo aver sconfitto rispettivamente la polacca Sylwia Gruchala (15-13) e l'ungherese Mohamed(15-7).

Quella tra la Vezzali e la Trillini e' stata la settima finale tutta italiana nella storia delle Olimpiadi e la prima in assoluto nel fioretto femminile.
 
Scacco matto PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Martedì 17 Agosto 2004 01:00

Quando l'America vuole tappare la bocca a qualcuno dimentica quei valori di giustizia e libertà che usa come scusa per ogni guerra. Un uomo, per avere giocato una partita a scacchi in Montenegro violando così l'embargo contro la Serbia di Milosevic, rischia ora 10 anni di carcere e una multa di 250 mila dollari. Se questa è civiltà....

TOKYO - Dal 10 agosto è chiuso in questo casermone chiaro: prigione di Ushiku, 50 chilometri a Nord-ovest di Tokyo. E da qui Bobby Fischer, scacchista geniale e capriccioso, gioca la sua ennesima sfida. Si batte contro gli Usa, il Paese al quale nel ’72 regalò il titolo mondiale degli scacchi. Allora, in piena guerra fredda, la sua vittoria contro il russo Boris Spassky lo trasformò in un eroe. Oggi Washington lo considera un ricercato e chiede al Giappone la sua estradizione. Nel ’92, infatti, Fischer violò l’embargo contro la Serbia di Milosevic, giocando in Montenegro la rivincita con Spassky. Per questo rischia 10 anni di carcere e una multa di 250 mila dollari.
Il finale di partita è pirotecnico. Nelle ultime settimane Fischer ha presentato due ricorsi contro l’estradizione. Ha esplorato la possibilità di ottenere asilo politico da un Paese amico: la Germania, dove nacque suo padre, il Giappone, il Montenegro, le Filippine.
Infine, ha fatto sapere che vuole rinunciare alla cittadinanza statunitense. Per farlo dovrebbe incontrare un rappresentante diplomatico Usa. E questo può accadere solo se un addetto dell’ambasciata andrà a trovarlo in carcere. «Non c’è particolare urgenza e nessuna legge stabilisce entro quando dobbiamo fare visita a una persona», dice Michael Boyle, dell’ambasciata Usa a Tokyo. «L’iniziativa non cancellerebbe comunque i reati per cui deve essere perseguito», ha fatto sapere Washington. «Gli Stati Uniti impediscono a Fischer di esercitare un diritto» commenta il suo legale, Masako Suzuki. Che ieri ha anche annunciato le prossime nozze tra Fischer e Miyoko Watai, presidentessa dell’associazione scacchistica giapponese. Al loro amore, però, non crede nessuno. «E’ un gambetto degno dell’ex campione» hanno commentato diversi media , presentando il matrimonio come un estremo tentativo di evitare l’estradizione.

Bobby e Miyoko si erano conosciuti in Montenegro nel ’92. Lei ha 59 anni (lui 61) ed è stata quattro volte campionessa di scacchi del Giappone. La loro relazione è iniziata nel 2000, ha detto l’avvocato Suzuki, spiegando che i due hanno già firmato tutte le carte per il matrimonio. Ma sulla loro unione c’è l’ombra della bigamia. Il gran maestro Eugene Torre ha rivelato al Philippine Daily Inquirer che il suo amico Bobby Fischer ha moglie (e un figlio) nelle Filippine.
In aiuto di Fischer, in compenso, si è mosso il suo grande avversario, Boris Spassky.
«Spero ancora di ammazzare Bobby Fischer», rispondeva il russo (oggi cittadino francese) a chi lo intervistava anni dopo la sconfitta del ’72 in Islanda. Poi le cose sono cambiate.

«Bobby mi ha tolto dall’oblio. Ha saputo riportarmi al combattimento. E poi è un’altra persona: è gentile, è normale. Questo è un miracolo», ha detto Spassky nel ’92, alla vigilia della seconda sfida con Fischer. I due sono diventati amici e la settimana scorsa Spassky ha scritto al presidente George W. Bush chiedendo clemenza. «Fischer è quello che è: una tragica personalità. Ma le chiedo pietà e perdono. Anch’io ho violato le sanzioni contro l’ex Jugoslavia. Arresti anche me e mi metta in cella assieme a Fischer. Ma con una scacchiera in mezzo». La lettera è arrivata all’associazione scacchistica giapponese. L’avvocato Suzuki l’ha portata all’ambasciata Usa perché sia spedita a Bush. «E ora qualcuno teme che la terza volta quei due giochino a Guantanamo», dice Miyoko Watai.

