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Asimmetrica ma è guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Bonney   
Giovedì 27 Agosto 2015 01:19


Non giriamoci attorno

Quel che accade in questi giorni in Grecia, in Macedonia e nelle nostre citta’  è solo la conferma che siamo in guerra. Una guerra asimmetrica , magmatica , non di tipo convenzionale , fatta utilizzando masse di sradicati, da scagliare a piacimento contro l’Europa, ma pur sempre una guerra.

 Inutile girarci intorno, ormai scene del genere saranno sempre piu’ frequenti nelle nostre citta’ e la massa  allogena, e’ destinata ad aumentare in modo esponenziale, in assenza di qualsiasi tipo di risposta politica e militare da parte dell’Europa.

Protetti dal capitalismo, del quale costituisce l’esercito industriale di riserva di marxiana memoria, coccolati dalla sinistra  liberal di Soros e dalla Chiesa cattolica che pare aver smarrito ogni vocazione identitaria europea, le orde di clandestini si sentono forti tanto da richiedere a gran voce diritti e prerogative che   molti italiani  non hanno  , con il piglio tipico di chi pretende a casa altrui.

In Germania dopo i violenti scontri di sabato ad Heidenau, la Merkel si è detta preoccupata che al presidio antimmigrati non vi fossero solo militanti nazionalisti, ma intere famiglie tedesche con bambini, a dimostrazione che questa lotta   contro l’invasione, è una lotta di popolo .

Fa bene a preoccuparsi la Cancelliera, come farebbero bene a preoccuparsi tutti quei Governi traditori ed imbelli che vogliono imporre la sostituzione etnica degli europei con i clandestini provenienti da mezza Africa, perche’ , non se ne fossero accorti, la misura è colma  proprio a livello popolare.

Nessuno oramai crede piu’alle fandonie che i governanti europei raccontano ai loro smarriti concittadini, su presunte “integrazioni” mai esistite oppure alle palle pseudoumanitarie   versate a go-go per giustificare l’ingresso di un sottoproletariato che svolge le stesse funzioni che svolgevano i “crumiri” pagati dai padroni per boicottare gli scioperi sindacali del primo Novecento .

E si badi bene qui non si assiste a nessuna guerra tra poveri  , come scrivono ossessivamente i corifei dell’invasione allogena : qui si tratta di una lotta dei lavoratori europei ,contro il ritorno dello schiavismo e dei nuovi schiavi che si vendono per  pochi denari al miglior offerente ed è quindi, per sua natura , prettamente anticapitalista.

La destabilizzazione dell’Europa attraverso l’invasione di massa dei clandestini, il terrorismo e la crisi economica pilotata ad arte, fanno il paio con la degenerazione del gender e dell’identita’ in tutte le sue declinazioni, e non è un caso che l’Italia e la Grecia siano in prima linea nel reggere l’urto della nuova barbarie che avanza, in quanto ancora archetipi di una civilta’ antica, seppur ormai residuale.

E siccome la guerra capita anche quando non la vorresti, ed il nemico non te lo puoi scegliere a piacimento, ma si palesa nella sua oggettivita ’, è lecito affermare che oggi siamo in uno stato di guerra imposta da altri, e con un nemico   , sicuramente rappresentato dal coacervo lobbistico descritto, in modo approssimativo all’inizio dell’articolo , ma anche da chi svolge, consapevolmente o meno, da massa d’urto.

Una guerra in cui lo Stato che dovrebbe difendere i propri cittadini, difende gli invasori e parteggia per loro, favorendone l’ingresso e non facendo assolutamente nulla per scoraggiarne l’arrivo.

Una guerra in cui il padronato che dovrebbe badare ad offrire lavoro ai propri concittadini, trova piu’ conveniente occupare clandestini sottopagati, che italiani ai quali   dover applicare i contratti di lavoro, le ferie pagate ed i contributi.

Una guerra in cui la   Chiesa cattolica  , si è scordata di quanto sangue è stato versato in passato dagli europei, anche a sua difesa , ed oggi preferisce giocare una  partita di sopravvivenza  con l’Islam qui in Europa, giocando la carta dell’”accoglienza”.

Il popolo quindi puo’ contare solo su se’ stesso e sulle proprie capacita’ di reazione e di mobilitazione   , per sconfiggere il piano che ci vuole tutti senza piu’ identita’, ne’ lavoro, ne’ futuro. 

Serve, al contempo, un progetto politico forte , identitario e sovranista , capace di essere avanguardia di popolo e di proiettare in un progetto comunitario la capacita’ di lotta che si  produrra’’ nei prossimi mesi, che sappia esprimere una visione totale da contrapporre alla frantumazione del presente. Che sappia anche culturalmente farla finita con l’umanitarismo ipocrita, il finto pacifismo  e tutte le categorie astratte che ci incatenano per riportarci finalmente fuori dalla palude globalista. 

Non c’è molto tempo a disposizione.

 

 

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