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Scritto da iltempo.it   
Martedì 01 Dicembre 2015 00:09


Non andava difeso perché non apparteneva più ad ebrei

Ha acquistato dieci detonatori due mesi prima della strage di Parigi. Salah Abdeslam, il terrorista ancora in fuga, tra metà settembre e i primi di ottobre si è recato a Saint Ouen l’Aumône, un paesino della Val-d’Oise, una manciata di chilometri a nord di Parigi, dove ha comperato materiale presso una società pirotecnica. È il gestore del negozio che ha chiamato la polizia dopo gli attentati del 13 novembre, quando ha visto sui giornali la foto del terrorista ricercato. «Ricordo quell’uomo perché voleva sapere tutto sull’efficacia dei detonatori», ha raccontato agli investigatori. E dal Belgio arriva la notizia che Salah ha insistito più volte con Ali Oulkadi, un amico che lo ha aiutato nella fuga accompagnandolo in auto a Schaerbeek il 14 novembre. Dopo che Abdeslam si era fatto venire a prendere a Parigi dai due artificieri dell’organizzazione criminale, per poi raggiungere Bruxelles. «Voleva sapere quante vittime c’erano state nelle stragi», ha spiegato .

E mentre il «Times of Israel» rivela con l’intervista a Jonathan Simon-Selle che «la comunità ebraica era stata messa in guardia da due mesi, e fino a venerdì mattina, di un probabile attentato contro la comunità ebraica», i media francesi scoprono che il Bataclan, il teatro preso di mira dai terroristi, non era più un «obiettivo sensibile» per le autorità. Perché la famglia Laloux, ebrei sbarcati dalla Tunisia mezzo secolo fa e che lo gestivano dal 1976, lo avevano venduto. Visto che dal 2011 ricevevano minacce da parte di estremisti islamici per aver sostenuto iniziative a favore di Israele. Poco prima della strage il passaggio di mano: l’11 settembre scorso, per la precisione. L’acquirente è un colosso dell’intrattenimento: il Gruppo Lagardère, che nella capitale francese già possiede Le Folies Bèrgére, il Casinò e parte delle quote dello Zenith. Intanto la Procura indaga sulla provenienze delle armi usate dal commando terrorista. Potrebbero arrivare dalla Slovacchia, come le armi da guerra «ricondizionate» impiegate da Amedy Coulibaly a gennaio per l’assalto al supermercato kocher a Port de Vincennes, ottenute attraverso un intermediario belga.


 

 

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