Scherza, ma è molto
 
Gatto selvaggio PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Martedì 10 Agosto 2004 01:00

Non è la tattica di uno sciopero da parte di sindacati autonomi di base ma la spassosa storiella di un felino che blocca un volo da Bruxelles a Vienna aggredendo il pilota che gli sta antipatico

Un aereo di linea e' dovuto ritornare al punto di partenza dopo che un gatto 'vagante' a bordo era penetrato in cabina e aveva graffiato il co-pilota. E' stata la stessa compagnia aerea, la belga 'Bruxelles Airlines', a rendere noto il singolare episodio: diretto a Vienna, il velivolo con sopra 62 tra passeggeri e membri di equipaggio era decollato da una ventina di minuti dalla capitale del Belgio allorche' il micione grigio, un esemplare di razza di nome Gin, e' riuscito a sgattaiolare fuori dalla sua gabbia, approfittando del fatto che il proprietario si era addormentato. In quel momento uno steward stava servendo il pranzo ai piloti, e cosi' il felino e' potuto entrare in cabina facendo irruzione tra i comandi. Hanno cercato di acchiapparlo, ma il gatto "era molto aggressivo, e cosi' ha graffiato il co-pilota", ha raccontato un portavoce della compagnia, costringendo il comandante a rientrare subito a Bruxelles per evitare guai peggiori. I passeggeri sono poi ripartiti per l'Austria con un altro volo; tutti, tranne Gin e il suo padrone, che dovevano andare a Vienna per un concorso felino: nessuno li ha piu' voluti con se', e hanno dovuto aspettare un aereo ancora successivo.

 
Toilette a cronometro! PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 10 Agosto 2004 01:00

Questa l'idea di una catena di pub a Londra. Hai 60 secondi per fare i tuoi bisogni, dopodichè la porta si aprirà automaticamente. Bisognerà esercitarsi anche in queste cose per rientrare nei ristretti tempi a disposizione. Se non si riesce l'umiliazione è assicurata! ...come fossimo robot programmati...

LONDRA - Ragazze, fuori! Basta con le chiacchiere e il makeup nei bagni dei locali pubblici: tra qualche tempo le porte delle toilette si apriranno automaticamente dopo un minuto di permanenza. E' l'idea di una catena di pub inglesi, Brannigans, che vuole eliminare le lunghe code in attesa davanti ai bagni.

Secondo un'inchiesta commissionata dalla Brannigans, i clienti dei pub, soddisfatti di birra e servizio, si lamentano della snervante attesa davanti alle toilette. Attesa che sarebbe causata soprattutto (per non dire soltanto) dalle donne, che, in bagno, non ci vanno solo per i loro bisogni corporali. Le signore si "incipriano il naso", chiacchierano con l'amica e, a conti fatti, perdono un sacco di tempo.

Così, la soluzione: presto nel primo pub, a Londra, saranno sperimentate le porte a tempo. Dopo 60 secondi dall'ingresso nella toilette, la porta si spalancherà automaticamente, con grande imbarazzo il malcapitato (o più probabilmente la malcapitata). Se l'esperimento avrà successo, dicono da Brannigans, le porte "a tempo" saranno introdotte negli altri locali della catena entro Natale.

Naturalmente ci sono già le prime proteste, soprattutto sulla tempistica. "Ci vogliono molto di più di 60 secondi per fare i propri bisogni. Non si dovrebbero imporre limiti su una cosa del genere", ha detto al quotidiano The Sun una ragazza di venticinque anni.

Chissà se le signore gradiranno l'altra novità che Brannigans ha intenzione di sperimentare: depositi per le scarpe con il tacco, scomode per ballare. In cambio saranno fornite delle ciabatte più confortevoli.

