Verso un nuovo Iraq? Stampa
Scritto da lastampa.it   
Giovedì 01 Ottobre 2015 00:58
Putin, con scarsi margini, fa obbligatoriamente  l'equilibrista ma l'abisso lo rischiano solo i siriani 

Rafforzata dal successo, politico e personale, di Vladimir Putin all’Onu, la diplomazia russa lavora a pieno regime per far debuttare in ottobre il nuovo Gruppo di Contatto sulla Siria. Ciò significa dover sciogliere in tempi stretti nodi assai difficili. 
LE PROSSIME TAPPE  
Putin è convinto che la soluzione della guerra passa attraverso un accordo fra Teheran e Riad, i grandi rivali strategici del Golfo, rispettivi leader del fronte sciita e sunnita. Poiché Teheran condivide con Putin la difesa di Assad, il Cremlino deve creare un rapporto di fiducia con Riad. «Costruire un ponte fra Iran e Arabia Saudita è il compito più difficile - spiega Alexei Malashenko, esperto di Medioriente al Carnegie Center di Mosca - e Putin vuole riuscire facendo presente il caos che scaturirebbe dalla cattura di Damasco da parte di Isis». Consapevole che è la sorte di Assad a dividere iraniani e sauditi, Putin punta sul comune timore per l’espansione del Califfato. Fra le carte da giocare, ha il rapporto di fiducia con Muhammed Bin Nayef, principe ereditario ed ex ministro della Difesa, su cui scommette per coinvolgere re Salman. Sono fonti diplomatiche vicine a Mikhail Bogdanov, il viceministro degli Esteri russo che guida l’iniziativa sul Gruppo di Contatto, a suggerire che per avvicinare Teheran e Riad potrebbe spuntare una «spartizione della Siria» facendo sopravvivere il regime di Assad solo sulla costa alawita, dove ci sono le basi russe, per consentire l’intesa sulla transizione a Damasco.  
 L’AGENDA DEGLI EUROPEI  
L’accelerazione russa solleva perplessità a Bruxelles in quanto non include al momento Paesi europei e perché i ministri Ue hanno ipotizzato che a gestire la Siria sia un Gruppo di Contatto con formato «5+1» ovvero composto da Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna più la Germania come avvenuto sull’Iran. Il ministro russo Sergei Lavrov ha incontrato ieri a New York Federica Mogherini, «ministro degli Esteri» Ue, e si è discusso di questo. I dubbi Ue sull’iniziativa russa riguardano inoltre la necessità che avvenga sotto l’egida dell’Onu. 
 CHI PARLA CON I RIBELLI?  
C’è poi la questione dei ribelli. Alla Conferenza «Ginevra II» sulla Siria, nel gennaio 2014, la delegazione dell’opposizione era guidata da esponenti filo-occidentali che ora, sul terreno, contano assai meno dell’«Esercito della Conquista» islamico, sostenuto da Riad ed Ankara. Senza contare che i gruppi armati sono almeno 5000. Da qui il nodo su quali gruppi invitare, anche perché l’«Esercito della Conquista» in alcune aree opera assieme ad Al Nusra, emanazione di Al Qaeda. Avere attorno al tavolo i gruppi islamici non-Isis è d’altra parte incompatibile con esponenti del regime di Assad. Ce n’è abbastanza per mettere a dura prova gli sforzi del Cremlino che vogliono non solo riuscire a definire i dettagli tecnici del Gruppo di Contatto - chi ne farà parte e con quale compito - ma ipotizzano anche una «riunione fra leader ribelli» a Mosca entro fine anno. Le difficoltà russe consentono al presidente americano, Barack Obama, di giocare di rimessa. Incontrando i Paesi della coalizione anti-Isis alla Conferenza contro il terrorismo, tenutasi a New York, ha parlato di «risultati importanti contro il nemico comune» ribadendo che «Assad non è la persona che può realizzare la transizione». Il presidente ha quindi detto che ormai i terroristi «sono circondati, li sconfiggeremo».