Depistaggi e fiction Stampa
Scritto da iltempo.it   
Giovedì 01 Ottobre 2015 00:17


Per rafforzare gli islamisti in Libia

Disinformazione, depistaggi, veleni e boicottaggio delle trattative per la creazione di un governo di unità nazionale. Si profila un ulteriore scenario nel giallo sulla morte in Libia del boss degli scafisti.

Mentre il governo di Tripoli, tramite il presidente del Congresso Nouri Abu Sahmain, ha lanciato accuse all’Italia sostenendo di aver condotto il blitz contro Salah al-Mashkout, considerato uno dei capi che gestisce il flusso di immigrati clandestini che da Zuwara arrivano sulle nostre coste, la Libia è sempre più nel caos e l’Isis dirotta i «foreign fighters» verso il paese nordafricano. Sembra sfumata la pista di una guerra tra bande rivali di contrabbandieri, che sarebbe costata la vita all’uomo. Alcune fonti, inoltre, ritengono che al-Mashkout sia ancora vivo e la divulgazione della notizia sull’uccisione sia stata creata ad arte da media vicini al governo di Tripoli per destabilizzare i lavori per la creazione del governo di unità nazionale. Anche le foto di incendi appiccati dagli uomini del contrabbandiere dopo la notizia dell’agguato, sarebbero false.

Nessuna operazione delle forze speciali italiane, dunque, solo un'operazione di depistaggio. Non solo. Il governo antagonista a quello di Tobruk, quest’ultimo è l'unico riconosciuto dalla comunità internazionale, avrebbe intenzione di far entrare nell’eventuale trattativa per la formazione di un governo che metta insieme le varie anime del Paese, anche la componente della Fratellanza musulmana. Ed è proprio qui, forse, che si sono rotti gli equilibri visto la natura «islamista» di Tripoli che, però, con l’Italia avrebbe sempre avuto un dialogo, almeno fino a luglio scorso quando sono stati rapiti quattro connazionali dipendenti dell’azienda Bonatti di Parma. Anche qui ci sarebbe lo zampino di Tripoli che sembra voler dare prova di forza al nostro Paese e non solo. La notizia dell’assassinio di Salah al-Mashkout, da alcune fonti considerata falsa perché l’uomo sarebbe ancora vivo, sarebbe servita per aprire un ulteriore squarcio nelle operazione condotte dall’inviato dell’Onu, Bernardino Leon, all’interno delle quali l’Italia ha preso parte conducendo le trattative con le varie tribù, il vero nodo da sciogliere in questa vicenda.

Tripoli ha però accusato le forze speciali italiane di aver condotto il blitz che avrebbe ucciso il capo degli scafisti. Un’operazione smentita categoricamente dall’Italia. E ieri, con un tweet, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha messo in collegamento proprio le due vicende parlando di «falsi scoop, veleni e depistaggi» nei giorni «decisivi» per il negoziato tra le parti in Libia. Gentiloni ha poi ricordato che «l’Italia spinge per un’intesa come unica base per la stabilità». A qualcuno, però, i termini dell’intesa non vanno bene. Lo stesso Leon nei giorni scorsi ha spostato la data per la firma dell’accordo tra le parti dal 20 settembre al primo ottobre. La missione, se non si trova a breve una soluzione condivisa, potrebbe rivelarsi un fallimento con il rischio che il successore di Leon non sarà un italiano (come sarebbe auspicabile per ragioni di opportunità). Germania, Inghilterra e Francia, infatti, premono per avere il proprio uomo in Libia a condurre le trattative.

Una situazione esplosiva se si considera che il paese è in balia dello Stato islamico, in affari anche con gli scafisti per la gestione dell’immigrazione clandestina. Proprio ieri l’Isis ha lanciato l’ennesimo messaggio ai suoi seguaci invitandoli a combattere per il Califfato non più in Siria ma in Libia. Secondo quando riportato dal quotidiano inglese «The Guardian» tre donne di madrelingua inglese stanno compiendo opera di arruolamento in Rete, attraverso i social network, per attirare musulmani in Europa da mandare nel paese nordafricano. Le jihadiste sarebbero monitorate da mesi dal think-tank britannico Institute for Strategic Dialogue e si troverebbero in Libia dall’inizio dell'estate. Grazie a Twitter e software per messaggi criptati come Surespot e Telegram, hanno esortato le centinaia di follower a trasferirsi in Libia. Uno sviluppo pericoloso dell’organizzazione terroristica che indica come sia ormai ben radicata nel Paese. Secondo la ricercatrice dell’Isd, Melanie Smith, significa che l’Isis «sta cercando di consolidare il territorio e costruire uno Stato».