 
Sempre più depressi PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Sabato 07 Agosto 2004 01:00

In Gran Bretagna sempre più persone usano antidepressivi. La perdita di identità, la perdita del proprio ruolo, l'importanza data ai programmi spazzatura in tv, e molto altro ancora hanno portato le persone ad una infelicità dilagante che porta al definitivo annullamento di se stessi attraverso l'assunzione di medicine.

ROMA - Tracce dell'antidepressivo Prozac si trovano nell'acqua potabile in Gran Bretagna. Lo scrive oggi il domenicale Observer, facendo riferimento a un rapporto di un'agenzia per il monitoraggio dell'ambiente secondo cui e' talmente tanta la gente che ormai prende il medicinale che esso si sta accumulando in fiumi e acque.

Un portavoce dell'ispettorato acqua potabile ha detto che molto probabilmente il Prozac trovato e' fortemente diluito. Secondo l'Observer, del cui articolom riferisce la Bbc online, gli ambientalisti premono per una rapida inchiesta. Il portavoce per l'ambiente dei liberal democratici Norman Baker ha detto che va emergendo un quadro di ''cure di massa'' su ''un pubblico che non ne sa nulla''. Nel decennio fino al 2001, il numero di ricette di antidepressivi e' salito da nove milioni all'anno a 24 milioni.
 
Fabbrica di mostri! PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Sabato 07 Agosto 2004 01:00

In America si è perso il senso di tutto. C'è chi organizza una strage per vendicarsi del furto di una console! E chi muore facendo surf sopra il tetto della metropolitana di New York! Una società sempre più allo sbando che sforna persone che considerano meno di zero la propria vita e quella degli altri. Ma anche l'Italia ha avuto i suoi "sassi dal cavalcavia" e giovani uccisi da coetani per uno sguardo di troppo. Non americanizziamoci anche in questo.

WASHINGTON - Ha organizzato una strage da
film dell'horror, uccidendo -con una mazza di baseball in alluminio e l'aiuto di tre complici- sei persone in una casa della Florida, per vendicarsi del furto di una consolle Xbox e di qualche vestito.

La polizia di Deltona, a nord di Orlando, ormai ha pochi dubbi: Troy Vitorino, 27 anni, il pregiudicato vittima del furtarello, ha 'assunto' tre diciottenni - Robert Cannon, Jerome Hunter e Michael Salas- per vendicarsi ed è stato l'istigatore della strage.
Messo alle strette, uno dei due diciottenni fermati ieri ha confessato durante la notte, senza esprimere nessun rimorso, ed è cosi che la polizia ha potuto emettere i mandati di arresto nei confronti di Vitorino, già condannato per rapina, e del terzo diciottenne.

Lo spettacolo che i poliziotti hanno visto entrando nella casa della strage era davvero da film dell'horror: sei corpi - quatro uomini e due donne- senza vita completamente maciullati dai colpi della mazza e quindi totalmente irriconoscibili, sangue dappertutto in tre delle stanza della dimora. Non lontano dalle vittime c'era anche il cadavere di un cane.

E' stato lo sceriffo della contea, Bob Kelley, decisamente sconvolto, a spiegare in una conferenza stampa che i due ultimi arresti erano avvenuti durante le notte, che l'arma del delitto è un mazza di baseball.
"Spero che saranno tutti condannati a morte", ha aggiunto lo sceriffo ai giornalisti che gli chiedevano più dettagli della strage.

Ieri, in un'altra conferenza stampa, Kelley aveva descritto la scena del delitto nella casa come "la cosa peggiore che ho mai visto in vita mia". Il proprietario della casa vive a New York e alcune delle vittime lavoravano in uno stesso fast-food della catena Burger King, non lontano dall'abitazione.

Proprio l'assenza di uno di essi dal turno d'apertura di venerdì mattina aveva fatto scattare l'allarme e scoprire la strage.

Cinque delle sei vittime sono state identificate. Una delle donne si chiamava Michelle Ann Nathan e aveva 19 anni, della seconda si ignora tutto. I quattro uomini sono Jonathan Glason, 18 anni; Roberto Gonzalez, 28 anni; Francisco Ayo Roman, 28 anni; Anthony Vega, 34 anni.

