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Scritto da gliocchidellaguerra.it   
Venerdì 02 Febbraio 2018 00:19


Intanto Assad riaccoglie i militari traditori

Come ci è finito del cibo inglese, prodotto nel West Midlans, nelle mani dei terroristi dell’Isis in Siria? A raccontarlo è il noto reporter di guerra dell’Independent, Robert Fisk, in un articolo pubblicato pochi giorni fa e scritto direttamente da sud-est di Hama, dove i governativi hanno ripreso il controllo dei territori fino a poco tempo fa controllati dagli islamisti, con l’eccezione di qualche ultima “sacca” pronta a resistere. Perché Daesh, nonostante le importanti vittorie dell’esercito arabo siriano, supportato dall’aviazione russa e dagli Hezbollah libanesi, non è ancora stato sconfitto, o almeno non al 100%.
E ha del cibo con sé, del cibo occidentale. Secondo un generale siriano intervistato da Fisk, “ci sarebbero due inglesi tra i combattenti dell’Isis ad Akerbat”, nella fattispecie “due islamisti ceceni”. “Quando gli chiesto cosa ha trovato quando ha ripreso il controllo del territorio in questa sacca islamista della Siria, a sud-est di Hama, il generale mi ha raccontato di sei autobombe, un’enorme auto blindata per trasportare i combattenti e tanto cibo”, osserva il noto reporter. E da dove vengono  quelle provviste sequestrate dall’esercito siriano? Dall’occidente.
Cibo in scatola dall’Italia alla Siria e passato dalla Turchia. Ed è qui che Fisk fa una scoperta singolare: “Non c’è nulla di cui sorprendersi se un esercito mangia  le provviste del suo nemico. L’Armata Rossa lo fece a Stalingrado, quando sfondò le prime linee degli alleati italiani e rumeni di Hitler e li trovò ben riforniti di vino. Ma quando un soldato siriano si è presentato da me con due barattoli di pomodori pelati strappati all’Isis – osserva il reporter – sono rimasto scioccato”. Sebbene la materia prima provenga dall’Italia, il cibo è stato prodotto e confezionato nel Regno Unito. Infatti, l’etichetta dice che proviene da “East End Foods” a East End House, Kenrick Way, West Bromwich B71 4EA, con tanto di numero di telefono e sito web dell’azienda sull’etichetta.
Secondo il generale, questi prodotti sono stati introdotti clandestinamente dalla Turchia ma, come  sottolinea Robert Fisk, “sarebbe interessante sapere come questi barattoli provenienti dalle West Midlands abbiano raggiunto una desolata collina della Siria centrale”.
Assad accoglie i militari che lo avevano tradito
Nel frattempo, nei pressi di Akerbat il Califfato è circondato e resiste solo un’enclave islamista larga 14 miglia e lunga 30. Ai siriani che combattono per Daesh viene data la possibilità di attraversare le linee e tornare a casa. Inoltre, secondo il generale intervistato da Fisk, il 20% delle truppe regolari lì impiegate proviene dal Free Syrian Army, il gruppo di opposizione armata a lungo legato alla Fratellanza Musulmana su cui l’Occidente aveva inizialmente scommesso, investendo fiumi di denaro e armi.
In realtà, alcuni di quegli stessi soldati facevano già parte delle truppe governative prima del 2011, Quando decisero di disertare e imbracciare le armi contro il governo siriano. Dunque, stando alla testimonianza raccolta da Fisk, Assad ha accolto nelle sue truppe una parte di quei militari che nel 2011 lo aveva tradito e che lo voleva morto pur di dare un po’ di pace a un paese martoriato.
Il primo scatto da Abu Dhuhour
Come riporta l’agenzia stampa Al-Masdar News, fonte vicina al governo siriano, l’esercito di Assad ha diffuso le prime immagini dalla città di Abu Dhuhour, recentemente riconquistata dai lealisti, nella periferia di Idlib. La foto ritrate un reporter e un soldato siriano davanti a un cartello verde con la scritta “Abu Dhuhour”. Da quando hanno ripreso il controllo della città, le truppe siriane hanno riconquistato altre tre aree, incluse due piccole città vicine all’aeroporto militare. Nonostante le sacche islamiste rimaste, l’avanzata dell’esercito arabo siriano appare inarrestabile, mentre a si apre a Sochi, in Russia, la conferenza sul dialogo per la Siria.

 

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