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Se la Germania fa la Germania PDF Stampa E-mail
Scritto da Valerio Benedetti (ilprimatonazionale.it)   
Venerdì 18 Settembre 2015 01:04


Gli incubi del Grande Fratello oltre oceano prendono corpo

 Alla fine anche la cancelliera Merkel si è espressa sulla questione, imprimendo una sterzata forse decisiva alla vicenda: “Senza la Russia non ci potrà mai essere una soluzione al conflitto siriano”. Le dichiarazioni del premier tedesco fanno da autorevole corollario alle chiare prese di posizione di esponenti di primo piano del governo e della maggioranza, tra cui il ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier e il ministro della difesa Ursula von der Leyen. Il dialogo di Steinmeier con il suo omologo russo Sergej Lavrov (ma anche con il francese Laurent Fabius) pare infatti già ben avviato. La von der Leyen, dal canto suo, ha riferito allo Spiegel in maniera assai esplicita che saluterebbe con grande favore un’azione congiunta con Vladimir Putin per combattere l’Isis a tutto campo. In questo modo potrebbe essere risolta anche la questione profughi, il cui afflusso dalla Siria ha oramai superato da tempo il livello di guardia.

Alcuni media tedeschi hanno commentato la notizia con un überraschend, cioè “sorprendente”, “clamoroso”. In effetti, il ministro dello sviluppo Gerd Müller ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di un’iniziativa diplomatica comune dell’Onu con la partecipazione di Russia, Usa, Ue e delle potenze regionali”. Eppure gli Stati Uniti sono a dir poco refrattari di fronte a un intervento militare russo in Siria in favore di Bashar al-Assad, dopo aver foraggiato in tutti i modi possibili i presunti “ribelli” siriani e aver varato un piano quadriennale di difesa che ha individuato proprio in Mosca l’avversario più temibile. Se Obama e la Casa bianca non si sono ancora espressi ufficialmente, gli immancabili neocons hanno invece già messo in guardia il governo statunitense da qualsiasi eventuale cooperazione con l’esecutivo di Putin. Per questi motivi, numerosi commentatori tedeschi hanno visto nella sterzata della Repubblica federale uno strappo con gli Stati Uniti.
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Nel frattempo, in sede Ue, Spagna e Austria si sono già detti favorevoli all’operazione di appoggio a Putin per porre fine al conflitto siriano. Madrid e Vienna, peraltro, hanno espresso il loro parere contrario alla proposta Usa riguardante un piano di transizione dal governo Assad a un esecutivo “più democratico” (leggi: meno laico, meno socialista, più prono ai desiderata statunitensi). Le pedine sembrano quindi già in movimento, con la Germania decisa a capitanare le altre nazioni europee in un sostegno a Putin e Assad, con parallela frizione diplomatica con Washington. Resta ora solo da capire se la politica ambigua e oscillante della Germania andrà stavolta fino in fondo e, inoltre, come risponderanno gli Stati Uniti di fronte a quella che è un’evidente bocciatura della loro politica estera in Medio Oriente.

 

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