Deltona è una città-dormitorio abitata soprattutto da operai, a una cinquantina di chilometri a nord di Orlando, non molto lontano dal parco di attrazioni di DisneyWorld. Ci vivono circa 70.000 persone, molte delle quali di origine ispanica.
 
Autogol europeo PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Giovedì 05 Agosto 2004 01:00

Una direttiva europea blocca l'utilizzo di Linux al posto del sistema operativo Microsoft Windows nell'amministrazione di Monaco di Baviera. Il monopolio Microsoft continua

Monaco di Baviera, la prima città europea ad adottare Linux in tutti gli uffici comunali, potrebbe essere costretta a rivedere completamente i suoi piani a causa di una direttiva europea che rende problematico lo sviluppo del software open source.

Secondo il progetto LiMux, approvato definitivamente a giugno, nei 14 mila computer dell'amministrazione comunale bavarese il sistema operativo Microsoft Windows sarebbe stato sostituito dal suo concorrente open source Linux. Un'operazione da 42 milioni di euro che avrebbe costituito un successo senza precedenti per il movimento del software libero.

Una direttiva sui brevetti software approvata a giugno dal Consiglio dei ministri dell'Ue ha improvvisamente rimesso in discussione il progetto LiMux. La direttiva, modellata su un'analoga normativa statunitense, prevede infatti la brevettabilità di qualunque codice informatico, anche se slegato da un'innovazione meccanica.

In termini pratici, significa che qualsiasi tipo di idea, soluzione o procedimento software può essere diventare proprietario: "Ad esempio, la Apple Computer detiene un brevetto sul cestino virtuale per i file", spiega la Free software foundation, un'organizzazione che promuove la diffusione dei programmi open source. "La Apple può proibire l'inserimento dell'idea 'cestino per la carta' in qualunque programma, indipendentemente dalle tecniche, dai metodi e dal linguaggio utilizzati".

In Europa sono stati già depositati 30 mila brevetti di questo tipo. La nuova direttiva li rende operativi, esponendo al rischio di multe per violazione del copyright centinaia di software. Particolarmente in pericolo sono le piccole aziende, che non possono permettersi di affrontare lunghe cause e compromessi economici.

Secondo una ricerca della Foundation for a Free Information Infrastructure, un'associazione nonprofit con sede a Monaco, il particolare client Linux scelto dalla capitale bavarese per i computer dei suoi impiegati viola oltre 50 brevetti depositati in Europa. Per questo, la giunta comunale di Monaco ha deciso di bloccare il progetto LiMux, finché non saranno chiariti tutti gli aspetti della vicenda. Il timore è che, una volta completato il passaggio a Linux, l'amministrazione municipale debba mettersi a fronteggiare azioni legali o, peggio, che l'intera attività del comune debba bloccarsi qualora qualcuno reclamasse l'illegittimità del software adottato.

In un comunicato il sindaco di Monaco, il socialdemocratico Christian Ude, ha lanciato un appello "a tutte le città e le compagnie europee interessate all'open source affinché esercitino la loro influenza sull'Ue e sui governi nazionali per evitare che la direttiva diventi legge".

A febbraio, anche il comune di Roma aveva annunciato una graduale apertura verso Linux. "Il nostro progetto va avanti", spiega a Repubblica.it Francesco Loriga, responsabile per l'Innovazione tecnologica dell'assessorato alla Comunicazione capitolino. "Rispetto a Monaco, noi abbiamo scelto un approccio più graduale, e abbiamo intenzione di tenere aperti il dibattito e la sperimentazione, senza preclusioni ideologiche, ma tentando di stimolare una sana concorrenza tra i sistemi open source e qu
 
Faccetta nera sarai sfruttata PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Martedì 03 Agosto 2004 01:00

Miseria e nobiltà: quando la colf è una regina del Ghana. Sovrana degli Ashanti, fa le pulizie a Vicenza. «Era un segreto, mi vergognavo»

SCHIO (Vicenza) - «Io regina come la mia mamma? Se lei lo volesse, potrebbe anche succedere. E, certo, non mi dispiacerebbe. Ho sedici anni, adesso sto in Italia e penso a studiare. Poi, si vedrà». La ragazza dagli occhi scuri, vivaci e curiosi, la pelle scura, i capelli neri crespi tirati e annodati con un fermaglio, aggiunge in tono sommesso: «Nella nostra tribù, il popolo Ashanti, le donne sono considerate intelligenti, sagge. Migliori degli uomini. Per questo ci sono più regine che re. Mia madre è una di loro». Magnifico. L’orgoglio femminista ricomincia dal Terzo Mondo. E dalle regine. Ma qui non siamo in Ghana, Paese d’origine di Francesca e della quarantasettenne Rosina Mawusi, la mamma, ovvero la sovrana di Besoro, la città-regno popolata da diecimila sudditi, a duecento chilometri da Accra, capitale dello stato africano. Qui siamo a Schio, provincia di Vicenza, 38.000 abitanti, 3.200 immigrati residenti. E qui la regina Nanà - questo il suo nome da regnante - di professione fa la colf.

COLF - Collaboratrice domestica presso tre famiglie: 25 ore la settimana, stipendio, contributi regolari. Il fatto è che il rango non sempre coincide con la ricchezza. Lady Rosina, dunque, abbandonati in Ghana scettro e corona (nel frattempo, il fratello-re fa le sue veci, ma con l’obbligo di consultarla, anche da lontano, per le questioni più importanti), quindici anni or sono emigra in Italia.
Separata dal marito, cerca lavoro. Ha tre figli da crescere - Federico, Francesca e Maria Rosa - e vuole accantonare risparmi, da inviare nel suo regno. Dove ritorna una volta l’anno, carica di doni (cibo, indumenti, farmaci) raccolti per lei dalla Caritas. «A Besoro - racconta Francesca - la maggior parte delle gente coltiva i campi. Riso soprattutto. C’è tanta povertà». Continua la figlia: «Quando va in Ghana, la mia mamma-regina resta un paio di mesi, e recupera il tempo perduto. Si consulta con gli anziani, dirime le controversie; e, se i reati non sono gravi, può anche infliggere condanne: multe, sospensioni... Certo, non ha facoltà di fare imprigionare i sudditi. Queste sono cose del passato. Anche la tribù Ashanti si è adeguata ai tempi».
Sono giorni di ferie, e Rosina/Nanà Mawusi è fuori Schio. Ma adesso non è in Ghana. È volata a Washington, ad incontrare alcuni parenti della tribù, che abitano negli Stati Uniti. I figli intanto se la cavano da soli: Federico, 19 anni, lavora come modellista in fabbrica, Francesca, in vacanza dalla scuola (frequenta l’Istituto commerciale), tiene in ordine la casa, e cucina. La piccola Maria Rosa di 9 anni è stata affidata a un’amica della madre. «A Schio c’è l’associazione Ghana International, punto di riferimento di tutti i ghanesi che vivono nella provincia di Vicenza - spiega Emilia Laugelli, attivissima assessore ai Servizi sociali -. Integrazione, solidarietà, volontariato sono elementi acquisiti di questa città. Rosina Mawusi, donna intelligente e dai modi squisiti, è una colonna portante della sua comunità. Chi ha bisogno di consigli, di indicazioni di

 
L'Italia s'è desta! America ko. PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 03 Agosto 2004 01:00

Incredibile impresa dell'Italia di basket che ha letteralmente umiliato la formazione Usa. Gli azzurri hanno dimostrato volontà, umiltà e coraggio, mentre dall'altra parte gli americani mettevano in campo la solita arroganza che però questa volta non ha pagato.

POZZECCO che ridicolizza Iverson. Rombaldoni e Soragna che prendono in mezzo Duncan. Gli dèi del basket sbeffeggiati: cose dell'altro mondo, ieri sera a Colonia. Il Dream Team, almeno per una notte di quelle che valgono una carriera, è azzurro. L'Italia è riuscita nell'impresa storica di battere i mostri della Nba, addirittura umiliandoli con 17 punti di scarto (95-78) dopo aver avuto anche 24 punti di vantaggio.

Un sogno, appunto. E' la quarta volta che gli Stati Uniti finiscono ko da quando schierano i campioni dalla Nba, cioè dal '92: in 12 anni 66 vittorie e 4 sconfitte (prima contro Argentina, Jugoslavia e Spagna). In venti amichevoli, quella di ieri sera è stata la prima persa. Nell'unico precedente incontro, a Sydney 4 anni fa, i nostri si presero 32 punti sul gobbone, e quella era la norma quando incrociavi i marziani del canestro, ieri indolenti, confusi, caotici, stupiti e infine rabbiosi per la mortificazione subita.

Quel che è straordinario, oltre al risultato, è proprio il modo in cui la squadra di Carlo Recalcati ha dominato, in attacco e in difesa (decisiva la zona): contropiede, recuperi, ottima circolazione di palla e soprattutto una mira formidabile nel tiro da tre punti (15/35 col 41% di realizzazione). Bravi tutti, da Righetti a Bulleri e Chiacig, ma ancora di più il capitano Gianluca Basile della Fortitudo Bologna e l'ala pivot Giacomo Galanda della Mens Sana Siena, campione d'Italia: rispettivamente 25 e 28 punti, con raffiche impressionanti da tre punti per entrambi, eccellenti.

Galanda, opposto ai giganti dell'area, ha trascinato gli azzurri nel primo tempo (17 punti), mentre Basile ha affossato ogni tentativo di rimonta stracciando la partita nella ripresa. Il Dream Team è stato avanti solo nelle prime due azioni, poi ha sempre rincorso scendendo a -15 nel primo tempo (chiuso 41-35) per poi inabissarsi nell'ultimo quarto (perfino -24 a 100" dalla sirena finale). Una delusione LeBron James, il 19enne nuovo fenomeno del basket mondiale, non abituato a farsi fischiare tante infrazioni di passi dagli arbitri: 5 punti.

Per quanto sia questo il Dream Team meno forte mai visto (13 atleti hanno rifiutato la convocazione olimpica), era davvero inimmaginabile un esito del genere, quanto lo era vedere alla fine Pozzecco (11 punti e 8 assist) uccellare a ripetizione i colossi Nba, specie Allen Iverson (13), tre volte capocannoniere negli ultimi 6 anni, la stella della squadra insieme a Tim Duncan (15), leggendario centro dei San Antonio Spurs, ultimo a opporre resistenza nel terzo quarto.

"Sono molto felice - dice Recalcati - anche per la prestazione: battere i favoriti all'oro fa un bell'effetto, specie per il modo. Una serata storica". Non si deve pensare ora che l'Italia vincerà le Olimpiadi, ma che gli Usa rischino seriamente di perderle sì. "Una lezione" ha ammesso alla fine il coach Usa, Larry Brown.
 
Come ti falsifico la storia con una cinepresa.... PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Lunedì 02 Agosto 2004 01:00

Forte protesta degli inglesi che accusano Hollywood di falsificare la storia soprattutto nei film riguardanti la seconda guerra mondiale. Eroi inglesi sostituiti con eroi americani, questa l'accusa. Ma cosa direbbero allora gli sconfitti (italiani, tedeschi e giapponesi), se potessero parlare??

Robin Hood che fugge dai turchi durante le crociate. Le forze alleate "oscurate" da quelle americane durante il salvataggio del soldato Ryan. Le monete usate nel film Troy, un'epoca in cui il conio non era ancora stato inventato. Gli inglesi non ne possono più degli strafalcioni storici che Hollywood propina agli spettatori dei suoi film. Specialmente quando si tratta di eroi e di storia inglesi. Così il capo dell'English Heritage, l'organizzazione pubblica per la salvaguardia del patrimonio storico, si è sfogato con un noto quotidiano inglese: "E' una grottesca distorsione", ha detto Simon Thurley, ex direttore del museo di Londra e importante storico.

I film storici vanno per la maggiore e proprio per questo, sostiene Thurley, sceneggiatori e registi dovrebbero preoccuparsi di non travisare gli episodi e, ancora peggio, di trasformare eroi inglesi in eroi americani. "Una delle mie preoccupazioni principali - dice - è che i ragazzi lasciano la scuola con delle immagini della storia inglese che vengono quasi esclusivamente dai film".

Uno dei periodi più bistrattati è il medioevo. "Sono tutti molto, molto pigri. Si parla di 'medioevo' e la gente dev'essere per forza sporca". Primo esempio, la storia di Robin Hood, il mitico eroe della foresta di Sherwood, ha subito delle manipolazioni "incredibili" durante la lavorazione del film di Kevin Kostner. Sebbene le gesta de Il principe dei ladri siano al confine tra storia e leggenda, il regista ha fatto fuggire Robin Hood dai mori e gli ha fatto uccidere il temuto sceriffo di Nottingham. Due episodi che, nonostante le diverse versioni della storia di Robin Hood, non erano ancora mai venute fuori.

Altri strafalcioni si sono visti nei "war-movie", specie in quelli sulla Seconda Guerra Mondiale. Da Salvate il soldato Ryan, ambientato durante lo sbarco in Normandia, sono state del tutto cancellate le "forze alleate": al loro posto, sempre le forze americane. Una questione che già all'epoca dell'uscita del film aveva scatenato le polemiche tra i reduci di guerra. In un altro spettacolare film, U-571, i sottomarini inglesi, che erano al centro della storia, sono stati sostituiti con quelli statunitensi.

"L'ironia - continua Thurley - è che Hollywood si vanta che i film siano basati su 'storie vere'. Non gli interessa affatto la verità, ma, allo stesso tempo, sono ossessionati dal mettere l'etichetta 'vero' sui loro film, perché sanno che è un modo vincente per vendere i biglietti al botteghino". Come nel caso di Troy, il colossal con Brad Pitt. La storica Bettany Hughes svela un clamoroso errore nel film: "I defunti in abiti greco- romani vengono cremati con le monete sugli occhi. Ma le monete non erano ancora state inventate".

 
Sous le ciel de Paris PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Mercoledì 28 Luglio 2004 01:00

C’è un senzatetto che ha scelto una panca per vivere. Nell’aeroporto Charles De Gaulle da 16 anni. Libero, autonomo e felice, ha chiuso il mondo fuori di sé.

PARIGI - È stanziale ma vive da 16 anni in uno dei crocevia del mondo. È un senzatetto ma ha un conto in posta da 300 mila dollari. Fa il clochard per scelta e il gentleman per indole. È di tutto questo un po’. L’iraniano Merhan Karimi Nasseri, da 16 anni «inquilino» dell’aeroporto parigino Charles De Gaulle. Steven Spielberg ha trovato così speciale la sua storia da farne il perno sul

quale ruota il suo ultimo film, «The terminal», che a settembre aprirà la mostra del cinema di Venezia. Ma a lui - al gentiluomo iraniano - la notorietà interessa poco e anche quei 300 mila dollari che il regista gli ha versato per i diritti d’autore non gli fanno molto gola. Quello a cui tiene più di tutto è vivere in pace nel cantuccio che gli fa da casa, fra un negozio d’abbigliamento e una farmacia, all’interno dello scalo aeroportuale. Non se ne parla di lasciare la panchina che

dal 1988 è diventata il suo letto, né vuole cambiare le abitudini quotidiane come quella di

alzarsi all’alba per usare senza fretta le toilette pubbliche dell’aeroporto. Nato nel Kurdistan iraniano e figlio di un medico che lavora per una compagnia petrolifera angloiraniana, Merhan si è laureato a Teheran in psicologia, nel 1972. È stato attivista dell’Associazione degli studenti iraniani contro lo Scià e nel 76 è finito anche in carcere per questo.

A vederlo passeggiare, da un capo all’altro dello scalo Charles De Gaulle, si direbbe un viaggiatore qualsiasi. Non ha l’aspetto di un uomo trasandato, né ha mai alzato il gomito. Al contrario: cerca come può di tenersi in forma e veste sempre di bianco, rigorosamente candido.

Se gli capita di scambiare due chiacchiere con qualcuno prima si

presenta: «Piacere, sono sir Alfred Merhan, l’apolide».

 
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